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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Marano di Napoli (Napoli) 22 gennaio 1942. Camorrista, capo del clan di Marano (collegato fin dagli anni Settanta a Cosa Nostra). Detenuto in 41 bis nel carcere di Spoleto, in carcere dal 17 maggio 2001, quando fu arrestato (dopo otto anni di latitanza). Lo attendeva una condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani, e una a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Condannato ancora dalla Corte di Assise di Napoli il 5 aprile 2006 per concorso in plurimi omicidi aggravati (processo di Appello in corso). È ancora sotto giudizio, in grado di Appello, per associazione di stampo mafioso. L’accusa è di far parte di un superclan Nuvoletta-Gionta (con sovraordinazione gerarchica del primo clan rispetto al secondo), a sua volta affiliato a Cosa Nostra. Era stato assolto in secondo grado dalla medesima accusa solo perché i giudici, non ritenendo corretta la formulazione del capo d’imputazione, avevano restituito gli atti al pubblico ministero, che però ha impugnato, ottenendo ragione in Cassazione (che a sua volta ha dovuto rinviare gli atti alla Corte d’Appello perché giudichi di nuovo nel merito).
• Il 10 giugno 1985 Giancarlo Siani, corrispondente a Torre Annunziata del Mattino, pubblica un articolo sull’arresto di Valentino Gionta, boss del clan alleato ai Nuvoletta, firmando così la propria condanna a morte. La frase che gli costerà la vita: «La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di Nuova Famiglia, i Bardellino» (come dire che i Nuvoletta hanno fatto la soffiata sul suo nascondiglio, per conciliarsi coi Bardellino). La sera del 23 settembre successivo, quattro giorni dopo avere compiuto il suo ventiseiesimo compleanno, viene ucciso da 10 colpi di arma da fuoco mentre sta rientrando nella sua casa al Vomero,alla guida della sua Citroen con capote in tela e priva di teloni laterali (armi del delitto due pistole semiautomatiche cal. 7.65, di cui una Beretta mod. 70 ed una Beretta mod. 81). Dall’istruttoria emerge che il movente dell’omicidio è rappresentato anche dall’interesse dei Nuvoletta di interrompere l’inchiesta giornalistica di Siani sugli appalti miliardari per la ristrutturazione del “Quadrilatero delle carceri”, a Torre Annunziata (il 17 maggio 2001 viene arrestato e sottoposto al 41 bis).
• La condanna della Corte di Assise di Napoli del 5 aprile 2006 ha per oggetto il concorso nell’omicidio di Vittorio Vastarella e del figlio Luigi (membri del cartello Bardellino-Alfieri, alleati dei Badalamenti, Bontade ed Inzerillo), e dei loro accompagnatori (Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello). I Vastarella furono attirati con l’inganno nell’abitazione di Nuvoletta e qui strangolati, gli altri uccisi a colpi di arma da fuoco. I corpi di tutti e cinque furono poi sciolti nell’acido (il delitto fu consumato all’epoca dell’alleanza dei Nuvoletta coi corleonesi). Nell’ambito dell’inchiesta che portò a questa condanna furono indagati in tutto 32 appartenenti e favoreggiatori del suo clan (tra cui l’avvocato Vittorio Trupiano, tuttora sotto processo per corruzione elettorale aggravata, con l’accusa di aver chiesto e ottenuto dal clan Nuvoletta appoggio per la sua candidatura nelle liste di An alle elezioni del 2001, in cambio dell’impegno per l’abolizione del regime del 41 bis). (a cura di Paola Bellone)