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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Biografia di Nicola II di Russia

Carskoe Selo (San Pietroburgo) 18 maggio 1868 (6 maggio del calendario giuliano in uso in Russia) – Ekaterinburg 17 luglio 1918. Nome completo: Nikolaj Aleksandrovič Romanov. Ultimo zar di tutte le Russie, ultimo dei Romanov. Ucciso con la famiglia dai bolscevichi nove mesi dopo la Rivoluzione d’ottobre. Nicola il santo nella tradizione popolare russa. Nicola il sanguinario nella pubblicistica sovietica. Canonizzato nel 2000 dalla Chiesa ortodossa russa: san Nicola II imperatore martire e grande portatore della passione. • Primo dei cinque figli di Alessandro III e Marija Fëdorovna (Dagmar di Danimarca). Educazione, sotto la guida del generale G. G. Danilovič, da un collegio di scienziati e uomini politici. A 16 anni incontrò per la prima volta la granduchessina tedesca Alice d’Assia e del Reno, la cui madre era figlia della regina Vittoria d’Inghilterra, e se ne innamorò, senza però trovare alcun sostegno in questo suo affetto da parte dei genitori. Dopo aver accompagnato più volte il padre in viaggi attraverso le regioni dell’impero, nell’ottobre 1890 intraprese un lungo viaggio in Oriente, attraverso l’Egitto, l’India e la Cina fino al Giappone, dove fu vittima di un attentato, da cui uscì solo leggermente ferito.
• «Erede del nonno Alessandro II, ucciso dai rivoluzionari, Nicola II era cresciuto a Gatcina, nel palazzo dove era morto strangolato il trisavolo Paolo II. Il sangue che per trecento anni aveva segnato la dinastia dei Romanov lo ossessionava (tutti gli zar prima di lui avevano avuto vita breve e la stirpe era stata maledetta da Alessio, prima che questi fosse giustiziato dal padre Pietro il Grande). Un destino terribile era scritto nella sua data di nascita, il 6 maggio: “Sono nato il giorno di Giobbe molto sofferente, e sono pronto ad accettare il mio destino”, ripeteva sempre» [Edvard Radzinskij, Rasputin, La vera storia del contadino che segnò la fine di un impero, Mondadori 2000].
• L’8 aprile 1894, ricevuto il consenso dei genitori, si fidanzò ufficialmente con Alice nel castello di Coburgo in occasione del matrimonio del fratello di lei, Ernesto Luigi d’Assia. Presenti i parenti reali, tra i quali il Kaiser Guglielmo II e la regina Vittoria.
• Il 1° novembre 1894, alla morte del padre Alessandro III, salì sul trono di Russia. Lo stesso giorno, quasi sopraffatto dalla responsabilità, si confidò con un amico: «Non sono pronto a essere uno zar. Non ho mai voluto esserlo. Non so nulla su come si governa. Non ho la minima idea di come si parli ai ministri». E fu così che in gran parte esercitò la sua sovranità: debole e irresoluto, spesso in balia dei contrasti che si manifestarono a corte e nel governo, facilmente influenzabile dalle persone che gli erano accanto: dalla moglie alla figura inquietante di Rasputin.
• L’incoronazione solenne – zar di tutte le Russie e Basileus della Chiesa ortodossa russa – avvenne quasi due anni più tardi, il 26 maggio 1896. La cerimonia fu funestata da gravissimi incidenti dovuti allo straordinario assembramento di persone che intendevano partecipare ai festeggiamenti. Argini e impalcature assemblate per contenere la folla cedettero, centinaia di persone rimasero schiacciate o soffocate: alcune fonti parlano di 1.300 morti. Lo zar, che non volle sospendere i festeggiamenti previsti, suscitò le prime feroci critiche.
• Meno di sue settimane dopo la morte del padre, il 14 novembre 1894, sposò la sua amata Alice, che pochi giorni prima aveva assunto il nome di Alessandra Feodorovna, abbandonando la fede protestante per essere battezzata nell’ortodossia. Da Alessandra ebbe quattro figlie: le granduchesse Olga, Tatiana, Maria e Anastasia. Solo nel 1904 nacque l’erede maschio, lo zarevic Aleksej, malato di emofilia, malattia probabilmente ereditata dalla bisnonna, la regina Vittoria, che lo esponeva al rischio di emorragia anche per un minimo trauma. La malattia fu tenuta nascosta, e il principe sottoposto a una continua sorveglianza. La madre chiese aiuto al santone Grigorij Rasputin, che sembrò poter guarire lo zarevic: Alessandra fu da quel momento totalmente plagiata dal monaco, che influenzò in maniera determinante la politica dello zar.
