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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Cividale del Friuli (Udine) 6 agosto 1938. Banchiere. Dal 30 maggio 1969 presidente della Banca Popolare di Cividale.
• «“Sono stato quasi costretto ad assumere la carica contro la volontà di mio padre che diceva ‘tu sei farmacista di quella roba lì non ne capisci niente’”, racconta Pelizzo, nominato alla guida della banca quando ancora erano sconosciute le Brigate Rosse, non si sapeva chi fosse Karol Wojtyla (eletto Papa nove anni dopo) e mentre si preparava il Festival di Woodstock. Il papà (Guglielmo Pelizzo, 1904-1974 - ndr), che vedeva quel ragazzo aspirare alla banca più che alla farmacia, era il più potente e stimato notabile locale: senatore democristiano (per 25 anni), sottosegretario alla Difesa in vari governi e per lungo tempo sindaco di Cividale» (Mario Gerevini).
• Nel gennaio 2014 la Procura di Udine l’ha indagato con l’accusa di infedeltà patrimoniale e estorsione e ai danni di un imprenditore, Franco Pirelli Marti, «Pelizzo nell’aprile 2005 ha fatto approvare dal cda una delibera che concedeva all’imprenditore una disponibilità di finanziamento di 18 milioni di euro. Sei mesi dopo gli erogava 8 milioni e autorizzava uno scoperto di conto corrente di 7 milioni. In cambio – secondo l’accusa – pretendeva “mediante ripetute minacce” che Pirelli Marti comprasse un immobile intestato alla moglie, Franca Pelizzo: una casa che l’imprenditore non solo non aveva alcuna intenzione di acquistare, ma che gli è stata imposta “a un prezzo assolutamente esagerato” (280 mila euro, almeno 150 mila in più del suo valore). Oltre a ciò, Pelizzo ha preteso un ulteriore esborso di 30 milioni per i mobili “di assai difficile collocamento sul mercato”. Sotto accusa anche il direttore generale della Popolare di Cividale, Luciano Di Bernardo, che secondo il pm Tito era letteralmente “a libro paga” degli imprenditori Pirelli Marti e Gianni Moro (…) Non solo. Pelizzo e Di Bernardo hanno anche nascosto ai soci e a Bankitalia – secondo l’accusa – la loro gestione disastrosa e clientelare di alcune operazioni, per esempio facendo comprare da Pirelli Marti una società (la Neb Gestioni) gravata da pesanti debiti. Hanno cercato così di mettere sotto il tappeto perdite e incagli. In cambio, hanno dato a Pirelli Marti altri 2,4 milioni: soldi della banca, naturalmente» (Gianni Barbacetto) [Fat 8/1/2014].