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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Lucio Magri

Biografia di Lucio Magri

• Ferrara 19 agosto 1932 – Zurigo (Svizzera) 28 novembre 2011. Politico, giornalista e saggista. Eletto alla Camera nel 1976, 1979, 1983, 1987, 1992 (Pdup, Pci, Rc). Iniziò la sua attività politica nelle organizzazioni studentesche di formazione cattolica, militò inizialmente nella Democrazia cristiana, abbandonata a metà degli anni Cinquanta per passare al Partito comunista, da cui fu espulso nel 1969 assieme a Rossana Rossanda e agli altri fondatori del Manifesto. Nel 1974 passò al Pdup per il Comunismo, di cui fu fondatore e segretario nazionale (1976-1984). Nel 1984 rientrò nel Pci, finché ci fu la scissione e il partito si trasformò in Pds. Aderì quindi a Rifondazione comunista, dove rimase fino al 1995, quando la sua corrente passò ai Ds. Si distanziò anche da questa scelta e rimase fuori dal partito.
• «La sua biografia politica, fitta di scissioni e ricomposizioni, anche dolorose, ma sempre all’insegna di una coerenza “comunista”, s’intreccia nelle cronache giornalistiche con una vitalità sentimentale che gli valse anche qualche invidia. La lunga storia d’amore con Luciana Castellina, che per lui lasciò il marito Alfredo Reichlin attirandosi addosso l’esecrazione moralistica del Bottegone, resta una tappa fondamentale della sua vita. Un po’ meno determinante, giura chi lo conosce, fu il flirt, mai andato troppo giù ai militanti del Pci, con la regina dei salotti Marta Marzotto» (Michele Anselmi). Ricorda la Marzotto: « Ci conoscemmo a casa di Eugenio Scalfari, il giorno in cui nacque la Repubblica, il 14 luglio 1976. Dieci anni. Dormivamo abbracciati, quasi senza respirare. Voleva un figlio da me. Ma non potevo accontentarlo… Lui in fondo amava solo se stesso, il resto era tutta una posa plastica».
• «Un formidabile rivoluzionario da salotto, Magri. Guai se per il gigot d’agneau non c’erano il purè di mele e la salsa di menta: non ci si poteva sedere a tavola. O se i chicchi di caviale non erano g-g-g... grossi grani grigi. Per il resto, si sentiva in dovere di andare a letto con chiunque. Bello, intelligentissimo e infelice. Forse perché ce l’aveva con il mondo: rimproverava al mondo intero il suo sogno di essere a fianco di Che Guevara. Impossibile fargli capire, per quanto mi riguarda, che non era colpa mia» (Marta Marzotto a Cesare Lanza).
• Se volevano insultare Magri, a Botteghe Oscure, negli anni di serrata battaglia politica fra destra e sinistra, per un ventennio gli dicevano: «Abbronzato!». «Perché è vero: Magri era bello, molto bello, con il ciuffo corvino poi imbiancato, prima dall’argento, poi da una neve precoce. Aveva gli occhi azzurri che tendevano al blu, un viso regolare che a molti ricordava quello di Gary Cooper, Lucio aveva fama di grande seduttore, aveva avuto una storia d’amore con Marta Marzotto che aveva suscitato scandalo fra i puritani del politicamente corretto, e – è vero – spesso era anche abbronzato. Ma era soprattutto un intellettuale rigoroso [...] Lucio Magri è morto da suicida assistito, in Svizzera, per scelta volontaria. È morto dopo aver provato due volte a togliersi la vita, è morto senza conversioni in punto di morte, in modo opposto al suo grande rivale (anche in amore) Renato Guttuso che scrisse contro di lui una preghiera per Marta Marzotto che iniziava con “Ave Martina” e finiva con un perfido “E liberaci dal Magri amen”» (Luca Telese) Fat 30/11/2011].
• La moglie Mara fu portata via da un tumore nel 2008. Disse poi all’amico Valentino Parlato: «Volevo morire con lei ma lei mi ha chiesto di non farlo, mi ha detto che dovevo finire il mio libro (Il sarto di Ulm, ndr). Ecco adesso il libro è finito, ha avuto anche un buon successo. Adesso sono arrivato al termine». Da quel giorno, Magri dedicò il resto della sua vita all’organizzazione della sua morte, «con una meticolosità agghiacciante».
• È morto in Svizzera, in una clinica dove si effettuano suicidi assistiti. Aveva programmato tutto, provvedendo in anticipo anche alle pompe funebri. «S’è mosso venerdì sera (25 novembre) da casa, in piazza del Grillo, diretto in Svizzera dal suo amico medico. Non è la prima volta, l’aveva già fatto due volte. Però era sempre tornato, non convinto fino in fondo. Ora però è diverso. Domenica mattina rassicura gli amici: “Ma no, non preoccupatevi, torno domani”. L’ultima telefonata lunedì pomeriggio, verso le sedici. Poi il silenzio. Sì, ora è finito. La notizia può essere resa pubblica. Lucio Magri, protagonista della sinistra eretica, è morto in Svizzera all’età di 79 anni perché vivere gli era diventato intollerabile (…) Una depressione vera, incurabile. Un lento scivolare nel buio provocato da un intreccio di ragioni, pubbliche e private. Sul fallimento politico - conclamato, evidentissimo - s’era innestato il dolore privato per la perdita di una moglie molto amata, Mara, che era il suo filtro con il mondo» (Simonetta Fiori) [Rep 29/11/2011].
• La clinica della «bella morte» è una casa blu alla periferia di Pfafficon, venti chilometri da Zurigo, dove si può scegliere tutto, persino la musica da sentire: si può morire ascoltando Mozart o i Pink Floyd. «Centoquaranta persone, fino ad ora, quest’anno, hanno visto il mondo per l’ultima volta dal letto reclinabile con il sacco lenzuolo fiorato che è qui, al piano terra. Hanno sentito come ultimo odore quello del fritto del ristorante. Hanno visto dalle grandi vetrate il verde opaco dei pini argentati. Un’iniezione, quindici grammi di pentobarbital di sodio sciolto in 60 centilitri d’acqua, due minuti, poi il sonno. E, dopo, il coma profondo. E dopo ancora solo la morte» (Cinzia Sasso) [Rep 30/11/2011].
• Perché proprio un suicidio assistito, in Svizzera, con un’iniezione letale?«Lucio diceva che lui non poteva morire sotto un treno o una macchina o gettandosi da un ponte. Voleva una morte pulita» (Valentino Parlato a Riccardo Barenghi) [sta 30/11/2011].
• È sepolto al fianco della moglie nel cimitero di Recanati, nella tomba da lui preparata dopo la morte di lei.
• «È stato un’eccezione, un vero rivoluzionario. Non posso nascondere di ammirarlo. si ribellò al pattume democristiano quando la Dc era potente, si ribellò al Pci quando era al massimo del fulgore e chiunque scommetteva sul trionfo del comunismo. E si è ribellato all’idea che togliersi la vita sia un sacrilegio» (Vittorio Feltri a Stefano Lorenzetto).
• Nel 2009 pubblicò Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci (Il Saggiatore).