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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Venezia 9 ottobre 1935. Giornalista. Editorialista del Corriere della Sera, che diresse dall’84 all’87. Fu corrispondente da Mosca (1973-1978) e da Pechino (1979-1980). Laureato in Scienze politiche all’Università di Torino nel 1960 con Norberto Bobbio e Alessandro Passerin d’Entreves, fu direttore dell’Istituto di studi politici internazionali (Ispi) e membro del comitato scientifico dell’Università della Carolina del Nord. Autore di numerosi saggi di carattere storico e politico. Ultimi: Il dubbio (2003) e Lo stato canaglia (2009), entrambi da Rizzoli.
• Ha dichiarato di non votare più da trent’anni «Tornerò a farlo solo quando verrà riformato questo Stato fortemente illiberale. E canaglia. Perché uno Stato che trucca i semafori per guadagnare sulle multe e mette le telecamere nascoste per vedere chi attraversa la frontiera con la Svizzera, come se fossimo tutti evasori fiscali, è uno Stato canaglia. Indipendentemente da chi lo governa» (a Luigi Mascheroni) [Grn 23/12/2010].
• «Facile spiegare perché i liberali italiani siano quattro gatti senza collare (qualcuno anche senza pudore). Troppi fra loro credono che essere antisocialisti sia sufficiente per definirsi liberali. Anche i conservatori e i reazionari sono antisocialisti ma questo non serve loro per comprarsi il biglietto d’ingresso nel giardino del liberalismo politico» (Gianfranco Pasquino) [Cds 19/4/2012].
• «Ricorda che l’insieme della stampa che conta (meno Repubblica) e la televisione tutta per vent’anni hanno assecondato, persino blandito, comunque avallato, il Cavaliere, e che i “quattro gatti liberali” (per me liberali dimissionari da se stessi) hanno contribuito notevolmente a far credere che un avventuriero, che tutti loro sapevano quanto fosse disonesto e corruttore, fosse un campione da cui aspettarsi la rivoluzione liberale. Mi dispiace dirlo ma siete gravemente corresponsabili del declino rovinoso del paese. Se onesti, almeno ora i “quattro gatti liberali” dovrebbero avere il coraggio intellettuale di confessare d’essersi sbagliati per vent’anni e di aver assistito in silenzio al massacro dello Stato di diritto» (da una lettera aperta di Enzo Marzo a Piero Ostellino) [Critica liberale 7/10/2013].
• «Le idee chiare, i giudizi netti, la puntigliosità nell’argomentare, gli occhialini da professore e la barba curata... insomma. Il sospetto è che ci sia nell’aria un po’ di presunzione. Ma se c’è un uomo che dice di non avere in tasca la Verità con la V maiuscola, quest’uomo è Piero Ostellino: semmai, il suo motto potrebbe essere: dubito ergo sum. Dai vizi della sinistra italiana a quelli della destra, dalla guerra alla pace, ai mass media, passando per la globalizzazione, giustizia e giustizialismo, terrorismo, retorica pacifista, speculazioni del “turbocapitalismo”. Per ogni interrogativo ha una spiegazione, che spesso pone altri interrogativi, che hanno a loro volta bisogno di altre risposte... e il cerchio non si chiude mai» (Stefano Jesurum).
• Tifosissimo della Juventus: «Avevo 6 anni, abitavo a Venezia e vidi per la prima volta la Juve di Rava, Sentimenti IV, Parola... Diventai subito bianconero».
• Sposato con Marisa Ferrari, due figli.
• «Se diventassimo tutti liberali, andrei all’opposizione».