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 2017  dicembre 19 Martedì calendario

• Perugia 26 ottobre 1970. Giornalista. Prima al Tg3, poi a Rai Vaticano. Collabora con Il Foglio, Libero ecc. Scrittrice, è autrice dei libri: Sposati e sii sottomessa (Vallecchi, 2011), Sposala e muori per lei (Sonzogno, 2012), Obbedire è meglio (Sonzogno, 2014): «Non c’entra con il lavare i piatti. Il problema del maschio è il desiderio di dominio, quello della femmina il desiderio di controllo. La donna seduce, vuole avere tutto sott’occhio. La sottomissione è rinunciare a questo desiderio per diventare accogliente e permettere all’uomo di essere ciò che è, innescando un circolo virtuoso che induce i maschi a scollarsi dal famoso divano, gliel’assicuro. Nella relazione il pallino ce l’ha la donna. È lei che in casa tiene accesa la luce. L’uomo va fuori a fecondare il mondo» (a Stefano Lorenzetto).
• «Alla Zanzara su Radio 24, la Miriano è andata oltre, dicendo che la legge sull’aborto dev’essere cancellata, che i figli indesiderati vanno comunque partoriti e dati in adozione, che le piace Vladimir Putin perché è contro la propaganda omosessualista, che il progetto sull’uomo non geneticamente modificato prevede che i bambini abbiano un padre e una madre. In 12 minuti, la summa del politically incorrect. Eppure ancor oggi Costanza Miriano non si capacita dell’ondata di furore che l’ha travolta: “I titoli dei libri li ho presi a prestito dalla lettera di San Paolo agli Efesini, ‘le mogli siano sottomesse ai mariti, e voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa, fino a sacrificare la sua vita per lei’, cose che neanche i preti osano più dire”, sorride soave. Le offese su Facebook (“il più elegante mi ha consigliato di fare del mio organo sessuale un porto di mare”) sono nulla a confronto con l’indignazione che la giornalista ha suscitato in giro per l’Europa. In Spagna il Consiglio comunale di Granada, dov’è stata stampata l’edizione iberica di Sposati e sii sottomessa, ha votato un ordine del giorno di condanna e Ana Mato, ministro dell’Uguaglianza, ha chiesto il ritiro del libro dal commercio. “Ppe, Psoe e Izquierda unida hanno presentato in Parlamento una mozione che chiede alla Fiscalía, la loro Procura, un’indagine sul mio conto. Motivo per cui, quando Telecinco mi ha invitata a un dibattito in studio, mi sono ben guardata dal volare a Madrid: quelli riescono pure ad arrestarmi”, ironizza. In compenso è già stata ospite sei volte della Bbc, anche nel programma di punta Newsnight, “sempre molto professionali, gli inglesi, ho potuto esporre le mie idee senza censure”, e l’hanno cercata televisioni e giornali di Russia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Argentina, Colombia, Messico. “Gli unici a non accorgersi che un’italiana rischia di essere mandata al rogo sono stati Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Messaggero”. Pur in assenza di recensioni, e nonostante sugli scaffali di molte librerie siano confinati nella sezione umorismo, i due volumi viaggiano oltre le 100.000 copie: “Romana Fabrizi, che lavora agli esteri del Tg3, mi ha confessato d’averne comprato 20 da regalare agli amici”. (…) Dal 1997 alla tv di Stato, che nel bel mezzo dello scandalo è stata distaccata per 12 mesi dal Tg3 alla redazione di Rai Vaticano, dove peraltro continua a sfoggiare maquillage da femme fatale, top molto scollati, tailleur neri che lasciano intravedere la schiena nuda mentre ancheggia su tacchi vertiginosi, vistoso bracciale intrecciato che in realtà è un ciotki dei monaci ortodossi trasformato in rosario: “Lo recito anche nelle pause in redazione, dove mi considero un esemplare di biodiversità”. Nonostante lavori a 400 metri dalla basilica di San Pietro, va a messa tutte le mattine alle 8.30 nella sua parrocchia. Il primo a capire chi stava per mettersi in casa fu Pier Vincenzo Porcacchia, già direttore del Gr2, che guidava la Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia in cui la Miriano fu ammessa con altri 23 dopo una selezione fra 700 candidati. “Gli dissi: di fronte all’eternità, che sarà mai se diamo una notizia nell’edizione successiva?”» (Stefano Lorenzetto) [Grn 5/1/2014].
• «Alcune battaglie femministe sono sacrosante, penso al diritto di voto e di studio. Ma se la rivoluzione significa che divento una specie di uomo allora non ci sto. Vedo un sacco di 40-50enni senza figli super emancipate. E infelici» (a Camilla Strada) [Vty 21/5/2014].
• «In un consesso democratico Costanza è considerata incitabile e i suoi libri intoccabili, manco fossero il Mein kampf . Al culturame tutto i cattolici piacciono solo se dialoganti e quindi sulla via dell’apostasia. Guai a parlare di decalogo e di peccato, e guai a evocare quell’omofobo di San Paolo. Comunque Costanza non piacerebbe nemmeno se non fosse così arcicattolica, siccome a parte la sua mistica dà fastidio la sua tecnica: “Ho capito che c’è un solo modo per essere felici: essere agnelli. Prendere su di sé anche il male degli altri, oltre al proprio, non entrare in risonanza con la malignità”» (Camillo Langone) [Grn 21/5/2014].
• Il padre Nicola, magistrato in pensione, procuratore della Repubblica a Perugia all’epoca del processo per l’omicidio di Mino Pecorelli, non è cattolico («mai andato a messa»); la madre sì.
• «A 16 anni mi sono allontanata dalla Chiesa. A 19 sono stata cresimata e c’è stato il riavvicinamento, complice un benefattore della parrocchia, Antonio Cassano, che non finirò mai di ringraziare. Pagò di tasca propria un viaggio di tutti i cresimandi a Medjugorje» [Lorenzetto, cit.].
• Sposata con Guido, quattro figli: Tommaso, Bernardo e le gemelline Livia e Lavinia: «Partoriti fra un contratto a termine e l’altro. Sempre correndo, anche con il pancione. Alla terza gravidanza, il mio ginecologo ha minacciato di spezzarmi le gambe».