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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Termini Imerese (Palermo) 28 giugno 1960. Politico. Senatore (Il Megafono – Lista Crocetta). Già membro dell’Azione cattolica, nel 1990 partecipò alla fondazione dei Democratici di sinistra. Eletto alla Camera nel 1994, 1996, 2001, 2006, al senato nel 2008 e nel 2013, dal giugno 2000 al settembre del 2001 fu presidente della commissione Antimafia. Oltre che di lotta alla criminalità organizzata, si è occupato anche di ospedali psichiatrici, Croce Rossa e tossicodipendenze.
• «Quando con la commissione antimafia si andava a Corleone, il figlio di Totò Riina, Giuseppe, mi aspettava in piazza e assumeva atteggiamenti da piccolo boss. Mi sfidava con gli occhi. Più volte i carabinieri lo hanno dovuto allontanare. Era un segnale di onnipotenza, una provocazione» (Corriere della Sera).
• Nel 2007 il pentito Maurizio Di Gati confermò l’esistenza di un piano mafioso per eliminarlo che sarebbe stato autorizzato nel 2000 da Bernardo Provenzano (piano saltato per l’arresto il 16 aprile 2002 di Nino Giuffrè, killer designato).
• Nel 2008 presentò con Giuseppe Giulietti una proposta di legge affinché nelle scuole italiane venisse introdotto «l’insegnamento dell’antimafia, con specifiche unità didattiche da realizzarsi durante le ore di storia».
• Nel 2012 insieme a Sonia Alfano si recò in carcere per incontrare Bernardo Provenzano e da altri mafiosi per proporre loro di collaborare. L’iniziativa scatenò un caso politico, interrogazioni parlamentari presentate dal centrodestra e proteste degli avvocati dei boss.
• «I due parlamentari hanno incontrato a più riprese Provenzano, Filippo Graviano e Antonino Cinà, protagonisti, negli anni Novanta, delle più torbide e sanguinarie imprese di mafia, sostenendo che l’obiettivo delle loro visite era soltanto quello di spingere i mafiosi a pentirsi. Ma il rapporto degli agenti penitenziari, inviato ai vertici del Dap e inoltrato con straordinario ritardo al ministro, rivela che in quei colloqui si discuteva di temi e personaggi legati a processi in corso. Il sospetto di Gasparri e dei senatori del Pdl è che Lumia e Alfano cercassero elementi da mettere a disposizione di Ingroia per rafforzare la traballante inchiesta sulla trattativa di vent’anni fa, con particolare riferimento al filone in cui i magistrati disegnano un coinvolgimento diretto di Marcello Dell’Utri e indirettamente di Silvio Berlusconi» (Il Foglio).
• «Giuseppe Lumia, uomo d’antimafia, intervistato a Klauscondicio nella sua qualità, non esclude che Matteo Messina Denaro, numero uno della mafia in mancanza di numeri primi, sia bisessuale. La cosa in se, con rispetto parlando, non è detta per offendere. Ci mancherebbe. E Lumia, infatti, si augura che sia questa particolarità del boss a farlo collaborare con gli inquirenti, che si faccia più femminuccia che masculo, insomma» (Pietrangelo Buttafuoco).
• Sposato, due figli.