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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Sassari 13 maggio 1954. Economista. Politico. Dal 12 marzo 2014 presidente della Regione Autonoma della Sardegna (del Pd, sostituì in corsa Francesca Barracciu, che aveva rinunciato alla candidatura in seguito al suo coinvolgimento per peculato nell’inchiesta sui fondi regionali), fu eletto con il 42,45% dei voti, battendo il candidato del centrodestra e presidente uscente Ugo Cappellacci. Ex assessore al Bilancio della giunta Soru (suo il progetto “Master and back” per far tornare nell’isola i cervelli volati via). Ex prorettore dell’Università di Cagliari (2009-2014), è ordinario di Economia politica. Figlio del filosofo Antonio Pigliaru (1922-1969).
• «Il nuovo governatore della Sardegna non è certo un passante ma neppure un trascinatore di folle. “Bisogna accettare i propri limiti. All’improvviso mi sono trovato a fare comizi davanti a cinquemila persone, che non è proprio come fare lezione in aula magna con duecento studenti. Ho avuto difficoltà, ma rispetto all’inizio spero di essere migliorato”. La folla intorno a lui lo mette a disagio. (…) Pìgliaru è antipersonaggio naturale, uno che dal palco di una piazza di Cagliari è riuscito anche ad ammettere di non essere troppo interessato al calcio, e non è che in Sardegna ci sia proprio l’imbarazzo della scelta di squadre ad alto livello. La sua candidatura è stata decisa la notte dell’Epifania, in corsa dopo la rinuncia di Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie affondata da un avviso di garanzia e dalle faide interne. Non c’era tempo per cambiare la sua indole riservata. “È andata bene. La verità è che i tempi sono cambiati. La gente non crede più al libro dei sogni. Ugo Cappellacci questo non l’ha capito. Ha voluto fare il Berlusconi di provincia, promettendo mari e monti dopo cinque anni di nulla. E ha perso”. (…) Il timido Pìgliaru sarebbe anche renziano da tempi non sospetti. Ma invece esibisce qualche pudore nell’attribuire meriti taumaturgici al nuovo segretario del Pd, che in effetti durante la sua unica visita sull’isola aveva caldamente invitato gli astanti a non considerare la votazione sarda come un test nazionale. Interrogato al riguardo, anche Renato Soru preferisce piuttosto infierire sul nemico di sempre. “Cinque anni fa aveva vinto Berlusconi, oggi ha perso Cappellacci”. In queste elezioni dello scontento, segnate dalla disillusione dei sardi che hanno disertato in massa le urne, nulla è andato secondo previsione o pronostico. (…) I primi a scrutare l’imperturbabile volto del professor Pìgliaru, il candidato che non doveva esserci, sono i suoi principali alleati. Il nuovo governatore è un oggetto misterioso per il Pd dell’isola. Non ha la tessera, non ha padrini. La sua scelta ha risposto all’esigenza primaria di trovare in fretta e furia un candidato presentabile che salvasse la ditta. Nel 2006 fu assessore nella giunta di Soru, ma se ne andò presto dopo che il governatore prese per sé alcune sue deleghe. “Ero un tecnico. Senza lavoro cosa restavo a fare?”. Allora la loro lite venne definita come “virile”. In quest’ultimo mese di estenuanti trattative interne hanno fatto fronte comune nel chiedere liste pulite. Sono stati respinti con perdite. Pìgliaru sa cosa lo attende. La composizione della giunta e la gestione degli appetiti metteranno a dura prova la sua flemma. Lo sguardo si fa duro. L’ira dei miti può essere tremenda e forse anche quella dei noiosi. “Non accetto compromessi. Hanno scelto me. Se non mi conoscono, impareranno a farlo”. (…)» (Marco Imarisio) [Cds 18/2/2014].