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 2017  giugno 25 Domenica calendario

• Mantova 24 dicembre 1965. Imprenditore. Amministratore delegato del gruppo di famiglia (siderurgia).Prima donna presidente di Confindustria (2008-2012). «Sono dura per contratto. Ma dolce fuori dai ruoli».
Ultime Il 15 aprile 2014 è nominata presidente dell’Eni dal Governo Renzi. «Non avrà deleghe operative ma solo una funzione rappresentativa. Anche per questo dice di aver accettato. Altrimenti avrebbe dovuto lasciare il lavoro in azienda a Gazoldo degli Ippoliti in provincia di Mantova. Ma da più parti si è sollevato il tema del potenziale conflitto di interessi per gli intrecci che possono esserci o potranno sorgere tra le due aziende» (Roberto Mania).
• Dal 1 luglio 2013 presidente di BusinessEurope, associazione delle confindustrie europee con sede a Bruxelles. Presidente della Luiss nel triennio 2010-2013.
Vita Figlia di Steno (San Giovanni Ilarione, Verona, 9 agosto 1930 - Milano 10 settembre 2013) e Palmira Bazzani (Piadena, Cremona, 8 marzo 1938), è cresciuta a “sbrisolona” (la torta tipica di Mantova) e tute blu, «si dice che Emma e il fratello maggiore, Antonio, altro pilastro dell’azienda, quando giocavano da piccoli facevano a turno il direttore amministrativo e il capo del personale delle bambole» (Olga Piscitelli).
• «È il 1959 quando Steno, geometra mezzo autodidatta del Mantovano, comincia la sua marcia di imprenditore in un magazzino di 120 metri quadrati. Lo fa piegando ferri a U per le tapparelle delle finestre che vanno tanto nell’edilizia dell’epoca in sostituzione delle vecchie gelosie non più di moda. L’incipit è tutto qui e spiega in qualche modo la leggenda che tradotta oggi vuol dire il decimo posto nella top ten dei gruppi industriali italiani. Uno dei pochi esempi di capitalismo familiare che sopravvive felicemente alla straripante e in qualche caso pericolosa epoca dei manager: un gruppo industriale e finanziario, 4,2 miliardi di euro di fatturato nel 2007, 6.500 dipendenti, 47 insediamenti produttivi nel mondo, 49 sedi commerciali, 150 rappresentanze. Nelle brochure ufficiali e nelle reti online viene presentato come leader nella lavorazione dell’acciaio con oltre 4 milioni di tonnellate di prodotto trasformato. Ma è ancora una volta un’altra immagine quella che s’impone e che passa attraverso un primato da Guinness stando al quale negli stabilimenti Marcegaglia si producono ogni giorno 5.500 chilometri di tubi d’acciaio pari, in un anno, a cinquanta volte la circonferenza del Pianeta. Tutto questo avviene in Italia, nel resto dell’Europa, in Sud America (Brasile), negli Stati Uniti. E intanto si guarda alla Cina dove, come si dice oggi, non si può non essere presenti. Negli ultimi tre lustri il gruppo è cresciuto a un ritmo del 15% all’anno con un’accelerazione fino al 20% da cinque anni in qua. C’è quanto basta per pensare anche all’espansione geografica. Nei piani dell’azienda di Gazoldo c’è anche questo come tassello di una strategia attenta alla crescita ma senza mai perdere di vista i conti. Fuori dalla leggende si racconta anche che nell’impero di Steno non si è fatta mai un’ora di sciopero e non ci sono mai stati licenziamenti. Può darsi che anche questa sia una delle ragioni del successo. È ragionevole pensare che il motore sia anche un altro e che ad alimentarlo sia una scelta strategica ben precisa. I Marcegaglia amano definirsi “imprenditori poveri di un’impresa ricca”» (Salvatore Tropea).
• Fino al 1991 Steno Marcegaglia abitava ancora nella casetta che s’era costruito con i risparmi iniziali. «Avevamo un bagno solo. Per non perdere tempo, la mattina eravamo costretti a usarlo in accoppiata: io con Antonio, mia moglie con Emma». Adesso vive nel Palazzo Pretorio degli Ippoliti, i signori di Gazoldo, un edificio del 1500 con 76 stanze, tra cui 20 bagni. «Quello padronale è dotato di monitor: il capofamiglia tiene l’occhio sui listini di Borsa anche mentre si rade all’alba» (Stefano Lorenzetto). Da quando s’è sposata, Emma abita in piazza Virgiliana, in una bellissima villa con sala proiezioni interna.
