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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Giuseppe (Nino) Farina

Torino 30 ottobre 1906, Chambéry (Francia) 30 giugno 1966. Pilota. Nel ’50 vinse su Alfa Romeo il primo campionato del mondo di Formula 1. Figlio di un fratello del celebre carrozziere Battista “Pinin” Farina, stile di guida «temerario e rischioso fino all’inverosimile» [1], «si vantò sempre di essere stato l’unico allievo di Tazio Nuvolari». [2] Debutto nel 1930 alla Aosta-Gran San Bernardo, finì fuori strada (prima frattura). Ritornato alle corse dopo tre anni, nel ’36 entrò nella Scuderia Ferrari (al seguito del rientrante Nuvolari). Secondo alla Mille Miglia nel ’36, ’37, ’40, al Gp d’Italia nel ’38, raggiunse la completa maturità nel dopoguerra: noto per il vezzo di correre sempre con un grosso sigaro cubano stretto tra i denti, nel ’50 conquistò il primo mondiale di Formula 1 grazie ai successi nei Gp di Gran Bretagna (Silverstone), Svizzera (Bremgarten), Italia (Monza), precededendo nella classifica finale l’argentino Juan Manuel Fangio, suo compagno di squadra (30-27); nel ’51 dovette accontentarsi del successo nel Gp del Belgio (Spa-Francorchamps), quarto nella classifica finale; nel ’52 non vinse alcun Gp ma fu secondo in classifica, battuto solo dal ferrarista Alberto Ascari; nel ’53 vinse il suo ultimo Gp, in Germania (Nürburgring), fu terzo in classifica e fu protagonista del primo grave incidente nella storia della Formula 1: «La Ferrari di Nino Farina, per evitare un bambino che attraversava la pista, piomba tra la folla uccidendo dieci persone, alle quali se ne aggiungono altre due, travolte da un’autoambulanza giunta ad alta velocità». [3] Morì in un incidente stradale mentre si recava a Reims per assistere all’imminente Gp di Francia. [1] le Garzantine -Sport, a cura di Claudio Ferretti e Augusto Frasca, Garzanti 2008; [2] Enciclopedia dello Sport - Motori, Treccani 2002: [3] Storia della Formula 1, a cura di Guido Staderini, Mondadori 2001.

Biografia di Giuseppe (Nino) Farina

Torino 30 ottobre 1906, Chambéry (Francia) 30 giugno 1966. Pilota. Nel ’50 vinse su Alfa Romeo il primo campionato del mondo di Formula 1. Figlio di un fratello del celebre carrozziere Battista “Pinin” Farina, stile di guida «temerario e rischioso fino all’inverosimile» [1], «si vantò sempre di essere stato l’unico allievo di Tazio Nuvolari». [2] Debutto nel 1930 alla Aosta-Gran San Bernardo, finì fuori strada (prima frattura). Ritornato alle corse dopo tre anni, nel ’36 entrò nella Scuderia Ferrari (al seguito del rientrante Nuvolari). Secondo alla Mille Miglia nel ’36, ’37, ’40, al Gp d’Italia nel ’38, raggiunse la completa maturità nel dopoguerra: noto per il vezzo di correre sempre con un grosso sigaro cubano stretto tra i denti, nel ’50 conquistò il primo mondiale di Formula 1 grazie ai successi nei Gp di Gran Bretagna (Silverstone), Svizzera (Bremgarten), Italia (Monza), precededendo nella classifica finale l’argentino Juan Manuel Fangio, suo compagno di squadra (30-27); nel ’51 dovette accontentarsi del successo nel Gp del Belgio (Spa-Francorchamps), quarto nella classifica finale; nel ’52 non vinse alcun Gp ma fu secondo in classifica, battuto solo dal ferrarista Alberto Ascari; nel ’53 vinse il suo ultimo Gp, in Germania (Nürburgring), fu terzo in classifica e fu protagonista del primo grave incidente nella storia della Formula 1: «La Ferrari di Nino Farina, per evitare un bambino che attraversava la pista, piomba tra la folla uccidendo dieci persone, alle quali se ne aggiungono altre due, travolte da un’autoambulanza giunta ad alta velocità». [3] Morì in un incidente stradale mentre si recava a Reims per assistere all’imminente Gp di Francia. [1] le Garzantine -Sport, a cura di Claudio Ferretti e Augusto Frasca, Garzanti 2008; [2] Enciclopedia dello Sport - Motori, Treccani 2002: [3] Storia della Formula 1, a cura di Guido Staderini, Mondadori 2001.