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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Santo Mazzei

Biografia di Santo Mazzei

• Catania 20 giugno 1953. Mafioso, capo della famiglia dei Cursoti di Catania. Detto ’u carcagnusu (da cui prende il nome il clan). Detenuto al 41 bis dal 92. Condannato in via definitiva all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidi. Sposato con Rosa Morace, il figlio Sebastiano, detto Nuccio, attuale reggente del clan, è latitante.
• Vanta come padrino Leoluca Bagarella, che nel giugno 92, dopo la strage di Capaci, organizza la cerimonia d’iniziazione a Catania allo scopo di assicurarsi un uomo di fiducia all’interno della famiglia catanese. Fu così che il Mazzei entrò nell’ala oltranzista di Cosa Nostra, in contrapposizione con il clan catanese di Nitto Santapaola (vedi), che invece aderì alla fazione moderata guidata da Provenzano. Ma nel 2008 i giudici della Cassazione, rigettando il suo ricorso contro il decreto ministeriale di proroga del regime del 41 bis, scrivono che «dopo precedente avversità tra le due cosche», il Mazzei è inserito nella famiglia Santapaola.
• Lupara bianca. Un nipote di vent’anni, di nome Sebastiano come il figlio, per essersi pentito sparì nel nulla nell’89 (il cadavere non fu mai ritrovato). Per l’omicidio sono finite in carcere nel 2007 la madre e la sorella del presunto defunto, Gaetana Conti e Concetta Mazzeo (il cognome è diverso solo per un errore di trascrizione dell’impiegato dell’anagrafe). Secondo le accuse «il giorno del fatto, la madre Gaetana, lo aveva tranquillizzato dicendogli che lo zio Santo gli avrebbe mandato degli uomini per portarlo al nord, la sorella Concetta lo aveva chiamato dal citofono dicendogli che quelle persone erano arrivate e così Mazzeo Sebastiano era sceso e lo avevano caricato in auto dove lo avevano ucciso. L’auto veniva poi data alle fiamme e sul punto vi era il riscontro dell’intervento dei vigili del fuoco» (così i giudici della Cassazione il 2 aprile 2008, decidendo che la Mazzeo doveva rimanere in custodia cautelare). Condannate in primo grado, le due donne sono state assolte in appello. L’accusa aveva chiesto l’applicazione della misura anche nei confronti di Santo Mazzei, già detenuto, ma il gip non ritenne sufficienti gli indizi di colpevolezza a suo carico. Tradire la propria vittima era comunque un metodo familiare per il Mazzei, che fu condannato (in via definitiva in 2 febbraio 2004), per concorso nell’omicidio di un Agostino D’Agati, per averlo invitato a comprare un piumone nel negozio di un complice, dove invece fu colpito a morte con un colpo di pistola alla nuca, e insieme a lui l’amico che l’accompagnava (il 24 ottobre 1991, a Rimini, su ordine di Totò Riina, arma del delitto una Browning 9 mm).
• Telefonini. Secondo l’ultima ordinanza di custodia cautelare, subita il 23 ottobre 2003 per associazione mafiosa, dal carcere comunicava con gli affiliati grazie a un telefonino messo a disposizione dagli agenti di custodia.
• Operazione “Scarface”. Il 1° aprile 2014 sono stati arrestati alcuni appartenenti al clan e un ispettore della Guardia di Finanza (per concorso esterno nell’associazione), e sequestrati beni per 65 milioni di euro.
• Rispondendo a Sergio D’Elia e Maurizio Turco nel 2002 (Tortura democratica. Inchiesta su “la comunità del 41 bis reale”), aveva dichiarato: «Siamo sottoposti a un programma di trattamento di stampo sovietico». Affetto da carcinoma gastrico, nel 2009 il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto la sua richiesta di scarcerazione, essendo sufficienti le cure presso il centro clinico dell’Amministrazione Penitenziaria (a cura di Paola Bellone).