• «Sul lavoro la Marcegaglia è un osso duro, durissimo. Ha imparato dal padre Steno, che partendo da zero ha creato un impero metal-siderurgico che fa ricavi per oltre 4 miliardi di euro ed è presente in mezzo mondo. Adesso e lei, insieme al fratello Antonio e al padre, a gestirlo. Ma non c’è solo l’acciaio. Il gruppo, nel tempo, si è diversificato nel turismo e nella produzione di pannelli fotovoltaici e nell’energia. Ha oltre 6.500 dipendenti. Ed Emma segue tutto da vicino. Attenta ai particolari, scava a fondo nei problemi e non si ferma finchè non raggiunge l’obiettivo. È la cultura dell’impegno, del fare» (Umberto Mancini).
• Dopo aver sognato da bambina di fare la ballerina classica, si laurea alla Bocconi e vola in America, dove prende un master alla New York University. Quando a 24 anni torna a Gazoldo degli Ippoliti, un paese di 2.500 anime alle porte di Mantova dove i Marcegaglia vivono e lavorano, il padre le rifila la gestione di un dissestato complesso turistico sull’isola di Albarella, vicino a Venezia. Lei mostra subito una grinta invidiabile, risanando e rilanciando una struttura che in molti davano per spacciata. È la prova che la stoffa c’è. E tanta. Così, gradualmente e sotto la supervisione del papà, prende, il timone dell’azienda. Se ne accorgono anche in Confindustria. Dove a 30 anni guiderà i “giovani” e sarà vicepresidente con Fossa. Un doppio record per una donna. Ma anche un impatto forte. C’è infatti da confrontarsi con Agnelli e Romiti, Tronchetti, Merloni e De Benedetti. E il mondo sindacale e quello istituzionale. Gli apprezzamenti per il lavoro svolto sono però unanimi. Conditi da un po’ di invidia per quelle minigonne sfoggiate a convegni e seriose riunioni internazionali. Nel 2004 è Montezemolo a darle le deleghe su energia e ambiente» (Umberto Mancini).
• «Lady d’Acciaio. Black & Decker. Piccola Thatcher. In Viale dell’Astronomia, nel quartier generale della Confindustria, hanno fatto a gara in passato nell’appiopparle soprannomi quando era alla guida dei “giovani”. Lei, divertita, ci rideva su. Ma non si riconosce in nessuno. Emma Marcegaglia è fatta così. Determinata e puntigliosa. Di certo la prima donna-presidente di Confindustria non ama la vita mondana, le luci del palcoscenico. Preferisce la serenità della provincia mantovana, la famiglia, gli amici, per i quali è semplicemente “Emy”» (Umberto Mancini).
• «Da una collega, Barbara Palombelli, prendiamo la descrizione dell’imprenditrice, non sapendo fare di meglio: “Bellissima ragazza, cui sono toccati in sorte i bei colori del profondo Sud, capelli corvini mossi, pelle olivastra abbronzata, occhi neri tagliati all’insù, gonna corta, gambe scattanti, fisico asciutto”. Da aggiungere, non per correggere, ma completare, che è piccolina piccolina e porta dei trampoloni per sembrarlo meno» (Giancarlo Perna).
• Cesare Lanza nel libro Pillole di Venere le attribuì le seste gambe più belle d’Italia, dopo quelle di Simona Ventura, Alessia Marcuzzi, Paola Barale, Martina Colombari e Marta Flavi.
• È sposata dal 2001 con Roberto Vancini, ingegnere informatico, «fra le doti quella dell’ironia: quando a Villa d’Este il posto a tavola era indicato come “signora e signor Marcegaglia”, si è fatto una risata» (Rossana Linguini). Elisabetta Campana, amica inseparabile della Marcegaglia: «Era l’estate 1995, stavamo in piscina. E passa uno, amico di amici. Lo guardiamo: “Però. Mica male”». Una figlia, Gaia (3 marzo 2003). Diceva: «Conto di metterla a letto ogni sera e di accompagnarla all’asilo ogni mattina». Dopo l’elezione al vertice di Confindustria: «M’illudo di metterla a letto e accompagnarla all’asilo».
Vizi Appassionata d’orologi d’epoca «che porta con una punta di snobismo al polso destro» (Ettore Livini), nel tempo libero gira per i mercatini di antiquariato. Ama lo sci, la bici, il nuoto e i cavalli. È golosa di cioccolato.