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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

Miriam Mafai

Biografia di Miriam Mafai

• (Maria) Firenze 2 febbraio 1926 – Roma 9 aprile 2012. Giornalista e scrittrice. Politica. Di Repubblica (fu anche tra i fondatori).
• «Per la Mafai il giornalismo era un’arte laica, che non guarda in faccia a nessuno, che ha il proprio centro nel culto della verità a ogni costo, anche quando la verità va contro le opinioni proprie, le banalità precostituite, l’interesse e il conservativismo del proprio gruppo e del proprio ambiente» (Lucia Annunziata).
• Figlia di due pittori: Mario (1902-1965), esponente della Scuola romana, e Antonietta Raphäel (1895-1975).
• «La lezione di piano è uno dei tanti ritratti che mi ha fatto mio padre. Ma posare per lui era un piacere, perché aveva una grande dolcezza. Potevo leggere, muovermi, ogni tanto mi richiamava: “Miriam!”, e io mi rimettevo in posa. Mia madre invece pretendeva tutto il tempo che io, Simona e Giulia, le mie sorelle, restassimo immobili. Avevano due modi molto diversi di lavorare... Lui era più pacificato, forse più sereno. Ma lei era donna, straniera, girovaga, figlia di un rabbino della Lituania, certamente la sua vita era stata più difficile».
• «Comincia come funzionario del Pci in un Abruzzo ancora semidistrutto dalla guerra. Essendo suo marito, a sua volta, un funzionario del Pci addetto al lavoro internazionale lo segue a Parigi nel 1957, con due bambini che intanto le sono nati. Maria Antonietta Macciocchi, conosciuta durante la Resistenza, la fa diventare corrispondente di Vie Nuove con un modico compenso “a borderò”. Primo servizio: un resoconto della visita di Elisabetta d’Inghilterra all’Eliseo. Articolo che a Macciocchi non piace: poche notizie. Ma rientra in quello stesso arco di tempo uno dei pochi lavori che la protagonista non disdegni di rievocare quasi come uno scoop. Appena conosciuto a un congresso del Psi un giovanotto che la colpì per la sua disinvolta destrezza, scrisse: “I dirigenti socialisti di domani saranno come questo giovane”. Una profetessa. È faticoso lesinarle la qualifica, poiché quel congressista si chiamava Bettino Craxi. Nel 1958 Miriam è nella redazione romana dell’Unità. Stipendio: 80 mila mensili. Qualifica: impiegata. Nel 1961 è redattore parlamentare» (Nello Ajello). Dopo l’Unità, Paese Sera.
• «La stampa di partito, la fatica dei comizi e le elezioni lasciano il posto al professionismo quando Eugenio Scalfari fonda la Repubblica. Miriam Mafai ne diventerà una delle firme più originali e inquiete, convivendo con il radicalismo liberal dei pionieri dell’Espresso e l’impegno più ortodosso di Paese Sera, provando sempre a sfuggire sia alla frivolezza che al conformismo» (Gianni Riotta).
• Era separata con due figli (Luciano e Sara Scalia, lui sindacalista lei giornalista), agli inizi degli anni Sessanta incontrò Giancarlo Pajetta (1911-1990): «Con lui ho vissuto trent’anni e gli rispondevo male quando da Savonarola mi prendeva in giro: non ti vergogni di vivere in una casa così grande? Grande la mia casa di centoventi metri quadrati? Quando Pajetta morì nel 1990 vennero a salutarci tanti amici e una serie di personalità. Notai nei loro occhi una punta di meraviglia: come, un alto dirigente del Pci come Pajetta viveva in una casa così modesta? Franco Carraro non si trattenne e mi manifestò lo stupore» (da un’intervista di Dino Messina).
• Soprannominò Napolitano “Giorgio o’sicco” (il magro) per distinguerlo da “Giorgio o’ chiatto” (il grasso), cioè Amendola.
• Tra i suoi libri Dimenticare Berlinguer. La sinistra italiana e la tradizione comunista (Donzelli, 1996) e Botteghe Oscure, addio. Com’eravamo comunisti (Mondadori, 1996). Autrice da ultimo della sua autobiografia, uscita postuma e incompiuta: Una vita, quasi due (Rizzoli, 2012).
• Su di lei Paolo Franchi: «la prima cosa che mi viene in mente, per me la più importante, è la risata, sempre la stessa da quando, ragazzo, la ho conosciuta: alta, vitalissima, incontenibile, la risata di chi ha attraversato, e raccontato, grandezze e miserie, passioni brucianti e delusioni più brucianti ancora di un secolo, quasi senza smarrire un’ oncia della sua umanità, della sua ironia, del suo desiderio di capire» e Pierluigi Battista: «Miriam Mafai era una donna molto libera ed era una donna molto militante. Spesso le due cose non combaciano. Ma in Miriam Mafai coincidevano con una franchezza di stile ed una trascinante simpatia umana davvero rare. Il giornalismo politico dell’ Italia repubblicana perde con lei una figura centrale. E mancheranno le sue doti di ipercritica, sarcastica, pungente militante della sinistra italiana» [Cds 10/4/2012]. Giuliano Ferrara: «Donne così come fu Miriam Mafai, ebrea, atea, materialista, comunista, ilare, severa, sbrigativa, dolce di cuore e con un’affettata durezza di testa, donne così i ragazzi di questi anni non ne incontrano più» [Fog 10/4/2012].