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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Novara 2 aprile 1934. Attore. Da ultimo visto a teatro in una rivisitazione de Il giuoco delle parti di Pirandello con Leonardo Capuano (2014) e ne La leggenda del Grande Inquisitore di Pietro Babina, tratto da I fratelli Karamazov di Dostoevskij (2012); in televisione in Benvenuti a tavola – Nord vs Sud di Francesco Miccichè (2012). «Io non mi prendo sul serio. Il disincanto rende più lucidi».
• Premio della Critica 2007.
• Il padre gestiva una mensa e aveva ristoranti a Oleggio e a Romagnano Sesia. La madre era cuoca. «Forse sono stato l’unico sciuscià novarese, nel senso che mentre la famiglia era tutta attorno a mio padre ammalato, io trafficavo in sigarette, le compravo dalle truppe Usa e le rivendevo a un bar della città, col risultato che dall’età di dieci-undici anni ho sempre avuto soldi in tasca» (a Rodolfo Di Giammarco).
• «“A Novara studiavo legge ed ero entrato, come praticante, nello studio di un notaio che, avendo problemi alle corde vocali, mi aveva affidato il compito di leggere gli atti notarili: tutti mi ascoltavano con attenzione...”. Era il 1957 quando debuttò all’Eliseo, come brillante allievo dell’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico, nel Diario di Anna Frank, diretto da Giorgio De Lullo» (Emilia Costantini).
• «Era stato proprio De Lullo a notarmi nel saggio d’accademia. Con la Compagnia dei giovani, che esisteva già da tre anni, cercava un attore giovane per il ruolo di Peter. Io, in realtà, sapevo che al saggio, dove recitavo con un giovanissimo Gian Maria Volonté, doveva venire a vederci Luchino Visconti che, a sua volta, cercava il protagonista per Uno sguardo dal ponte, in via di allestimento. Così mi ero fatto tingere i capelli di biondo platino, perché sapevo che così doveva essere il personaggio dell’opera di Miller. E invece Visconti scelse per quel ruolo Corrado Pani, mentre De Lullo volle me per Anna Frank».
• «Ha fatto con grande successo teatro indimenticabile con Visconti, De Lullo, Lavia, Ronconi, coi testi di Schiller e di Patroni Griffi, di Cocteau e di Pirandello, di Miller e di Strindberg. Ha fatto televisione, e non solo sceneggiati alti come si facevano un tempo, per esempio I fratelli Karamazov o Delitto di Stato, ma anche Colazione a Studio 7 allora in bianco e nero, di cui era conduttore con Veronelli. Cinema, una passione sin da bambino, quando nel cinema del fratello vedeva i film all’incontrario, dietro lo schermo: ne ha interpretati una cinquantina, dalla Dolce vita di Fellini nel 1960, La caduta degli dei di Visconti, nel 1969, e nel 1971 in Francia, diretto da Sautet e con Yves Montand e Romy Schneider, È simpatico ma gli romperei il muso» (Natalia Aspesi).
• «Un attore deve essere sterile e orfano. Lo diceva Santuccio. Io non la penso completamente così, ma è vero che il mestiere assorbe, soprattutto se non ti piace stare lì ad attendere le scritture e ti prendi invece, come faccio io, delle responsabilità, progettando ogni passo, ogni spettacolo, ogni scelta dei partner con cui lavorare. D’altronde nella vita privata non conosco né la solitudine né la malinconia. Sono un single che ha avuto storie senza mai completamente dividere una casa con le proprie donne. Solo saltuariamente mi sono ritrovato sotto lo stesso tetto, il mio».
• Nel 1975 gli offrirono la parte del marito becco nel secondo e terzo film della serie erotica Emmanuelle: «La protagonista Sylvia Kristel era bellissima e sempre nuda: nel film ero nudo anch’io e il piacere dovevo ovviamente mimarlo. Fu un ruolo in questo senso molto difficile. Alla fine fuori dal set ci amammo un po’: la mattina era lei a svegliarmi e a portarmi la colazione a letto».
• «Cerco di avere accanto a me attori bravi, anche più di me (riconobbi subito la superiorità di Volonté, ai tempi dell’Accademia)».
• Tra i suoi amori: Ellen Kessler e Rossella Falk. Oggi è innamorato di un’aspirante attrice di 43 anni più giovane: «Se da giovane ami le mele, continuerai ad amarle, i tuoi gusti non invecchiano con te» [Marina Cappa, Vty 2/4/2014].
• Gioca a tennis.