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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Roma 5 luglio 1947. Conduttore tv. Faceva l’animatore di villaggi turistici (è stato il primo animatore del primo villaggio turistico italiano) e scriveva testi per Pippo Franco. In Rai come autore dal 1977 (Non stop), lavorò in radio con Gianni Boncompagni e Mario Marenco, inventò il “gioco dei fagioli” di Pronto Raffaella? (1983), diventò conduttore con Pronto chi gioca? (1985) poi, tra l’altro, Fantastico 10, I fatti vostri, l’edizione di Fantastico del 1997, Domenica In, I cervelloni, Piazza Grande, Mezzogiorno in famiglia. «C’è una bella striscia di Disegni & Caviglia pubblicata nella loro rubrica su Tv Sette del Corriere della Sera in cui io torno a casa e trovo la mia coscienza, bella, alta, bionda che mi chiede: “Potresti essere meglio di Fazio e Chiambretti e invece fai queste cagate. Perché lo fai?” e io apro una valigia piena di soldi e la coscienza cambia idea e dice “domani posso venire anch’io con te?”».
• È uno dei tanti ex allievi dell’Istituto Massimiliano Massimo, la scuola romana dei padri gesuiti erede del Collegio romano fondato da Sant’Ignazio di Loyola nel 1550 e sfrattato dall’Italia Unita nel 1870. Compagno di classe di Mario Draghi e Luca Cordero di Montezemolo, dovette cambiare scuola per uno scontro col preside Franco Rozzi (vedi).
• «È un cattivo simpatico imprigionato in un ruolo “buonista”» (Aldo Grasso).
• «Una specie di salvagente. Una trasmissione andava male? Pronti! Giancarlo Magalli la rimetteva a posto. Un conduttore dava forfait? Nessun problema. Arrivava Magalli» (Claudio Sabelli Fioretti).
• «Cominciò sostituendo Enrica Bonaccorti a Pronto chi gioca?; arrivò di corsa su un’ambulanza a rianimare Fantastico dopo l’addio di Enrico Montesano. Una carriera curiosa quella del “salvatore della patria” Giancarlo Magalli, autore di programmi di successo, un passato remoto di animatore di villaggi vacanze e di assicuratore, nonché di vigile urbano volontario. La gente, anche la più strana, gli è sempre piaciuta; affetto ricambiato perché, come dice lui, “non sono un fusto, e chi mi vede dall’altra parte del video si rassicura, pensa subito: ‘È uno come me’”. Ironico, caustico, battutista imbattibile» (Silvia Fumarola).
• «Mio padre e la mia prima moglie volevano che facessi l’assicuratore, il lavoro sicuro, tutte quelle storie... Ho resistito pochissimo. La noia mi stava massacrando. Alla fine ho rotto con mia madre, ho lasciato mia moglie e sono andato in affitto in un monolocale di Nico Fidenco. Ho un unico rimpianto, mio padre è morto prima di rendersi conto che avevo ragione io».
• Sul duopolio Rai/Mediaset: «In Mediaset sono più chiari. Dicono: dobbiamo fare otto milioni? Facile: tette e culi. In Rai ti dicono: siamo il servizio pubblico. Alla seconda puntata ti dicono: “Bello eh? Bello! Ma porca miseria dobbiamo fare mezzo milione in più. Possiamo mettere una tetta o un culo?”. Ma la qualità? “E che sarà mai un culo”». «Bisogna fare come Bonolis, essere spietati, andare da uno, ritornare dall’altro, levargli più soldi possibile, ritornare da uno, ancora più soldi, ritornare dall’altro, levargliene ancora. Niente sentimentalismi. La mia azienda del cuore? Stronzate che pensiamo solo io e Fabrizio Frizzi».
• «Le battute non causano danni. Se hanno bisogno di te ti perdonano tutto. Quando Rossini era direttore di Raitre scrissi sul Messaggero che Achille Bonito Oliva aveva fatto un ascolto così basso che sarebbe stato più conveniente mandarlo personalmente casa per casa. Rossini si incazzò terribilmente. Girava per la Rai dicendo alla gente: “Conosci Magalli? Digli che è uno stronzo!”. Dopo due settimane diventò direttore di Raiuno. Pensai: “Ho finito con Raiuno”. Dopo una settimana mi chiamò perché gli serviva che facessi un programma».
• Ha fatto il volontario per sette anni con la polizia municipale di Roma, di cui è agente onorario, andando di pattuglia due notti a settimana. Ha ricevuto i gradi di maresciallo, poi di tenente e di capitano. È anche carabiniere onorario. Nell’aprile 2007 nominato commendatore al merito della Repubblica.
• Si è favoleggiato, per via di una vaga rassomiglianza, che sia figlio di Renato Rascel. Ci scherza su anche lui.
• «Ho un’ironia cattivella che piace ai giovani. Anche se in tv faccio programmi per anziani».
• Nel 2015 è il più votato alle quirinarie del Fatto Quotidiano. «Mi hanno telefonato i giornali, le tv, mi vogliono Vespa, Floris, Agorà. Ma che ci vado a fare?, mica sarò davvero il presidente». Lui, a capo dello Stato vorrebbe Rodotà.
• «Se sono democratiano? Una definizione ai limiti della querela! Anni fa uno era o democristiano o comunista. Io non sono mai stato un esacerbato progressista ma nemmeno un democristiano conservatore. Ora sono disilluso. I politici oggi non sono amati».
• «Speriamo arrivi presto qualcuno che ci faccia rimpiangere Renzi».
• Due figlie, Manuela (nata dal primo matrimonio) e Michela (1994) avuta dalla seconda moglie Valeria Donati, da cui ha divorziato nel 2008.
• Maniaco delle raccolte-punti (soprattutto aerei e alberghi), pare che abbia all’attivo circa 150 carte fedeltà «che se le metto per terra ci faccio 30 metri quadrati». Grande esperto di computer, chiede che gli si regali «qualsiasi marchingegno elettronico».