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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Riva del Garda (Trento) 8 luglio 1920. Artista e direttore di circo. Domatore di iene e leoni.
• «Figlio di Paolino O. ed Ersilia Rizzoli, si devono principalmente a lui la fama e il successo del nome Orfei e in parte il rinnovamento del circo italiano negli anni ’60. Seppur privo di grandi qualità tecniche, è dotato di un’enorme comunicativa, utile in pista e fuori, nel contatto con le istituzioni. Dopo la seconda guerra mondiale Orlando inizia la propria carriera di direttore di circo, cucendo assieme i brandelli dei teloni cerati dei mezzi belligeranti statunitensi. Dopo i primi, timidi successi, acquista un piccolo vero tendone e debutta a Modena (zona da allora prescelta dagli Orfei per importanti debutti): prende il nome di “Circo nazionale Orfei” dei fratelli Orlando e Paride (quest’ultimo muore nel 1956, in pista, suonando la tromba). La crescita del complesso è inarrestabile, e con essa l’ingaggio di buoni artisti e l’acquisto di sempre nuovi animali. Attorno alla metà degli anni ’50 inizia la sua carriera di ammaestratore di belve che lo renderà celebre, segnalandolo per l’uso dello stile “in dolcezza” e per il suo innato carisma di uomo di spettacolo. Nel proprio circo fa esibire l’acerba bellezza delle giovanissime Moira e Liana (chiamate sorelle Orfei, seppure solo cugine). Orlando prende parte a numerosi film, come attore o figurante, ed è ospite delle prime importanti trasmissioni televisive. Ormai famosissimo, imposta il proprio spettacolo in maniera insolita per il tempo, con molte concessioni alla grande rivista: fontane danzanti, parate, coreografie; estetica questa che rimane poi nel “Dna” di tutti i grandi Orfei. Nel 1964 inizia a presentare un numero di iene ammaestrate che gli porta rinnovata notorietà. Sarà anche il primo circense ad avvicinare il circo alle istituzioni. Nel 1958 Giovanni XXIII incontra per la prima volta artisti circensi in Vaticano. Orlando, nominato presidente dell’Ente nazionale circhi, riesce anche a sensibilizzare la classe politica del tempo. Nel 1968 si trasferisce in Brasile, dove fonda con i propri figli, Alberto, Viviana, Mario e Maurizia, il “Circo nazionale italiano” e dove gestisce un grande parco di divertimenti. Nel 1978 fa una breve rentrée come ammaestratore al circo del nipote Nando Orfei» (Dizionario dello Spettacolo del ’900, a cura di Felice Cappa e Piero Gelli, Baldini & Castoldi, 1998).
• Nel marzo 2010 grande scalpore per un’intervista pubblicata sulla Folha de S. Paulo, uno dei più importanti quotidiani brasiliani: «(...) Dice: “È stata una bellissima avventura”. Ora che è davvero finita, il vecchio domatore di leoni ha lo sguardo triste di uno dei suoi clown. Non ci sono più luci, sparito chissà dove il tendone da duemila persone per famiglie e bambini con cui portava in mezzo Sudamerica i suoi numeri con gli animali, uno spettacolo di amore e paura, puzza di stalla e segatura. (...) Vive in una baracca della periferia di Rio de Janeiro, a Nuova Iguaçu, soffre di cuore, e non ha neanche i soldi per tornare un’ultima volta in Italia. Racconta che un impresario brasiliano gli ha rubato tutto lasciandogli solo i ricordi di una vita. Mentre parla, negli occhi scorrono le immagini di un film felliniano. Con lui c’è la moglie, l’austriaca Herta (...) Anche lei calcava la scena con un numero di colombe addestrate. E ora ricorda gli anni felici in cui il circo Orfei in Brasile divenne il più importante del Paese. Con tutta la ricchezza che portò, visto che la coppia riuscì perfino a comprare un meraviglioso attico a Sao Conrado, una delle spiagge più esclusive di Rio. Oggi però la musica è un’altra. A causare la fine di questa meravigliosa avventura ha contribuito anche, come una mazzata finale, la legge che ha proibito nelle principali città brasiliane l’uso di animali nello spettacolo circense. “Un circo senza animali non è più nulla – spiega triste Orfei – Come può esistere senza una tigre, un leone, degli elefanti? Una famiglia vuole vedere gli animali”. Dopo trent’anni di gloria il circo ha chiuso i battenti nel 2003. Il primo viaggio ai tropici Orlando lo fece nel 1968 quando accettò l’invito di un altro impresario a portare il suo spettacolo in giro per il Brasile. Da allora cominciò a percorrere per ben sette volte il Paese con il suo carrozzone di artisti, funamboli e circensi. “Conosco praticamente tutto di questo Paese, più grande dell’Italia 30 volte – racconta Orfei – il brasiliano è un popolo buono, amico, e gli piace molto il circo. Per me il Brasile è una seconda Italia”. Un viaggio che è una metafora stessa dei cammini a volte imprevedibili che la vita di ciascuno può prendere se ci si mette di mezzo lo zampino del destino. E la storia di Orlando si intreccia inevitabilmente non solo con quella degli Orfei ma con quella del circo nel nostro paese. L’ex domatore di belve feroci rievoca nell’intervista tutta la storia della sua famiglia. Dal bisnonno che a Ferrara abbandonò agli inizi dell’800 gli studi ecclesiastici per fuggire con la donna che amava, con la quale avrebbe poi fondato il primo circo Orfei, fino agli inizi della sua carriera a 6 anni come clown. E poi i successi. Orlando che entra nel Colosseo con le sue belve. Il circo che arriva in Brasile, la fama in tutta l’America Latina, le roulotte che si moltiplicano a dismisura, arrivando a superare il centinaio. Perfino l’aereo personale. (...)» (Paolo Manzo) [Sta 22/3/2010].