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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Cuneo 13 luglio 1950. Matematico. Nel 2007 grandissimo successo con il libro Perché non possiamo essere cristiani (e men che mai cattolici), nel 2008 Il matematico impenitente (entrambi Longanesi). Nel 2011 ha dialogato idealmente con Benedetto XVI in Caro Papa, ti scrivo (Mondadori). «Leggere i Vangeli è un ottimo motivo per non credere».
• Siede nel comitato di presidenza dell’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (dove c’era anche Margherita Hack).
• «Dai miei familiari ho sentito raccontare le imprese dei partigiani, il tristemente famoso rogo di Boves, un episodio molto forte della Resistenza. Da qui il mio indubbio imprinting politico, l’anticlericalismo e quant’altro. Ma il metodo per studiare, la disciplina necessaria a cadenzare la vita e stare fermo ore ed ore alla scrivania, l’interesse per le questioni teologiche, tutto questo mi viene dalle scuole religiose dove ho studiato nei primi anni» (a Rita Sala).
• «Mio padre era una delle poche persone di Cuneo che aveva la televisione negli anni Cinquanta. Io la guardavo e vedevo solo due personaggi: Pio XII e Mike Bongiorno. Erano loro i due modelli fra i quali scegliere. Io scelsi Pio XII. Anche se poi sono diventato più come Mike Bongiorno» (a Claudio Sabelli Fioretti) [Fat 25/5/2010].
• «Se nell’estate del 1969 non avessi incontrato Bertrand Russell, ora mi toccherebbe... lavorare. Avevo finito la scuola per geometri e, visti i regolamenti dell’epoca, all’Università avrei potuto iscrivermi solo a Ingegneria o Architettura, che era la mia scelta e mi avrebbe dato un mestiere per il quale ora mi troverei a faticare. Invece quell’estate venne liberalizzato l’accesso all’Università per tutti e io lessi per caso l’Introduzione alla filosofia matematica di Russell, che mi cambiò la vita».
• Fece quattro anni in seminario a Cuneo (la quinta elementare e i tre anni delle medie), poi l’istituto tecnico per geometri. Laurea in Matematica a Torino nel 1973; specializzazione presso le Università dell’Illinois nel 1978-1979 e della California nel 1982-1983, poi professore presso le Università di Torino e Cornell. Il suo lavoro scientifico riguarda la logica matematica (che ha insegnato anche in Russia, Australia e Cina), e più in particolare la teoria della calcolabilità, che studia potenzialità e limitazioni dei calcolatori. Scrive su Repubblica, dove tiene anche il blog Il non-senso della vita 2.0.
• A inizio degli anni Ottanta, fu trattenuto per alcuni mesi in Unione Sovietica: «Fui trattenuto alcuni mesi in Siberia dall’Unione Sovietica come forma di ritorsione. Un agente sovietico era stato arrestato a Genova per spionaggio industriale e i russi si vendicarono. Fui liberato grazie a Pertini e Andreotti, allora ministro degli Esteri» (ad Andrea Scanzi) [Fat 26/11/2013].
• «Appassiona le folle come un divo della Tv» (Monica Perosino), «è un grande genio e meriterebbe il Nobel» (Dario Fo), «rivela un’incontenibile voglia di protagonismo anche in campi in cui i suoi titoli sono claudicanti» (Avvenire).
• «La matematica ha uno scopo innanzitutto sociale. Imparare a leggere i numeri serve per capire la realtà. Quando ci dicono, ad esempio, che il pericolo maggiore della nostra società è il terrorismo basta fare qualche semplice calcolo: le vittime del terrorismo sono state 15 mila, quelle di abuso di alcol e tabacco – solo in Italia, solo in un anno – sono state oltre 120 mila. Cosa suggerisce questo confronto?».
• «Quando ho letto la Bibbia mi sono sbellicato dal ridere. Non riuscivo a credere che una religione si potesse reggere su cose del genere. Un Dio cattivissimo fa il tifo per un unico popolo. Gli altri li distrugge. La terra promessa? Popolazioni annientate, donne violentate. A volte sembra di leggere Mein Kampf. Hitler citava la Chiesa come sua ispiratrice per i metodi di inquisizione. E gli Usa per come hanno sterminato gli indiani» (a Claudio Sabelli Fioretti).
• «Sono contro le tre B: Berlusconi, Bush e Benedetto XVI, sono contro i tromboni filosofici della Rcs, Reale-Cacciari-Severino».
• «A volte faccio provocazioni come Eco, che ha scritto le prime cento pagine de Il nome della rosa per liberarsi dei lettori che non voleva. Chi non vuole ascoltare una mia battuta, è bene che non mi legga» [Scanzi, cit.].
• Polemiche al calor bianco con il Foglio e in particolare col professor Giorgio Israel. Ha approvato il lancio di uova e pomodori contro Giuliano Ferrara durante la campagna elettorale del 2008.
• Nel 2013, a causa di un post pubblicato sul suo blog riguardo soprattutto la Seconda guerra mondiale ed Erich Priebke, fu accusato di negazionismo dell’Olocausto: «Ho scelto un momento inopportuno (la morte di Priebke) e il luogo sbagliato (il mio blog) per toccare un tema spinoso. Tra i commenti al mio post è intervenuto un negazionista. Il mio approccio scientifico non mi consente di negare a priori qualsiasi tesi. Così ho specificato cosa fosse giusto e cosa sbagliato. (…) Il processo di Norimberga fu propaganda, come quello a Saddam. L’Imperatore giapponese era colpevole quanto Hitler, eppure nessuno lo ha processato. In quei processi la forma è più importante del contenuto: non si vuole fare giustizia, ma dare un messaggio e vendicarsi. (…) Attraverso Hollywood ci siamo convinti che i buoni erano i cow boy e non gli indiani d’America, vittime di un eccidio di 18 milioni di persone: tre volte l’Olocausto. Norimberga è stata un’opera analoga di propaganda. Tutto qua. Mai negato le camere a gas, mai stato negazionista» (ad Andrea Scanzi).
• Dopo aver partecipato alla scrittura del Manifesto dei valori, si è allontanato dal Pd («io sono di sinistra e il Pd è una ricostruzione della Dc»). Nel 2012 ha dichiarato di sostenere Nichi Vendola di Sel alle primarie del centrosinistra.
• A Claudio Sabelli Fioretti del Fatto Quotidiano, che gli dedicò il libro-intervista Perché Dio non esiste (Aliberti 2010), ha detto di essersi fatto da solo la scheda di Wikipedia: «Era un pasticcio quella pagina lì. L’avevano fatta dei cattolici pazzi fondamentalisti. Allora ho deciso di cambiarla. Chi mi conosce meglio di me? Alla fine è venuta una specie di autobiografia. Solo che i gestori del sito mi interrompevano. Dicevano: “Lei sta facendo del vandalismo”. Io rispondevo: “Guardate che io sono Odifreddi”. Loro non ci credevano. “Odifreddi non scriverebbe queste cose”».
• Ha raccontato a Vanity Fair di essere un grande seduttore. Ha avuto due mogli e vive adesso con una donna che per stare con lui ha lasciato marito e figli.