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 2017  febbraio 26 calendario

• Trieste 27 aprile 1923 – Trieste 8 luglio 2010. Pianista. Compositore (Muleta mia, El can de Trieste), arrangiatore e direttore d’orchestra. Re dello swing italiano. Storico presentatore di Studio Uno e di Hit Parade. «Sei mesi, da ragazzino, a studiare pianoforte da Don Crisman, parroco di Prosecco, a pochi chilometri dalla mia Trieste. Il resto è stata curiosità, ricerca».
• Celebre nell’immaginario collettivo dei Sessanta, fu «uomo di jazz, ma anche di tv in sabati sera scintillanti di humour e di lustrini» (Marinella Venegoni).
• «Seppe divagare tra facoltà universitarie, composizioni, set cinematografici, radio, tv e patrie galere» (Malcom Pagani).
• «Orfano di padre poco dopo la nascita, figlio unico di una maestra bigotta e innamorata del Duce, aveva in sé un fortissimo senso del rispetto della legalità e dell’importanza della reputazione. Visse come uno shock irreversibile l’esperienza della galera (…) appeso il pianoforte al chiodo, si chiuse in casa a “guardare la televisione per odiarla” e a leggere compulsivamente giornali e romanzi (…) Antifascista in un tempo in cui esserlo aveva un senso, libertario, borghese, per nulla comunista, scardinatore di luoghi comuni, e sempre con humour, mai con veemenza (…) Luttazzi era anche un igienista, un uomo che teneva molto ad avere un aspetto elegante e ordinato, uno snob della dizione (non sopportava certi accenti e intonazioni volgari), un autoironico radicale» (Camilla Baresani) [Cds 11/4/2011].
• «Avevo scritto quasi per scherzo la canzone Il giovanotto matto, il testo l’avevo scritto sul libro di diritto privato, studiavo legge, e infatti fui bocciato, era negli anni della guerra, vivevo a Trieste. La feci sentire a Ernesto Bonino che era arrivato a Trieste per uno spettacolo del Guf, e lui la prese. Un miracolo. Non seppi più niente finché un anno dopo mi arrivò una lettera gialla della Siae con 350.000 lire, per allora una fortuna, per me povero studente figlio di maestra era come diventare ricco. Infatti con quei soldi me ne andai a Milano» (a Gino Castaldo).
• «Grande entertainer, baluardo di civiltà perduta» (Aldo Grasso), si escluse dalla vita pubblica per un’indagine (roba di droga) iniziata nel 1970 in seguito a un’intercettazione telefonica su Walter Chiari che portò in carcere sia il comico che il musicista (totalmente scagionato in istruttoria): «Mi sono ritirato per vari motivi. La galera fu la goccia finale. La verità è che la musica invece di prendere la piega che pensavo io si era trasformata in qualcosa di più elementare, che non capivo e non sapevo fare. E non sapendola fare, mi sono disamorato della musica. E mi sono ritirato» (a Michela Tamburrino).
• Autore tra l’altro della celebre canzone cantata da Mina Una zebra a pois («me l’ha data tempo fa / uno strano marajà / vecchio amico di papà»).
• Nel 2006 uscì Per amore, cd in suo onore voluto dallo storico batterista delle orchestre Rai Roberto Podio (canzoni cantate da Mina, Fiorello, Christian De Sica, Renzo Arbore,Gianni Morandi, Lucio Dalla).
• Mentore di Arisa al Festival di Sanremo 2009. «È come un nonno per me, prodigo di consigli e lo ringrazio davvero tanto».
• «Lelio era un uomo di sublime raffinatezza, dotato di un’ironia che molto raccontava di sé. Arrivò nel mio programma ultraottantenne e si offrì al pubblico che non lo vedeva da decenni con un’intervista pazzesca. Espresse concetti di un anticonformismo eversivo. Sulla pigrizia , sul valore e il piacere di perdere tempo, sulla necessità di non far niente» (Fabio Fazio).
• Girò il film L’Illazione nel 1972 che però la Rai non mandò in onda fino al 2011. «dobbiamo purtroppo constatare che l’opera non è riuscita, prigioniera dei danni fatti dal “cinema cerebrale” dell’epoca (…) Ma tale è stato il piacere di rivedere Luttazzi sullo schermo che tutto è perdonato. Anche perché niente riuscirà a ripagarlo del torto subito» (Aldo Grasso).
• Nel 2012 Einaudi ha pubblicato postumo il suo romanzo L’erotismo di Oberdan Baciro.
• Era sposato con Rossana.