Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Bologna 18 maggio 1920 – Milano 7 marzo 2012. Cantante.
• Nota femminile del mitico Quartetto Cetra. Compagna di musica e d’avventura di Felice Chiusano, Tata Giacobetti e Virgilio Savona (1919-2009), che nel 1944 diventa suo marito: «Indossavo un tailleur marrone. Ci siamo sposati nella chiesa di San Carlo al Corso, in mezzo alle macerie dei bombardamenti, e al posto del pranzo di nozze abbiamo preso un cappuccino e una brioche al bar» [Enrica Brocardo, Vty 27/1/10].
• A scoprirla fu il cantante Alberto Rabagliati: «Abitavo a Roma con mia madre e mandai su a Milano a mio nonno un disco di cartone (allora per i provini si usava così; costava meno del vinile, ma durava pochissimo) dove avevo inciso una canzone. Il nonno andò in un negozio di musica per ascoltarla e il caso volle che lì accanto ci fosse Rabagliati che disse proprio “ma chi è questa tusa che canta? Che bella voce”. Chiese al nonno il mio numero di telefono e mi chiamò. Quando si presentò io pensai a uno scherzo e buttai giù la cornetta, ma lui richiamò e mi fece avere un’audizione alla Rai di allora, la EIAR» [ibidem].
• «Sono gli anni Quaranta, quelli della guerra, della borsa nera, del cinema di Bragaglia, di Camerini, dei telefoni bianchi, di Vittorio De Sica, di Parlami d’amore Mariù, del trionfo della radio. Di quando Cia canta Ho un sassolino nella scarpa, Notte e dì, Caro papà. Nel 1942 parte per una lunga tournée con il maestro Semprini e la sua Grande Orchestra Ritmo Sinfonica. L’anno successivo si ritrova in scena con Totò, Elena Giusti, Natalino Otto, Gorni Kramer, e con il Quartetto Cetra, allora formato da Chiusano, Giacobetti, Savona e da quell’Enrico De Angelis che le avrebbe lasciato il posto quattro anni dopo. Infatti, nell’ottobre del 1947, al Teatro delle Arti di Roma, Lucia Mannucci diventa la vocalist dei Cetra. Non è bellissima, Cia. Ma è carina, spiritosa, e sobria. Niente lustrini e paillettes, neppure un décolleté audace in scena, così come nella realtà evita il chiasso e la mondanità. E nei Cinquanta diventa un modello per le anti-Loren, che si pettinano, taglio corto e poco cotonato, e si vestono come lei. Lei, la vocalist del Quartetto più sorridente del Paese. Lei che nel 1958 interpreta Donna, il brano clou della rivista Un trapezio per Lisistrata. Lei che, senza i Cetra, incide decine e decine di canzoni, firmate da nomi come Kramer, Gaber, lei stessa (da Vetrine a I tigrotti della giungla a L’amore non ha tempo). Lei che ripete: “È vero: riesco a cantare da sola... Ma mi diverto di più a farlo con Felice, Tata e Virgilio”. Ironiche e nostalgiche, spensierate e maliziose, le loro canzoni entrano di diritto nella Storia. Intramontabili hit come Un vecchio palco della Scala, Un bacio a mezzanotte, La vecchia fattoria, fischiettate, cantate, ballate e consumate a oltranza. Ma Cia e i Cetra non sono soltanto voci. E quando la tv arriva in Italia, il Quartetto entra dentro quella meraviglia, che con il futuro si sarebbe appannata di oscurantismo. E diventa protagonista nella leggendaria Rai di Studio 1. Cia e soci interpretano classici come Il conte di Montecristo, I tre moschettieri, Via col vento, Il dottor Jeckyll e mister Hyde, l’Odissea (addirittura), tutti rivisitati, “scorretti” in allegra parodia e trasformati in musical da quel mostro di Antonello Falqui» (Micaela Urbano).
• Un figlio Carlo (1946), grafico.