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 2017  febbraio 28 calendario

• Milano 1 settembre 1931 – Milano 21 settembre 2010. Attrice. Conduttrice tv. Moglie di Raimondo Vianello, col quale ha diviso la carriera. Per limitarsi alla tv: Giocondo (1963-1964), La trottola (1964-1965), Il tappabuchi (1967), Sai che ti dico (1972), Tante scuse (1974), Di nuovo tante scuse (1975), Noi... no (1977), Io e la Befana (1978-1979), Stasera niente di nuovo (1981), le sitcom Casa Vianello (dall’88), Cascina Vianello e, da ultimo, Crociera Vianello. «La notte di nozze me lo son guardato e mi son chiesta: Ma devo star con lui tutta la vita?».
• Al Festival di Sanremo 2008 ricevette insieme al marito il premio alla Creatività della Siae. Su Crociera Vianello (regia di Maurizio Simonetti, 2008), trasmessa da Canale 5 in prima serata: «Questa volta è l’ultima. Come negli affetti, preferisco andarmene prima che me lo dicano gli altri... Se però mi offrissero una parte da vecchia, in carrozzina, senza trucco, allora... (...) Noi siamo nella vita ciò che recitiamo in scena, tranne la questione delle scappatelle. Se mio marito fosse nella realtà quello che appare nella sit-com, cioè uno che fa lo scemo con tutte e poi va puntualmente in bianco, l’avrei buttato fuori di casa a calci da un pezzo».
• Fra le altre donne dello spettacolo trova volgare la Littizzetto, «troppe parolacce, doppi sensi... Essendo così brutta, potrebbe far ridere senza volgarità», e non capisce la Parietti, «succube della sua bellezza: atteggia le labbra, scopre la spallina, che motivo ha?».
• «Ho avuto due vite: una da quando sono nata fino al giorno in cui ho conosciuto Raimondo, l’altra che va da quel primo incontro con Raimondo in poi. In casa mia si vivevano sei mesi da ricchi e sei mesi da poveri. D’estate mio padre mandava me e la mamma sull’Adriatico in villeggiatura da quando chiudevano le scuole fino a settembre. Avevamo la macchina e anche una piccola barca. E a Milano abitavamo in un condominio che aveva garage, citofono, portineria e l’acqua calda centralizzata. Mio padre spendeva durante l’estate tutto quello che guadagnava in inverno e primavera, quindi in autunno ci tagliavano la luce, il telefono, il gas. Mio padre, Giacinto detto Giaci, era un tipo alla Humphrey Bogart, portava cappello e impermeabili uguali a quelli del famoso attore. Parlava poco di sé perché era figlio illegittimo e aveva vissuto un’infanzia bruttissima. Era fotografo, pittore, ritrattista della Milano bene, cartellonista alla Fiera di Milano dove realizzava anche stand per aziende importanti come la Snia Viscosa e la Montecatini. Mia madre si faceva chiamare Josephine, e non Giuseppina, perché era nata in Argentina, dove i suoi genitori erano emigrati da Busto Arsizio. Era una donna bella, proprio bella. Si sono separati quando io avevo sette anni, per me è stato un trauma. Allora sbattevano le porte in faccia ai figli di separati. A scuola sono arrivata fino alla quinta elementare, che ho fatto due volte e poi ho smesso per sempre di studiare. Verso i sedici anni ho cominciato a fare la modella per griffe e riviste importanti. Le foto le faceva mio padre, io dimostravo ben più della mia età. Papà conosceva il famoso autore e umorista Marcello Marchesi che un giorno, avrò avuto diciotto o diciannove anni, gli disse che cercava una ragazza come me per una rivista con Tino Scotti. A me sarebbe piaciuto molto diventare ballerina. Prima della guerra, in inverno, avevo frequentato per un anno la scuola di danza di Pia Ruskaja, la più famosa d’Italia. Poi basta, perché in casa non c’erano soldi. Marchesi, comunque, mi prese subito per la rivista Ghe pensi mi, e in compagnia c’era anche Franca Rame. Mi scritturarono per Dove vai se il cavallo non ce l’hai? con Ugo Tognazzi» (Giorgio Dell’Arti).
• «Incontrai per la prima volta Raimondo. Era già un attore importante, io la soubrettina. Avevamo molto rispetto l’uno per l’altra ma per un anno non ci siamo quasi scambiati una parola. Ero fidanzata con Giuseppe Pederico, un produttore di una casa di produzione di Caroselli, Raimondo era fidanzato con Stella, una ballerina. Un amore un po’ così il suo, il mio invece era un amore vero, una cosa seria. Ma una sera, di fronte a una cotoletta alla milanese, mentre eravamo in una tavolata con tutta la compagnia, Raimondo mi dice: “Lo sai che mi sono innamorato di te?”. Siccome lui scherzava sempre, gli dissi: “Vai a farti benedire”. Raimondo, però, non era brutto, era distinto, di buona famiglia, intelligente e divertente. E tra noi è successa una cosa bella, molto chiara da parte di tutti e due. Durante due giorni di riposo della compagnia, abbiamo lasciato i nostri rispettivi fidanzati senza che nessuno dei due lo chiedesse all’altro. Tre anni di fidanzamento. Di notte fissava la data del matrimonio e la mattina diventava vago. Così un giorno scappai, a Milano dalla mia mamma. Subito Raimondo mi telefonò annunciandomi che ci saremmo sposati il 28 maggio del 1962» (a Giorgio Lazzarini).
• Vivono a Milano 2, dal 1991 con la famiglia di filippini che hanno adottato: «Abbiamo due ragazzi che ci chiamano zii. Sono stati una salvezza contro la depressione da solitudine che mi era venuta: pensavo sempre alla vecchiaia da soli, senza figli...».
• Nel 2008 ha votato PdL alla Camera (per Berlusconi), Pd al Senato (per Umberto Veronesi).