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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Forlì (Cesena e Forlì) 25 luglio 1948. Giornalista. Dal 4 agosto 2015 nel Cda della Rai. Già inviato speciale del Corriere della Sera, vicedirettore a La Voce con Indro Montanelli, poi ex direttore del Resto del Carlino, attualmente alla guida del Giorno. Nella passata legislatura è stato deputato di Forza Italia (2008). Dal 2010 al 2013 presidente dell’Accademia dei Filopatridi. Politico. Nel 2008 eletto alla Camera col Pdl. È anche membro della fondazione Italia-Usa. «Al di là delle varie alchimie e lottizzazioni e sponsorizzazioni che ci son state, questo Consiglio è formato da professionisti ed è la cosa che più di tutte mi fa ben sperare» [Caccia, Cds 5/8/2015].
• Infanzia a Forlì e padre medico («che lo portava in Vespa all’asilo») di origini calabresi con ascendenze greco-albanesi, madre docente di francese, si iscrisse alla facoltà di Medicina per fare contenti i genitori, ma poi passò a Scienze Politiche e intraprese la carriera da giornalista (1974).
• Esordio a 16 anni alla redazione del Carlino di Forlì, sua città natale: «Sostituzioni estive. Mi davano 500 lire la mattina e 500 il pomeriggio. Il capo era Duccio Lucarini, modenese, allievo di Enzo Biagi». Poi assunzione a Bologna dopo la laurea in scienze politiche e un’iniziale sbandata: «Pensavo di fare il diplomatico, vinsi anche una borsa di studio del ministero degli Esteri alla Johns Hopkins University. E invece mi ritrovai allo sport con Italo Cucci come capo e Marino Bartoletti come compagno di banco» [Lorenzetto, Grn 30/1/2010].
• «Nelle redazioni quelli come lui si chiamano “culi di pietra”: sempre alla scrivania a far titoli e a licenziare pagine. Ma ha dalla sua un’attitudine che a Bologna conta parecchio: siede volentieri anche a tavola. Come dimostra il surreale incidente accaduto in occasione della visita di Giorgio Napolitano al Carlino: gli agenti dell’antiterrorismo, che erano andati a ispezionare la sede di via Enrico Mattei il giorno prima dell’arrivo del presidente della Repubblica, dovettero irrompere nell’ufficio di Mazzuca, trascinati dai cani poliziotto che abbaiavano furiosamente, per poi scoprire che dentro un frigorifero il direttore custodiva gelosamente un tartufo bianco di Acqualagna. Prima di approdare alla politica, Mazzuca aveva asceso con onore gli Appennini del giornalismo, sulle orme del fratello Alberto (“però lui è molto più bravo di me a scrivere”)». Al Corriere dal 1980: «Mi chiamò Franco Di Bella, che era stato direttore del Carlino». [Lorenzetto, Grn 30/1/2010].
• «Si appassionò alla politica lavorando come giornalista economico al Corriere della Sera con Ferruccio De Bortoli. Come giornalista, ha avuto come maestro d’eccezione Indro Montanelli, del quale era vicedirettore alla Voce: “Come tutte le persone anziane, Montanelli era un egoista. Ma stando a contatto con lui si imparava tantissimo”. Il miglior scoop: scoprire “dove viveva in esilio Paul Marcinkus” (Barbara Romano) [Lib 30/1/10].
• «Veramente sono stato io a decidere di non candidarmi più. Nel 2008 quando mi impegnai con il Pdl pensavo che fosse utile per fare qualcosa di concreto. Pensavo che alla fine fosse troppo facile criticare la politica dalle colonne di un giornale. Volevo vedere come funzionava dall’altra parte. Avevo voglia di rimboccarmi le maniche e fare qualcosa di utile. Invece è stato tutto negativo. Ci ho scritto pure un libro» [Poletti, Sta 11/2/2013].
• Nel suo libro, Compagni di camera (Minerva 2013), racconta la sua esperienza in politica e la sua «amarezza provata nei miei cinque anni di aula»: «I miei provvedimenti approdavano al Senato per finire nel nulla, grazie al vuoto lasciatomi attorno dai politici di professione».
• «In cinque anni ho visto di tutto. La regola in Parlamento è quella dell’insabbiamento. Poi ci sono giochi infiniti di veti e controveti. I giornalisti poi non ne parliamo. All’inizio sono corteggiatissimi. Ma è solo uno specchietto per le allodole. Torno a fare il mio lavoro, il giornalista. E per fortuna il mio editore mi ha rivoluto alla guida de Il Giorno. Una nuova sfida. Molto più concreta» [Poletti, Sta 11/2/2013].
• Nominato nel Cds Rai il 4 agosto 2015, ma lui di Rai si era già occupato in passato: «Nella scorsa legislatura ero stato membro della commissione di Vigilanza, ma in quell’ambito non si riuscì a far molto. Perché è il consiglio piuttosto che decide e fa le cose concrete. Quindi mi piace questa nomina e sono contento di accettare la sfida. Ora parlerò con i colleghi, mi confronterò sul lavoro che ci aspetta» [Caccia, Cds 5/8/2015].
• «Da ragazzino la televisione era considerata un bene di lusso, ce l’avevano davvero in pochi, erano gli anni Cinquanta e ogni giovedì sera con i miei genitori andavamo in casa di amici a seguire Lascia o Raddoppia?. Anche al cinema ricordo che veniva interrotta la programmazione dei film e nell’intervallo in sala si seguiva in diretta la trasmissione di Mike Bongiorno. Ma soprattutto oggi mi tornano in mente lo stupore e l’incredulità con cui, da bambino, piccolo telespettatore, seguivo il quiz show della Rai. Ecco, oggi, vorrei che tornassero negli occhi di tutti noi lo stesso stupore e la stessa incredulità di quei giorni. Ma abbiamo davanti tanto lavoro da fare» [Caccia, Cds 5/8/2015].
• Ultimo libro Indro Montanelli – Uno straniero in patria (Cairo Editore 2015).
• Sposato con un’insegnante ora in pensione, un figlio.