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 2017  ottobre 19 Giovedì calendario

• Milano 15 gennaio 1955. Giornalista. Direttore dal 2010 del Tg di La7 e conduttore, sempre sulla stessa emittente, del programma di approfondimento Bersaglio mobile. Ex direttore del Tg5 (1992-2004). Dal 2005 al 2009 ideatore e conduttore di Matrix (Canale 5).
«Sono cresciuto con la tv, appartengo alla generazione dei computer e credo di aver imparato una certa sintassi della comunicazione, per cui se un avvenimento è poco importante si danno due righe, se lo è abbastanza si fa un servizio, se è importantissimo si fa un collegamento».
• Figlio di Franco Mentana, grande inviato della Gazzetta dello Sport morto nel 1997: «Naturalmente io ho sempre pensato di fare il giornalista. Per via di mio padre e del mio amore, della mia ammirazione per lui. Nel 1973, a diciott’anni, entrai alla Gazzetta dello Sport come correttore di bozze. Il primo articolo che corressi era di mio padre. Non c’era neanche un errore».
• «All’inizio degli Ottanta venni assunto al Tg1. Dirigevo un giornale giovanile legato ai socialisti: si chiamava Giovane Sinistra. Un mio amico, Pasquale Guadagnolo, stava per lasciare il Tg1 per andare ai servizi parlamentari della Rai e così mi propose di entrare in Rai al suo posto. In quel momento era direttore del telegiornale Emilio Rossi, che era stato il fondatore del Tg1. Andai a Roma, feci il colloquio con lui. Era il 12 settembre del 1979. Quella sera avevano appena finito il Tg delle 20 e stavano pensando di mettere in onda un’edizione della notte molto più lunga perché poteva arrivare la notizia da Città del Messico del possibile record del mondo di Pietro Mennea, che correva la finale dei 200 metri. Vedevo dei miti come Massimo Valentini che conduceva il telegiornale e che morì in redazione, pochi anni dopo. In quel momento Valentini si alternava alla conduzione del Tg con Emilio Fede. Tre mesi dopo quel colloquio al Tg1 entrai in Rai come redattore agli Esteri. Ho fatto per otto anni quel mestiere in quella redazione, dove i miei compagni di banco erano Vincenzo Mollica, Fabrizio Del Noce, Alberto Michelini e tanti altri. Mimun arrivò tre anni dopo. Quando arrivai, il Tg1, con questo nome, esisteva solo da quattro anni. C’erano state le elezioni del 1976, il rapimento Moro e il direttore stesso era stato gambizzato dalle Brigate rosse (Emilio Rossi, 3 giugno 1977 - ndr). La concorrenza era, in quegli anni, tra il Tg1, democristiano ed istituzionale, e il Tg2 laico e di sinistra. La lottizzazione non è un percorso perfetto. Ma Rossi e Fava volevano intelligentemente far fiorire un po’ di contraddizioni intelligenti all’interno del loro telegiornale. Dopo successe di tutto. Emilio Rossi se ne andò, Franco Colombo durò pochi mesi perché fu travolto dallo scandalo P2 (vedi Licio Gelli). Poi ci fu la reggenza di Emilio Fede che fu il primo a mettermi in video. Nell’89 andai a fare il vicedirettore del Tg2 di La Volpe. Era la tv di Craxi. Infatti durai poco più di un anno e fui rimosso e pagai il debito della lottizzazione. Non facevo più niente: avevo 36 anni ed ero senza occupazione. Il Tg5 andò in onda, la prima volta, il 13 gennaio del 1992. Io sono andato a Mediaset perché mi fu offerta un’occasione che nessun giornalista avrebbe rifiutato: creare un tg ex novo» (da un’intervista di Alain Elkann).
• Prime parole pronunciate a quel primo Tg5 (ore 13.30, 7 milioni 382 mila spettatori, primo sorpasso sul Tg1): «Buongiorno. Quello che vedrete sarà un telegiornale veloce, formalmente molto curato, niente scenografie lussureggianti ed un logo essenziale giocato su due colori. Informativamente un tg che si batterà con gli altri senza alcun complesso di inferiorità». Ultime (11 novembre 2004): «Niente è per sempre, ma è stato bellissimo avere un rapporto diretto con i telespettatori».
