Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2018  maggio 23 Mercoledì calendario

• Bosco Chiesanuova (Verona) 16 maggio 1945. Petroliere. Amministratore delegato della Saras (vedi Gian Marco Moratti). Ex padrone ed ex presidente dell’Inter, dal 15 novembre 2013 presidente onorario (dopo la nomina alla presidenza dell’indonesiano Erick Thohir). «Aiutare chi soffre? E chi soffre più degli interisti» (alla moglie che lo ammoniva di non comprare Ronaldo e dare quei soldi in beneficenza).
Vita «Papà aveva conosciuto la miseria, a 14 anni non aveva una lira in tasca. Aveva perso la mamma che era molto piccolo ed era fuggito da un rapporto difficile con la matrigna. Quando era bambino faceva lunghe traversate sulla neve per andare a trovare suo nonno Angelo nella campagna bergamasca. Il mio bisnonno – che aveva 21 figli e un numero imprecisato di nipoti – si metteva a capotavola mentre tutti i ragazzini dovevano aspettare accanto al fuoco, seduti nelle panche davanti al camino. Prima mangiava lui, da solo, poi mangiavano tutti gli altri. Non è un imprinting da poco» (Stefania Rossini).
• Questo bisnonno, Angelo, fece suore le sette figlie femmine e mandò all’università i 14 maschi. Uno di questi, Albino, faceva il farmacista in piazza Fontana, a Milano. Da lui nacque Angelo (1909-1981), mitico padrone dell’Inter di Herrera, vincitore, tra l’altro, di due coppe dei Campioni e di due coppe Intercontinentali consecutive (1964, 1965), che, sposata Erminia, ex operaia in una fabbrica di bretelle ed ex telefonista alla Stipel, ebbe i figli Adriana, Gian Marco (vedi), Maria Rosa detta Bedy (vedi), Massimo (vedi), Gioia (infine adottarono Natalino).
• Cresciuto a San Siro col padre, Massimo ne raccolse l’eredità il 18 febbraio 1995, acquistando l’Inter da Ernesto Pellegrini, prezzo 50 miliardi di lire più la cessione di alcuni immobili, cioè una settantina di miliardi effettivi di valore a fronte di un passivo di 30 miliardi. La moglie, Milly: «Mi aveva promesso che non lo avrebbe fatto. Lo aspettavo per cena, me lo ritrovai in televisione che annunciava l’acquisto».
• A partire dal 1995 la biografia dell’uomo coincide con quella della squadra. Facilità di prendere e licenziare gli allenatori, prodigalità nell’acquisto dei calciatori, stile sentimentale della conduzione, signorilità del tratto, distanza dal calcio in quanto mondo di affaristi, mediatori, speculatori, furbi di ogni genere, fino al 2006 pochezza dei risultati a fronte della grandezza degli investimenti. Successo più prestigioso di questo periodo: la coppa Uefa del 1998, vinta a Parigi battendo in finale la Lazio per 3 a 0. Nello stesso anno, cocente delusione per lo scudetto lasciato alla Juventus complice un discusso rigore negato a Ronaldo nello scontro diretto di Torino, vinto 1 a 0 dai bianconeri con gol di Del Piero (vedi Piero Ceccarini). Proverbiale lo scudetto perso il 5 maggio 2002 a vantaggio della solita Juve, che riuscì nel sorpasso all’ultima giornata vincendo a Udine mentre i nerazzurri perdevano a Roma con la Lazio. Svolta con Calciopoli (vedi Luciano Moggi), che nel 2006 pose fine al sistema di potere juventino che attraverso il controllo della classe arbitrale aveva indirizzato i risultati per più di un decennio. Alle vittorie in Italia non hanno però fatto riscontro analoghi successi in Europa, particolarmente cocenti le eliminazioni in Champions League contro gli spagnoli del Villareal e gli inglesi del Liverpool.
• Sua formazione ideale dell’Inter: Zenga (Julio Cesar); Zanetti, Picchi, Materazzi (Guarneri), Facchetti; Ince («una debolezza me la permetto»), Mazzola, Corso, Suarez; Figo, Ibrahimovic. «Ronaldo? No, ha girato troppe squadre».
• Ha vinto cinque scudetti consecutivi (2007, 2008, 2009, 2010, i primi quattro sul campo dopo quello a tavolino del 2006). Nel 2008, insoddisfatto per la mancata vittoria in Champions League (che l’Inter inseguiva dal 1965, quando si chiamava Coppa dei Campioni) esonerò l’allenatore Roberto Mancini (arrivato sulla panchina nerazzurra nel 2004) preferendogli il portoghese José Mourinho, «dodicesimo allenatore dell’era Moratti: più o meno, uno in media a stagione, senza contare i ritorni di Hodgson e Castellini» (Carlo Verdelli). Con Mourinho, nel 2010 arrivò il “triplete” (scudetto, Coppa Italia e Champions League, prima squadra italiana a raggiungere il traguardo).
• Dopo mesi di trattative, il 15 novembre 2013, il 70 per cento del pacchetto azionario dell’Inter passò da Moratti alla International Sports Capital (Isc), società indonesiana indirettamente posseduta da Erick Thohir, Rosan Roeslani e Handy Soetedjo. Contemporaneamente Thohir assunse la presidenza della squadra, mentre Moratti uscì dal consiglio di amministrazione prendendo la carica di presidente onorario.
