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 2017  marzo 28 calendario

• Empoli 20 giugno 1982. Politico. Del Pd. Ministro dello Sport nel governo Gentiloni (dal 12 dicembre 2016). Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria nel governo Renzi (2014-2016). Eletto alla Camera nel 2013. «È il braccio destro e sinistro di Renzi. Il mister Wolf del presidente del Consiglio. Quello che risolve i problemi, soprattutto quando sono particolarmente delicati. Però, al contrario del personaggio del film di Quentin Tarantino, Lotti non è né cinico né distaccato» (Maria Teresa Meli) [Iod 15/3/2014].
• «Figlio di un funzionario della Banca di credito cooperativo di Pontassieve, Marco Lotti, e nipote del terracottaio Gelasio, Luca è cresciuto a Samminiatello, frazione di Montelupo» (Fabrizio Boschi) [Grn 17/12/2015].
• «La prima scena del film sul rapporto tra Matteo Renzi e Luca Lotti comincia un pomeriggio di dicembre del 2005. Renzi, all’epoca presidente della provincia, passa un pomeriggio alla Fiera della ceramica di Montelupo, paesino a ventisei chilometri da Firenze, fa un salto al comune, incontra il sindaco, il sindaco gli presenta un giovane consigliere, quel consigliere – che allora aveva ventitré anni, che militava nell’Azione cattolica, che come Renzi aveva la tessera della Margherita, che nella vita allenava una squadra di calcio di bambini e che alle elezioni comunali era stato eletto, dice lui, anche raccogliendo molti voti di amici di centrodestra – fa subito simpatia al presidente della provincia. I due iniziano a chiacchierare, si scambiano qualche battuta, cominciano a ridere, poi Renzi lascia il comune, Lotti lo accompagna all’uscita, Renzi chiede indicazioni per la Festa della ceramica, Lotti offre qualche indicazione, Renzi ascolta, poi chiede a Lotti se può dargli un passaggio in macchina. Lotti dice di sì, Renzi sale sulla Golf di Lotti, e, mettendo a tutto volume Champagne-Per-Brindare-A-Un-Incontro di Peppino Di Capri, Lotti e Renzi (che nell’universo del Rottamatore, oggi, vengono chiamati “Luca e Matteo” con il tono rispettoso di chi sa di rivolgersi ai due principali apostoli del renzismo) iniziano a parlare e non si fermano più. Risultato: due giorni dopo Lotti riceve una telefonata dal presidente della provincia e ascolta la seguente domanda. “Oh Luca, senti, sto rimettendo a posto il mio staff. Perché non vieni a lavorare con me in provincia?”» (Claudio Cerasa) [Fog 5/12/2013].
• «Da otto anni Lotti è non solo il più stretto collaboratore di Matteo Renzi, ma soprattutto è una presenza di cui l’attuale premier fatica a fare a meno. (…) Detto il Lampadina per via della chioma bionda, è stato il primo renziano a mettere ufficialmente piede dentro il Nazareno. Scottato dal risultato negativo delle trattative sulle regole per le primarie del 2012, condotte allora da Roberto Reggi, Renzi decide di affidare i rapporti con il Partito al suo braccio destro più fidato, conoscendone le capacità straordinarie di uomo-macchina, in grado di lavorare nell’ombra e risolvere anche le situazioni più delicate. Il primo “esercizio” di politica romana per lui è la definizione della “truppa” renziana da inserire nelle liste per le elezioni di deputati e senatori. Nelle quali il rottamatore scrive anche il suo nome. Poco dopo, con le dimissioni di Pier Luigi Bersani e la “reggenza” affidata a Guglielmo Epifani, Lotti entra in segreteria, ufficialmente con la delega agli enti locali. In pochissimo tempo, si conquista la fiducia e la stima dei colleghi anche delle altre componenti» (Francesco Calvo) [Eur 28/2/2014].
• Dopo le dimissioni di Renzi, nel governo Gentiloni «Luca Lotti è diventato ministro dello Sport, e questo gli consentirà di partecipare di persona a tutte le riunioni del governo. Di controllarle, dicono i maligni. Ma ha pure la delega chiave sul Cipe, il Comitato per la programmazione economica che dà l’ok alle spese strategiche, e sull’editoria, con tutti i decreti attuativi di una riforma appena approvata. Non ha la delega sui servizi segreti, per la quale era in corsa. E che invece resta nelle mani del premier, Paolo Gentiloni. Anche se nei fatti sarà gestita in coabitazione con il nuovo ministro dell’Interno Marco Minniti, che l’ha avuta sia nel governo Letta sia in quello Renzi. E che dal Viminale ha il coordinamento del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo» (Lorenzo Salvia) [Cds 14/12/2016].
• Sposato con Cristina Mordini, un figlio, Gherardo.
• Milanista.