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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

• Milano 9 maggio 1938. Avvocato. Politico. Eletto alla Camera nel 1994, 1996, 2001, 2006, 2008 (Forza Italia, Pdl). È stato uno dei difensori di Silvio Berlusconi. Nella XIV legislatura (2001-2006) presidente della commissione Giustizia.
• «Padre pugliese e madre pisana. Mio padre era uno degli undici figli di un falegname. Faceva il commercialista a Milano. Mio nonno era anarchico, uno di quelli che quando il re veniva a Milano finiva in cella per tutto il tempo della visita. Mio padre era un fascista passivo, un fascista buono. Odiava la violenza ma era affascinato dall’autorità. Io la pensavo come mio padre fino ai diciotto anni. Poi, all’università, ebbi un periodo di militanza cattolica. Fui inizialmente scosso dal disordine portato dal movimento degli studenti. Votai contro la prima occupazione della Statale. Poi fui trascinato dall’entusiasmo dei giovani. La contestazione, però, mi apparve non tanto come un movimento di sinistra ma come un grande movimento di rinnovamento».
• «Qualcosa comincia a roderlo, negli anni Ottanta, quando difende Bruno Tassan Din, il manager dai lunghi capelli da guru, che aveva manovrato per far conquistare il Corriere della Sera alla loggia massonica Propaganda 2, di Licio Gelli. L’ex “Tanino”, vestito casual negli anni “formidabili” degli extraparlamentari, vede da vicino cos’è il potere, cosa significano le relazioni occulte tra uomini d’affari. In qualche misura, ne resta affascinato. Anzi, difende così a spada tratta il suo cliente da finire a sua volta sotto procedimento, anche se il caso verrà archiviato. Certo, a sinistra non è più molto credibile quando, nelle elezioni del 1990, con i capelli grigi e figli già grandi, si candida come consigliere regionale di Democrazia proletaria. È il primo dei non eletti, e lui ci resta parecchio male. I tempi sono proprio cambiati, infatti sta arrivando Tangentopoli, lavoro non ne manca. Lo si ricorda davanti alla porta del pm Di Pietro, ad accompagnare alcuni imputati, tra i quali i finanzieri accusati di aver preso le mazzette dalle aziende della galassia Berlusconi. Difende anche il prestanome di Bettino Craxi Maurizio Raggio,Ovidio Bompressi (condannato per l’omicidio del commissario Calabresi), la vedova di Maurizio Gucci (anche lei condannata per omicidio» (Piero Colaprico).
• «Ho conosciuto Gaetano Pecorella quando aveva all’incirca trent’anni. Era, insieme ad Ennio Amodio, che diventerà anch’egli un avvocato di Berlusconi, assistente di Gian Domenico Pisapia, il “grande vecchio” della Procedura penale italiana, il futuro padre del nuovo Codice, con cui mi stavo allora laureando. Preparatissimo, serio, studioso era un enfant prodige, una speranza della giurisprudenza penale. Bel ragazzo, interessante, era timido e introverso e soffriva precocemente di fegato, cosa che gli dava un colorito olivastro. Alla sera, dopo le estenuanti sedute in Istituto, ci fermavamo spesso a parlare davanti alla Statale di Milano, quasi sempre di cose di studio, ma alle volte, vincendo una naturale ritrosia, faceva trapelare qualche scheggia della sua vita privata che non era felice (...) L’ex speranza della giurisprudenza penale italiana sembrava destinato a chiudere la sua poco brillante carriera nell’anonimato. Ma passò il treno di Berlusconi e l’ex avvocato della sinistra vi saltò sopra nonostante il Cavaliere rappresentasse in tutto e per tutto l’esatto contrario dei suoi ideali, o piuttosto delle sue smanie giovanili. A Berlusconi deve i fasti della sua vecchiaia» (Massimo Fini).
• «Sinceramente: che cosa pensa dei magistrati? “Sono cambiati. In peggio. Non salutano più gli avvocati. Sono una casta faraonica. Nel senso che si frequentano e si sposano tra di loro. Se hanno un’amante è anch’essa un giudice (...)”. Che impressione le fece la prima parcella vera? “Una buona impressione. Erano più di cento milioni” (...) Berlusconi è molto adulato? “Esistono due fenomeni diversi. Uno è la piaggeria per il capo. In Forza Italia c’è sicuramente. Poi c’è l’ammirazione. Mia moglie, che ha 36 anni…”. Giovanissima. “Trent’anni meno di me. Per lei Berlusconi non sbaglia mai. Come il Duce: ha sempre ragione”» (da un’intervista del 2004 di Claudio Sabelli Fioretti).
• Restò in vigore meno di un anno la legge sull’inappellabilità delle sentenze di assoluzione che portava il suo nome (l’assoluzione dell’imputato in primo grado impediva all’accusa di ricorrere in Appello, a meno che non si presentassero prove davvero decisive e davvero nuove). Approvata nel 2006 dalla maggioranza di centrodestra dopo un conflitto con il presidente Ciampi, nel gennaio 2007 fu cassata dalla Corte Costituzionale.
• Accusato di favoreggiamento nell’inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. Secondo l’accusa Delfo Zorzi (estremista di destra accusato della strage) fece arrivare a un pentito 115 mila dollari affinché ritrattasse, e lo fece attraverso i suoi legali: Gaetano Pecorella, Martino Siciliano, Fausto Maniaci (questa parte dell’inchiesta è stata trasferita a Milano).
• Nel marzo 2007 fermato e rinchiuso tre ore nel comando della polizia all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, costretto ad ascoltare «frasi offensive per l’Italia». La moglie aveva reagito «allungando la mano con un gesto istintivo» a un controllo piuttosto brusco. Scrisse una lettera di protesta all’ambasciata italiana.
• Secondo le dichiarazioni Irpef rilasciate il 16 marzo 2010 era uno dei più ricchi parlamentari con un reddito di 1.490.083.
• Il 22 novembre 2012 ha annunciato le sue dimissioni dal Pdl per passare a a Scelta Civica, il neomovimento politico di Mario Monti.
• «Lo dico anche con affetto. Per tutti gli uomini politici arriva sempre il momento di uscire di scena. Chi non coglie l’attimo rischia di fare la fine di Napoleone o di Mussolini» (parlando di Berlusconi).