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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Roma 25 marzo 1972. Scrittore. Francesista. Professore di Letteratura francese all’Università di Roma Tor Vergata. Nel 2007 ha pubblicato Il demone reazionario - Sulle tracce del Baudelaire di Sartre (Gaffi). «Quando mi chiudo in biblioteca a studiare mi sembra di fare la cosa giusta, mentre se scrivo un romanzo ho la sensazione di perdere tempo».
• Secondo figlio di una coppia mista (padre ebreo, madre cattolica). Grande successo nel 2005 col libro Con le peggiori intenzioni (Mondadori), «uno dei più brillanti esordi della nostra letteratura recente» (Franco Cordelli): «C’è da restare a bocca aperta nel constatare quale illustre repertorio di Grandi sia stato scomodato per parlare del romanzo di Alessandro Piperno. Annunciato da Giuseppe Genna sul suo sito www.miserabili.com quando ancora il romanzo era in bozze con un titolo provvisorio (Il paradiso finisce): “Un rifiuto delle stimmate del sapere”, “Una sinfonia del tragico in epoca laica”, “Una storia della contemplazione delle umane cose”. Il 9 febbraio 2005 il libro non è ancora distribuito e sul Giornale esce la recensione di Pier Mario Fasanotti. Che esordisce con un vistoso sospiro di sollievo: “Forse ci siamo”, per dire che finalmente sembra apparire all’orizzonte un romanziere capace di oscurare “quei soliti italiani” minimalisti e piagnoni, con un romanzo “stilisticamente molto elegante”. Il boom arriva il giorno dopo sul magazine del Corriere, con Antonio D’Orrico, secondo il quale Con le peggiori intenzioni è senza dubbio “il romanzo scandalo dell’anno 2005 e seguenti”, “il romanzo che farà discutere e stregherà gli italiani nei prossimi mesi e probabilmente anche nei prossimi anni”. Otto e mezzo di Giuliano Ferrara ospita l’autore e lo stesso D’Orrico farà il resto. Con aggiunta del Foglio che in un’intera pagina di Marina Valensise saluta il romanzo come una “comédie humaine” del nostro tempo, il romanzo borghese che ci mancava. “Un bell’apologo politicamente molto scorretto sui tempi che corrono e i nostri miti di latta”: nel solco, si direbbe, della Versione di Barney che fu acclamato dallo stesso Foglio come un capolavoro proprio in virtù del suo essere, appunto, “politicamente scorretto”. Bene. Anzi benissimo. Anzi superbenissimo. Perché per il caso letterario più clamoroso del nuovo millennio, non c’è schieramento politico che tenga. Così, sull’altro fronte, quello di sinistra, arriva il peana del Diario. Con Pietro Cheli, che esorta subito il lettore: “Marcatevi il nome, marcatevi il titolo. Un libro da non perdere”, con una prima parte “strepitosa”. “Strepitoso” e basta è l’aggettivo che utilizza Gad Lerner parlando del romanzo di Piperno nella sua rubrica su Vanity Fair. A un certo punto però fanno capolino anche i disfattisti. Sarà, come teme Luca Sofri nel suo blog (dove per altro segnala alcuni dei molti “svarioni” dovuti a un editing poco accurato), che Piperno è “malvisto da chi mal sopporta le cose di cui si parla troppo o di cui si parla troppo bene”?» (Paolo Di Stefano).
• «Ogni vero scrittore è uno sciacallo che specula su morti e tragedie» (recensendo il libro-scandalo di Jonathan Littel Le benevole).
• Nel 2010 ha pubblicato Persecuzione (Mondadori), la prima parte del dittico Il fuoco amico dei ricordi. Con la seconda parte, Inseparabili (Mondadori 2012), ha vinto il Premio Strega. Da ultimo, Pubblici infortuni (Mondadori 2013).
• Il suo Novecento: Proust e Joyce, Mann, Broch, Gadda, Nabokov e Bellow, «stilisti decadenti con un debole per la storia».
• Scrive sul Corriere della Sera e su La Lettura. Per i “Corti di carta” del quotidiano ha pubblicato La favola della vita vera, il suo primo racconto.
• Propose di stampare sulle magliette le immagini dei monaci tibetani, dopo gli scontri con i militari cinesi: «Tra Fidel Castro, Chávez, e tutti i loro compari drogati di demagogia ribellista le cui effigi ritrovo stampigliate sulle t-shirt dei miei studenti e i cui proclami deliranti inquinano i nostri giornali, scelgo i bonzi».
• Tifoso della Lazio.