• Momenti memorabili: l’intervista al bambino sequestrato Farouk Kassam (1992), lo speciale sulla strage di Capaci (1992), il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Achille Occhetto alla vigilia delle politiche del 1994, l’annuncio (di Cesara Buonamici) che il quorum non sarebbe stato raggiunto nel referendum sul maggioritario del 1999, la sequenza fotografica relativa all’uccisione di Carlo Giuliani (2001, vedi Mario Placanica).
• Con Matrix (programma di approfondimento in seconda serata) esordì il 6 settembre 2005 dopo quasi dieci mesi di lontananza dal video: «A novembre ho lasciato il Tg5 e non ero consenziente. L’ho detto forte e chiaro. Ma a Mediaset non vige la legge marziale. Con Confalonieri ci siamo chiariti: lui è il presidente, io un dipendente». Quanto agli ascolti disse di non essere ansioso («Non soffro di priapismo da Auditel») e promise: «Non saremo mai noiosi. Cercheremo la misura giusta: una sera si può sghignazzare, in un’altra sarebbe un raglio d’asino» (a Leandro Palestini).
• Nella trasmissione punta molto sulla cronaca, dai grandi delitti agli scandali: nel gennaio 2007 l’intervista ad Azouz Marzouk, il padre tunisino del bambino ucciso nella strage di Erba, registrò un picco d’ascolto senza precedenti. Altre puntate da record quelle dedicate ancora a Erba (con una docu-fiction che fece polemica) e a Vallettopoli, con il fotografo Fabrizio Corona in studio (giugno 2007). All’inizio del 2007 venne indagato dalla Procura di Roma per le rivelazioni con cui il programma riaprì il caso del delitto di via Poma: la traccia di saliva trovata sugli indumenti di Simonetta Cesaroni era compatibile con il Dna del fidanzato. Per Aldo Grasso «succede un delitto e i salotti di Vespa e Mentana, ogni volta, si trasformano in un’aula di tribunale», ma «Mentana, pur nella ripetizione, qualche strada nuova la tenta».
• Con la politica, il colpo da oltre sei milioni di telespettatori fu alla vigilia delle elezioni del 2008: il 12 aprile andarono da lui, anche se non per un faccia a faccia, i due principali contendenti, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Alla fine della trasmissione tolse l’audio a Berlusconi che, nonostante il tempo fosse scaduto, continuava a parlare dei rischi di annullamento della scheda. In luglio poi annunciò un’intervista esclusiva al Cavaliere su giustizia e intercettazioni telefoniche («Non sarò né un Torquemada né un reggimicrofono... Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio», disse il giorno prima citando Manzoni) ma il presidente del Consiglio all’ultimo momento rinunciò.
• Ha smesso di votare nel 1994 «Sono tornato alle urne solo nel 2006 e ho posto una croce sul simbolo della Rosa nel pugno. Dopo pochi mesi, vedendo all’opera il centrosinistra, m’ero già pentito».
• Avrebbe voluto mandare in onda il video della Bbc Sex crimes and Vatican se non l’avesse fatto la Rai (lo trasmise poi Annozero, vedi Michele Santoro).
• Il 9 febbraio 2009, poche ore dopo la morte di Eluana Englaro, annuncia che il giorno seguente si sarebbe dimesso dalla carica di direttore editoriale di Mediaset, in disaccordo con la rete che si era rifiutata di cambiare il palinsesto della serata (che prevedeva il programma televisivo Grande Fratello, andato regolarmente in onda), nonostante Matrix e il Tg5 si fossero resi disponibili a “coprire” l’avvenimento. Il direttore generale dell’informazione di Mediaset Mauro Crippa (vedi) in tarda serata accetta le sue dimissioni, cancella la puntata di Matrix e interrompe qualsiasi rapporto con il giornalista. Due giorni dopo, Mentana rende pubblica la vicenda con una lettera pubblicata dal quotidiano Libero. Cosa che farà ancor più approfonditamente nel libro Passionaccia (Rizzoli 2009, nuova edizione Bur 2010), dove racconta le molte difficoltà incontrate dopo le politiche del 2008, e le molte critiche ricevute per aver invitato a Matrix Antonio Di Pietro: «Dopo aver irriso per oltre un decennio le accuse di chi dipingeva Mediaset come una dépendance di Forza Italia, avevo assistito a una scena che avrebbe fatto esultare i teorici del conflitto di interessi; Mediaset si era trasformata in un comitato elettorale, dove i dipendenti festeggiavano per il buon lavoro, portato a termine non tramite la giusta informazione o gli ascolti, ma basandosi sulle preferenze accordate dagli italiani a Silvio Berlusconi» [Vty 13/5/2009].
