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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Roma 2 luglio 1946. Scrittore. Giornalista. Autore televisivo. Tra i suoi libri: La terza donna (Garzanti, 1984, premio Campiello), Il volto nascosto (Bompiani, 1991, Campiello), La casa del padre (Bompiani, 1994), La sposa (Rizzoli, 2003, premio Mondello), L’idea di perderti (Rizzoli, 2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (Rizzoli, 2009), Eva (Rizzoli, 2011), La fragile bellezza del giorno (Bompiani, 2014).
• «Ogni volta che scrive un romanzo misura uno spazio. Raccontare è in primo luogo, per lui, la rappresentazione verbale di uno spazio: non di un tempo. Il luogo è sempre Roma, che egli ama con un amore infinito. Descrive tutti gli oggetti: il pentolino del latte, il cestino del pane, il vaso della marmellata, i reggiseni, le gonne e gli abiti femminili. Ma questo esercizio mira soltanto ad annullare la realtà. Malgrado i suoi apparenti colori, il mondo di Montefoschi è una scena di teatro vuota, sulla quale si aggirano ombre. Su questa scena vuota non avviene mai niente» (Pietro Citati).
• «Da quando era poco più che ragazzo, Giorgetto ogni mattina si alza, fa un’abbondante colazione in una magnifica villa circondata dai pini, dà un’occhiata rapida ai giornali e poi si mette al tavolo di lavoro: un bel tavolo di abete come si trovano nelle vallate altoatesine, uno dei suoi miti privati (non il tavolo, le vallate), insieme con Sperlonga, il tennis, la Lazio ed Elsa Morante» (Stefano Malatesta).
• «Da oltre quarant’anni, Giorgio Montefoschi organizza le sue giornate con disciplina ferrea, “impiegatizia” dice lui. Si alza prestissimo, legge i giornali, si siede al tavolo di una grande stanza, spalle a una montagna di classici di letteratura greca e latina, impugna la stilografica e soffre di fronte alla pagina bianca. Dopo tre ore, se ha riempito quindici o sedici righe, ossia mezza cartella dattiloscritta, è felice. La felicità e la soddisfazione in un lavoro del genere sono necessariamente brevi. Il pomeriggio, Montefoschi torna nella stanza e legge, lavora ai libri che recensisce e accende il computer che i quotidiani gli hanno imposto di usare. In questa maniera, oltre a innumerevoli articoli, contributi critici e reportage, Montefoschi ha scritto sedici romanzi» (Matteo Nucci) [Ven 20/2/2014].
• «Sono sempre stato un antifascista non comunista, liberale, cristiano ma non cattolico. Mi hanno messo il marchio di socialista perché facevo Mixer, una trasmissione con cui abbiamo prodotto cose di grande pregio. Poi, certo, andavo a cena con Martelli, ossia il miglior ministro di Giustizia che abbia avuto il nostro Paese. Mi divertivo anche, ma verso l’una i politici andavano al sodo e cominciavano a parlare di potere, allora mi alzavo e salutavo» (a Matteo Nucci).
• Sposato con Lucia Bocca, due figli.