• «In questi 18 anni ci sono stati anche momenti molto difficili: “Abbiamo vinto tanto, ma prima c’è stata anche tanta sofferenza, perché abbiamo dovuto scavalcare le montagne”. Se ne sono andati l’avvocato Prisco e Giacinto Facchetti. C’è stata Calciopoli, legata a un momento in cui “vedevo davanti a me un muro non superabile. Avevo capito che al massimo avremmo potuto concorrere per il secondo o terzo posto. Nel 2006 avrei voluto cedere la società; poi prevale il senso di responsabilità e il rispetto per l’impegno preso. Così ho deciso di andare avanti, mentre si andava precisando quanto si era intuito già nel 1998. Ho pensato: faremo una squadra così forte, che vinceremo tutto”. È stato così, anche se con Mancini, le vittorie erano già arrivate nel 2005. Prendere Ibrahimovic nell’agosto 2006 è stato un po’ come ripetere la storia di Ronaldo: “Alcuni amici svedesi mi avevano raccontato che a Malmoe lui giocava con la maglia dell’Inter. Ibrahimovic era un campione da Inter, geniale e fantastico, come impongono la tradizione e la storia della società”. Nell’ottobre 2006, dopo l’1-1 di Cagliari, il presidente aveva anche pensato di cambiare Mancini, prendendo Scolari. Mancini però lo aveva preso in contropiede: “Parlavamo delle difficoltà di quel momento e lui mi ha detto: stia tranquillo, vinciamo lo scudetto alla grande, ma non cambi allenatore. Non faccia questo errore. Mi era piaciuto che parlasse dell’allenatore non in prima persona. L’ho tenuto, abbiamo vinto”. Finché è arrivato Mourinho: “L’avevo cercato dopo lo sfogo di Mancini, a metà marzo 2008; gli avevo spiegato che se fosse arrivato lo scudetto, non avrei cambiato. Lui mi rispose: non prendo impegni, finché lei non ha deciso. Alla fine ho scelto lui, perché temevo che Mancini ripetesse lo sfogo dopo il Liverpool e si dimettesse”. Con Mou è arrivato il triplete del 2010: “Il bello è che ho sofferto molto di più a Siena, per lo scudetto nel giorno del mio compleanno, che a Madrid. Già molto prima della finale ero convinto che avremmo battuto il Bayern. È stata una grande emozione, non una sofferenza”. In questi anni ha provato anche a prendere Messi (“Ma era troppo legato al Barcellona”), ha rifatto l’Inter per arrivare in cima al mondo. Poi nel 2011, dopo la Coppa Italia, “ho pensato che fosse venuto il momento di fare un passo laterale, di trovare nuove soluzioni per il club. Ho cercato una soluzione che ci aprisse nuovi mercati. È stato giusto farlo. Non ho mai pensato di essere presidente dell’Inter a vita”» (Fabio Monti) [Set 8/11/2013].
• Sposato con Emilia Bossi, nota anche come Milly Moratti (vedi), cinque figli: Celeste, Angelomario, Carlotta, Giovanni e Maria.
Frasi «La ricchezza serve anche a questo: comprare una passione».
• «I Moratti non potevano continuare ad essere lontani dall’Inter. È come se il Papa decidesse di non tornare in Vaticano dopo un viaggio all’estero».
• «Che cosa serve prima di tutto per fare il presidente? Tanta pazienza. Ma non c’è dubbio che sia una palestra di vita fantastica, impari a non essere troppo sicuro di te perché sei costantemente in discussione. Non c’è un altro mestiere al mondo in cui, pur a fronte di sforzi enormi, la possibilità di raggiungere gli obiettivi è tanto indefinita».
Critica «Troppo umano, imperfetto, dignitoso. Troppo signore. Troppo predestinato alla tragedia. Troppi consiglieri, troppe vecchie glorie. Troppo politicamente corretto» (Maurizio Crosetti).
• «Moratti? È come Pasquale Bruno, era un pezzo di pane fuori dal campo poi giocava e lo chiamavano O’ animale» (Luciano Moggi).
• «Titolo sulla Repubblica: “Bin Laden ora vale 50 miliardi”. Se lo sa Moratti, compra subito» (Mattia Feltri).
• «È un talismano contro la frustrazione degli italiani, di tutti gli italiani, i quali si sentono tutti, sempre, indistintamente, più bravi, più intelligenti e più capaci quantomeno di lui. Quella di Moratti è una croce, ma il fatto che egli la porti non è privo di benefici risultati per l’intera comunità. Ogni italiano, dopo magari una giornata di lavoro frustrante, può rifugiarsi in un confronto personale con Moratti convincendosi che, avendo i suoi soldi, avrebbe comprato giocatori migliori, allenatori migliori, vinto più scudetti, più coppe, più tutto» (Andrea Marcenaro).
Politica Alla fine degli anni Novanta, il centrosinistra coltivò l’idea di candidarlo a sindaco contro Gabriele Albertini. Dopo molte incertezze, disse di no.