• «Nicola II, soprannominato Nicky. Timido, basso, mai a suo agio ai balli e alle riunioni ufficiali. Condivideva il pensiero di Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev: solo il popolo semplice, umile, analfabeta, oppresso possedeva la verità. Bisognava scavalcare corte e funzionari corrotti: “Solo il popolo e lo zar, nessuno tra di loro”. Rasputin, contadino semianalfabeta, era l’uomo giusto» [Radzinskij].
• «Nicola non è un protagonista eroico e cosciente della grande tragedia che ha sconvolto la Russia durante il Novecento. E’ un uomo debole, sopraffatto dagli avvenimenti, costretto a recitare una parte per cui non è tagliato. Alla morte del padre, nel novembre del 1894, ha 26 anni. I primi dieci anni del regno sono il periodo più fortunato della sua vita. Grazie ai prestiti francesi e alla intelligente politica di un brillante ministro (Sergej Vitte), la Russia comincia a dare segni di grande dinamismo economico. La costruzione di una moderna rete ferroviaria e l’aumento delle esportazioni (cereali, legno, qualche minerale pregiato) creano le condizioni per il decollo industriale del Paese. Nicola, in questo periodo, lega il proprio nome alla conferenza che si tiene all’Aja, dal maggio al luglio del 1899, per la soluzione pacifica delle controversie internazionali e la riduzione degli armamenti. Ma il progresso accelera alcuni fenomeni presenti nella società russa sin dagli anni precedenti: la nascita del proletariato industriale, la formazione di un’intelligencija rivoluzionaria, la costituzione di nuovi movimenti politici, la domanda di libertà e di rappresentanza. Di fronte a queste nuove realtà sociali Nicola si ripara dietro il dogma dell’autocrazia zarista. Non è lui lo “zar liberatore”, capace d’intravedere, come Alessandro II quarant’anni prima, la svolta politica di cui la Russia ha bisogno per divenire un paese moderno». [Sergio Romano, Cds 15/8/2000]
• «Con la guerra russo-giapponese le fortune di Nicola cominciano a declinare. L’impero subisce una duplice sconfitta: negli stretti di Tsushima, dove la flotta russa viene annientata dalla flotta giapponese, e a Pietroburgo, dove una rivoluzione costringe lo zar a concedere una Duma elettiva, dotata di poteri legislativi. Potrebbe essere l’inizio di una fase nuova. Ma negli anni seguenti Nicola cede alla pressione degli ambienti più conservatori e riduce progressivamente la portata delle concessioni fatte con il manifesto dell’ottobre 1905. Nove anni dopo scoppia la Grande guerra. Non sarebbe storicamente giusto attribuirgli le responsabilità del conflitto, ma la sua debolezza contribuisce agli errori strategici dello Stato maggiore e alle tragiche sconfitte dell’esercito. In questa fase Nicola non è amato né dal popolo né dall’aristocrazia. Il popolo gli rimprovera gli orrori della guerra (5 milioni e mezzo di morti fra il 1914 e il 1917), l’aristocrazia gli rimprovera l’arrogante influenza che un monaco libidinoso, Rasputin, esercita sulla famiglia imperiale». [Romano, Cds 15/8/2000]
• «Travolto dagli avvenimenti lo zar si rifugia nella cerchia degli affetti famigliari. Pochi sovrani hanno adorato la moglie e i figli quanto Nicola II. Pochi sovrani sono stati altrettanto amorosi e devoti. Quando scoppia la rivoluzione di febbraio nel 1917 coloro che conoscono l’ultimo Romanov intuiscono il sospiro di sollievo con cui firma l’atto di abdicazione (15 marzo 1917, calendario gregoriano). (…) Circondato dai famigliari, occupato da qualche buona lettura e dalle cure dell’anima, Nicola dovette trascorrere paradossalmente il periodo più felice della sua vita. Sino al giorno del luglio 1918 (la notte tra il 16 e il 17) in cui 12 guardie rosse, con una raffica di colpi di pistola, uccisero lui, la zarina, i cinque figli, il fedele dottor Botkin e quattro servitori nello scantinato della casa del mercante Ipatev a Ekaterinburg. Nicola era divenuto, inconsapevolmente, il protomartire della religione ortodossa agli inizi del flagello bolscevico. Per questo la Chiesa ortodossa lo ha canonizzato». [Romano, Cds 15/8/2000. Leggi qui tutto l’articolo]
• Canonizzato e proclamato martire, insieme agli altri membri della famiglia imperiale, dalla Chiesa ortodossa russa il 14 agosto 2000. Riabilitato con i familiari dal presidium della Corte suprema russa, perché trucidati «senza motivo», il 1° ottobre 2008. Il 16 luglio 1998 la famiglia imperiale era stata inumata con esequie di Stato nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo, di fianco alle tombe degli altri Romanov. Resta non del tutto chiarito il mistero dei resti di due componenti della famiglia [Leggi qui l’articolo di Anna Zafesova]