• Il 30 agosto 2010 ritorna in video per condurre, in qualità di nuovo direttore, l’edizione serale del Tg de La7 «Ho proposto un Tg direttamente in competizione con Tg1 e Tg5: doveva dare le notizie che gli altri non davano, essere percepito come libero. Avremmo abbandonato le “soft news”, i servizi leggeri e di costume, e puntato sulle “hard news”, la politica. La svolta c’è stata con il giallo di Avetrana: gli altri sono andati tutti in quella direzione, noi abbiamo deciso di staccarci, di occuparci di Pdl e Pd. (…) Alla fine della Prima Repubblica i Tg erano tutti fatti di politica, quasi organi di partito: Tg1 democristiano, Tg2 socialista, Tg3 post comunista. Un notiziario che volesse guadagnare pubblico doveva puntare sui fatti straordinari che accadono alle persone normali con cui è possibile identificarsi. Oggi invece c’è la percezione che i Tg parlino d’altro per non parlare di politica: ovvio che bisogna puntare su quella» (a Sara Faillaci) [Vty 4/5/2011].
• «Una cosa, mi ha insegnato l’esperienza: l’evoluzione non implica il superamento dei fondamentali. Io faccio, a La7, un tg come potevo farlo dieci, quindici anni fa» (a Riccardo Bocca) [Esp 16/6/2011].
• Sia nel 2006 sia nel 2007 ritirò la candidatura ai Telegatti in polemica con le esclusioni Rai: «Non voglio una sfida senza i miei competitori abituali (Vespa, Santoro, Floris)». Il presidente Mediaset Fedele Confalonieri non la prese bene: «Mentana è una star. È la Wanda Osiris del giornalismo. A lei si perdona tutto».
• «È il più bravo. Nessuno come Mentana ha saputo interpretare il ruolo del conduttore: per ritmo, per senso della notizia, per autorevolezza» (Grasso).
• Detto “Chicco” o “Mitraglietta” (per la velocità con cui parla).
• «“Mitraglia” è un bravo televisionista, ma ha un difetto: è sempre stato un tantino presuntuoso, troppo sicuro di se stesso» (Gianpaolo Pansa) [Lib 21/3/2012].
• «Sono un mio estimatore» (a Chiara Maffioletti) [Cds 10/12/2010].
• Il 6 luglio 2002 ha sposato a Casette d’Ete nella villa patrizia dei conti Bracadoro, ora residenza dell’imprenditore Diego Della Valle (testimone insieme a Fedele Confalonieri), Michela Rocco di Torrepadula, da cui ha avuto due figli, Giulio (nato il 2 giugno 2006) e Vittoria (10 settembre 2007). La coppia si è separata all’inizio del 2013. Ha altri due figli: Stefano (Roma 5 agosto 1987), segretario dei Giovani democratici, candidato non eletto al I municipio di Roma alle amministrative 2013, nato dalla relazione con Fulvia Di Giulio, nel 2008 candidata alle amministrative di Roma per un seggio nei municipi IX e XVII (lista Under 30 di Rutelli, non fu eletta); Alice (4 novembre 1994), nata dalla relazione con Letizia Lorenzini Delmilani.
• «I matrimoni non sono maratone. Talvolta gli amori purtroppo finiscono».
• «Dategli una maratona e farete di lui un uomo felice. È un caso singolare: Enrico Mentana è uno scattista, la battuta pronta, la capacità di afferrare al volo le situazioni, ma da qualche anno, da quando dirige l’informazione su La7, non disdegna la long distance. (…) Nessuno come Mentana ha il fiuto per la trama (e le trame, e i retroscena)» (Aldo Grasso) [Cds 15/2/2014].
• «Per tanto tempo mi sono addormentato sognando di correre la maratona olimpica, e di vincerla» [Pan 13/6/2012].
• «Mi sento come un cuoco che non ha nemmeno il dovere d’inventarsi gli ingredienti: mi arrivano sul tavolo tutti i giorni».
• Interista.