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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Torino 9 maggio 1925. Critico letterario. Allievo di De Robertis e Ungaretti. Docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, curatore del Meridiano di Giuseppe Ungaretti (il più venduto), alla carriera accademica affiancò quella giornalistica. Vicedirettore del Telegiornale nel 1959, direttore dei programmi televisivi nel 1963, dal 1972 al 1977 fu vicedirettore generale della Rai. Ha lavorato alla trasmissione radiofonica e televisiva L’approdo, «programma culturale poi diventato il più longevo della storia televisiva» (Sandra Petrignani) [Fog 7/7/2012].
• Nel 2007 ha pubblicato Memoria e fedeltà (a cura di Santino G. Bonsera, Quaderni del Circolo Silvio Spaventa Filippi, Erreci Edizioni 2007), nel 2011 Memoriette (Pananti).
• Nel 2013 lettere tra Ungaretti e Piccioni (duecentocinquanta di Ungaretti e cinquantuno di Piccioni) sono state pubblicate da Mondadori con il titolo L’allegria è il mio elemento, per la cura di Silvia Zoppi Garampi e con una testimonianza dello stesso Piccioni. «L’epistolario testimonia di un legame durato quasi un quarto di secolo e chiuso solo dalla morte del poeta, avvenuta a Milano nel 1970. Un legame costante, fatto di rispetto, di affetto, di consonanza di umori, nutrito di una consuetudine che ha coinvolto anche le rispettive famiglie» (Nicoletta Tiliacos) [Fog 28/9/2013].
• «Mio padre Attilio, destinato dopo la guerra a diventare vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, era un avvocato che aveva militato nel Partito popolare. L’aria di casa era di opposizione al regime e si tendeva a sottovalutarne i diktat» (a Mirella Serri) [Sta 19/11/2011].
• «Il periodo più nero è stato quello in cui mio fratello, musicista e jazzista, fu accusato di omicidio colposo. Fu coinvolto nella vicenda dell’uccisione di Wilma Montesi. Nessuno riuscì a dimostrare che mio fratello conoscesse quella povera ragazza. La sua fidanzata, la bellissima Alida Valli, testimoniò che Piero, quel pomeriggio fatale, era con lei a Ischia. Fu assolto. Si trattò di una manovra all’interno della Dc per mettere fuori gioco chi veniva visto come un prosecutore della politica di De Gasperi. Non lessi molti libri in quegli anni» (ibidem).