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 2017  agosto 21 Lunedì calendario

Luigi Magni

Biografia di Luigi Magni

• Roma 21 marzo 1928 – Roma 27 ottobre 2013. Regista. Tra i suoi film: Nell’anno del Signore (1969), In nome del Papa Re (1977, David di Donatello per la sceneggiatura), In nome del popolo sovrano (1990), Nemici d’infanzia (1995, David sceneggiatura).
• «Sono un cattocomunista convinto. Ho risposato mia moglie in chiesa, dopo vent’anni di matrimonio civile» (a Barbara Palombelli) [CdS 6/8/2005].
• Figlio di Umberto, emigrato in America e tornato nel 1915 «per combattere e liberare Trieste», e di Assunta «bellissima e innamorata». Era un ragazzino studioso e ubbidiente, che tutti chiamavano Gigi, vezzeggiativo che gli è rimasto. Fu un fascista ortodosso: «Ero moschettiere e capo manipolo, stavo per essere promosso avanguardista quando il 25 luglio del 1943 cadde il regime». Poi, catto-comunista infelice. «Ero un ragazzo triste, introverso, orfano dei genitori. Mi ha salvato il cinema».
• «Nato in via Giulia, cresciuto a Campo dei Fiori, liceo classico e laurea in lettere (…), ha speso tutta la sua carriera di sceneggiatore, autore di film e musical, parlando di Roma. Nell’anno del Signore nel ‘69 fu primo incasso, 3 miliardi 200 milioni. Dopo Faustina , gentil storia sentimentale di tombaroli, era solo il suo secondo film ma si permise un cast stellare con Manfredi, Sordi, Tognazzi, Salerno e la Cardinale. Come Petrolini, la Magnani, Fabrizi, Sordi, Proietti e Manfredi, con cui fece buona parte di strada, stoppandosi dopo la morte dell’attore, in Magni rivisse lo spirito romano del cantastorie dallo stornello irriverente, della scritta anticlericale sulla statua di Marc’Aurelio. Profondo studioso della Roma papalina e carbonara, osservò sotto la lente del socialismo reale le condizioni di vita della gente e le oppressioni del potere vaticano (...). Magni non aveva il sacro fuoco dell’arte ma doveva lavorare, non poteva permettersi di avere molti sogni, viveva a stretto gomito con la II guerra: in una sosta in birreria conobbe Age e Scarpelli, i più prolifici scrittori di cinema popolare e comico» (Maurizio Porro) [CdS 28/10/2013].
• Inizi come sceneggiatore e soggettista con Age e Scarpelli per i maggiori registi dell’epoca. Collaborò anche con Garinei e Giovannini per una serie di fortunate commedie musicali. Esordio alla regia nel 1968 con Faustina, col successivo Nell’anno del Signore (1969) definì la sua linea espressiva: raccontare Roma e la sua storia colta, i suoi aspetti farseschi e drammatici, sempre con un linguaggio chiaro e popolare. La sua trilogia più celebre racconta, attraverso le vicende umane dei Pasquino, dei Ciceruacchio, dei papi e dei cardinali, lo scontro tra il potere temporale della Chiesa («una vergogna, la vergogna civile d’Europa, come diceva Mazzini») e lo stato sognato dai patrioti.
• Altri suoi film: La Tosca (1973), Secondo Ponzio Pilato (1987), O’ Re (1988), La carbonara (1999).
• Fu anche scrittore, scoperto da Oreste Del Buono grazie a cui pubblicò con Bompiani la sua prima opera: Cecilio (Fernando Proietti) [CdS 12/8/2009].
• Sposato con Lucia Mirisola (Venezia 1 settembre 1928), scenografa e costumista, nozze in comune il 16 agosto 1956 e in chiesa il 26 agosto 1984.
• Scuole medie al Col di Lana, liceo Dante Alighieri. Abitava con la moglie in via del Babuino. «Una casa quasi da scapolo (…). Alle pareti dello studio, ritratti di patrioti Ottocenteschi, collezioni di soldatini nelle vetrine, tanti libri antichi, una stampa con dedica di Bettino Craxi, “Avevo girato per Raidue, diretta da Giampaolo Sodano, una serie su Giuseppe Garibaldi, Il generale, ricordo che alla proiezione dello sceneggiato, Bettino era in lacrime, commosso” » (a Palombelli, cit.).
• Frequentatore dell’Osteria dei Pittori sulla via Flaminia (Gioacchino De Chirico) [CdS 5/1/2014].
• «È stato una fetta della mia vita e carriera di attore. Con Luigi Magni perdiamo un vero e proprio riferimento culturale» ha detto Gigi Proietti dopo la sua morte . «Era una persona colta. Il suo talento era anche comunicare con un linguaggio apparentemente popolare, un “dialetto colto”» [CdS 28/10/2013].