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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• (Assunta) Castellammare di Stabia (Napoli) 27 aprile 1935. Camorrista. Almeno a stare a quanto disse lei, quando sfidò pubblicamente Raffaele Cutolo, dichiarando in una conferenza stampa: «Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione».
• Da parte di padre discendente dei Lampetielli, così chiamati perché veloci come il lampo nelle decisioni e negli affari. In famiglia si festeggiava ogni anno la Madonna di Pompei, per celebrare il giorno in cui il padre di Pupetta, Alberto, era evaso di prigione calandosi con un lenzuolo dal finestrino di una latrina (la madre, per ricordare il fatto, organizzava un banchetto di cento coperti, con tanto di complesso musicale, e a fine serata mandava i figli a sparare i fuochi davanti all’immagine della Madonna esposta al lato della porta di casa). Era proprio bella (vinse un concorso di miss locale), quando si innamorò di lei Pasquale Simonetti (detto Pascalone ’e Nola per la sua mole). I Lampetielli benedissero il fidanzamento il giorno della Madonna di Pompei del 1954. Unico ostacolo al loro amore, Pascalone aveva una piccola condanna da scontare e Pupetta rifiutava di sposarlo se prima non si costituiva (lo accompagnò fino all’ingresso in caserma a Napoli, e lì rimase tutto il giorno per poterlo scorgere dietro le sbarre di una finestra della guardina ogni volta che la porta si apriva).
• Ad aprile dell’anno successivo, quando si sposarono, lei era già incinta. Il giorno stesso si recarono al santuario della Madonna di Pompei, dove Pascalone si levò di tasca la pistola facendola scivolare nelle mani di Pupetta, con la promessa solenne che avrebbe cambiato vita. Invece tre mesi dopo (17 luglio 1955), venne sparato per ordine di Antonio Esposito, detto Totonno ’e Pomigliano, un contrabbandiere di sigarette. Portato agli Incurabili, prima di spirare fece in tempo a sussurrare all’orecchio della moglie il nome di Totonno. Pupetta andò a San Giovanni Rotondo a parlare con padre Pio e giurò vendetta. Il 4 ottobre 1955, vestita a lutto, noleggiò un tassì e, accompagnata dal fratello Ciro, andò dritta al bar “Grandone”, zona stazione di Napoli, dove ammazzò Totonno a pistolettate. Prima ancora di pensare a nascondersi si recò al santuario della Madonna di Pompei, che non ascoltò le sue preghiere: il 13 ottobre l’arresto, e poche settimane dopo il parto, nell’infermeria del carcere (nasce Pasquale junior, detto subito “ Pascolino ’o Pascalotto”).
• Condannata a 13 anni e 4 mesi (con l’attenuante della provocazione), fu graziata e scarcerata il 17 aprile 1965, giorno di Pasqua.
• Provò a rifarsi una vita. Sull’onda della celebrità nel 1967 interpretò se stessa nel film Delitto a Posillipo, trasposizione della sua biografia. Chiusa la parentesi cinematografica, si dedicò a due negozi di abbigliamento a Napoli, mentre riscopriva l’amore con il camorrista Umberto Ammaturo (ebbero due gemelli, Roberto e Antonella, ma lei non accettò mai di sposarlo).
• Il 2 gennaio Pasqualino (che per emulare il padre aveva intrapreso la via della malavita) scomparve nel nulla. Pupetta ebbe a dire: «Il lavoro per me è una ragione di vita. Mi aiuta a non pensare, a cercare di non capire. Di Pasqualino non so più niente. Mi facessero sapere con una telefonata o con una lettera anonima. Se per mio marito ho trascorso undici anni in una cella, per vendicare mio figlio affronterei trent’anni di reclusione». Ma Pasqualino non comparve mai più. Si incrinò anche il rapporto con Umberto Ammaturo, quando fu incarcerato con l’accusa dell’omicidio del figliastro (nell’aprile del 1975 l’assoluzione, per insufficienza di prove).
• Pupetta finì di nuovo in carcere, accusata in concorso con Ammaturo dell’omicidio di Ciro Galli (uomo di Cutolo) e dell’omicidio di Aldo Semerari, lo psichiatra che aveva fatto dichiarare pazzo Cutolo e lo stesso Ammaturo. Ma fu assolta, così anche dalle successive accuse di tentata estorsione (ad una banca), traffico di stupefacenti e associazione camorristica.
• Quando Ammaturo fu arrestato in Perù, in compagnia della sua bellissima e ricca fidanzata, Yohanna Valdez: «Per me Umberto non esiste più, è morto; resta solo il padre dei miei figli che gli vogliono bene e lo rispettano come è loro dovere».
• Chiusi i negozi di Napoli (per i continui furti e devastazioni), si ritirò a Castellammare, per aprire un nuovo esercizio commerciale, e stare più vicina ai figli (soprattutto alla figlia, cardiopatica).
• La sua storia ispirò i registi Francesco Rosi (1958, La Sfida), Marisa Malfatti e Riccardo Tortora (1982, Pupetta Maresca, cronaca di un delitto: bloccato dal pretore su istanza dei legali della stessa Pupetta, che si riteneva lesa nella propria onorabilità, andò in onda sulla Rai solo nel 1994, attrice protagonista Alessandra Mussolini).
Nel 2013 anche Canale 5 ha prodotto una fiction ispirata alla sua storia (spettatori della prima puntata, 5 milioni). Pupetta: «Ho ritrovato nella Arcuri la mia tempra. Vorrei che la gente capisca chi ero al di là dell’immagine pubblica che mi è stata cucita addosso. Prima di arrivare a impugnare quella pistola, avevo denunciato più volte il mandante dell’omicidio di mio marito». Il commento spietato di Aldo Grasso: «“Pupetta” è un racconto ultrapop, piace ai semplici per eccesso di sentimentalismo e piace anche ai più avvertiti perché permette loro meta-risate ironiche, un piacere proibito. Però, l’interpretazione di Manuela vale la serata. Per chi è affascinato dall’abisso. O dal comico» [Cds 8/6/2013].
• Ha un fiore tatuato sul polpaccio destro.