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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Roma 9 maggio 1957. Imprenditore. Noto soprattutto come presidente della Lazio (dal 19 luglio 2004, il 26°). «Me la diano a me l’Alitalia e in cinque anni la rimetto in sesto. Dieci come me al governo e si risolvono i problemi».
• È a capo di una serie di aziende con un totale di oltre 6.000 dipendenti: imprese di pulizia e manutenzione (nell’87 fondò la Snam Lazio Sud, più avanti Linda Aurora e Bonadea), un istituto di vigilanza (Roman Junior Security), un’impresa di termogestione, società nel settore delle costruzioni ecc.
Vita «A scuola la classe mi si è rivoltata contro perché studiavo troppo. Ma a me piaceva. E sono stato poi io a vincere la borsa di studio come migliore studente dei licei classici del centrosud, mica loro».
• «Nonno e papà carabinieri, mamma insegnante, frequenta il liceo classico ai Castelli Romani, si laurea in Pedagogia. Prende la tessera di giornalista pubblicista scrivendo per il Gazzettino del Lazio e Il Tempo» (Massimo Arcidiacono).
• Nel 1987 fondò la prima impresa di pulizia, la Snam. Poi altre tre: la Linda, l’Aurora e la Bonadea. Più una società di vigilanza. Arrivarono così gli appalti milionari in Regione, provincia, comune, banche, ospedali, Asl. Lotito però preferiva non apparire, vaò zero fotografie, nessun segno di riconoscimento, alcuna segnalazione mondana.
• «Ha sposato Cristina Mezzaroma, figlia di Gianni, esponente di una delle più note famiglie di costruttori romani. In politica ha saputo accreditarsi negli ambienti più diversi. Una scelta in un certo senso obbligata: le sue aziende sono cresciute grazie al rapporto con gli enti pubblici, per lo più con base a Roma. Un breve elenco di clienti passati e presenti comprende la Regione Lazio, la Provincia di Roma, l’Acea, il policlinico Tor Vergata, alcune Asl capitoline, l’Azienda ospedaliera Spallanzani, il policlinico Sant’Andrea. Anche la Guardia di Finanza (per la precisione i reparti speciali dello Scico) si è affidata alle imprese di pulizia di Lotito» (Vittorio Malagutti).
• «Avevo 6 anni. Il fidanzato della mia tata mi chiese: ragazzi’ che squadra tieni? E io: nessuna. Nun se po’ risponde’ nessuna, devi tifa’ Lazio, mi disse. Da allora fu così».
• Una voce ricorrente lo vuole originariamente tifoso romanista.
• «Lavoratore instancabile e sottotraccia, salito alla ribalta all’improvviso quando staccò l’assegno da 18,2 milioni di euro col quale salvò la Lazio da morte certa (in realtà si trattava di un credito girato dalla Regione Lazio). Mai sfiorato da un dubbio. Ma bisogna capirlo: lui è quello che ha ottenuto per la Lazio una rateizzazione fiscale fino al 2028, a un miliardo di vecchie lire al mese. Provate voi a chiedere una rateizzazione in ventitré anni delle multe per divieto di sosta, poi ne riparliamo. Sono già leggenda l’imitazione di Max Giusti, i suoi cinque cellulari, le arringhe in latino ai giocatori (e Di Canio gli avrebbe risposto “populus tuus te acclamat”») (Mattia Chiusano).
• «Nella villa all’inizio dell’Appia Antica – parco spettacolare e ufficio Luigi XVI con affreschi di Baratta alle pareti – Lotito va a letto tardissimo, si alza alle sei, lavora fino a mezzanotte usando quattro cellulari e per rilassarsi va con le guardie del corpo (ha due scorte, una pubblica e una privata) in un localino di via del Corso per giocare a carte. “Chi sono i guardoni che lo dicono? Gioco a scopa qualche volta, tutto qui. In Italia il successo è imperdonabile. Se ti realizzi ti attaccano. Ma io sono bravo. So fare. E la cultura è stata la mia unica bussola”» (La Stampa).
• «Ho uno spiccato senso della sinestesia, ovvero faccio più cose contemporaneamente».
• Per molto tempo ha proibito ai giocatori di parlare con la stampa facendo lui stesso il giro di tutte le trasmissioni televisive della domenica e del lunedì. Detto perciò Lotutto. Altri soprannomi: Lotircio.
• Nonostante la vittoria due Coppe Italia (2009 e 2013, la seconda conquistata battendo in finale la Roma) e una Supercoppa italiana (2009), i tifosi laziali non l’hanno mai amato. Dal giorno del suo insediamento come presidente ha tagliato i ponti con la tifoseria organizzata (niente più biglietti gratis, aiuti economici sulle trasferte, ecc) e da quel momento sono iniziati i primi malumori. Incrementati nel corso degli anni da divergenze di opinioni sulla gestione societaria, sulle cessioni dei giocatori più richiesti. Dopo la cessione all’Inter del brasiliano Hernanes nel mercato di riparazione del gennaio 2014, scoppiarono clamorose manifestazioni di protesta che durarono per tutto il girone di ritorno della stagione 2013/2014, con la curva Nord e gran parte dello stadio lasciati costantemente deserti. Per Lazio-Sassuolo, il 23 febbraio, poi si presentarono in 40 mila, tutti con i cartelli “Libera la Lazio”, “Lotito vattene”, “Ridateci i marò e prendetevi Lotito” ecc., e intonando per tutta la partita cori contro il presidente. “Assoluta maggioranza”, l’enorme striscione esposto in curva Nord in risposta a Lotito che tempo fa aveva definito i contestatori una «sparuta minoranza».
• «Dopo tonnellate di impopolarità, milioni di “vattene”, qualche inconcludente armistizio, il rapporto tra l’azionista di maggioranza della “prima squadra della Capitale” e i sostenitori, s’è stabilizzato su un’insofferenza reciproca. Lui va avanti, “malgrado”. Loro mugugnano e s’incacchiano, ma sono prigionieri dell’impotenza che attanaglia chi non può comprarsi la squadra del cuore. (…) La sua è una corsa solitaria, ostinata, perfino filosofica. Perché il conto in banca ce l’ha robusto, in tv ormai lo trattano da macchietta, e se insiste dev’esserci una motivazione ulteriore. Qualcosa di mistico e ruspante al tempo stesso. Una percepita predestinazione. Qualcosa tipo “Il Titano chiamato Lotito”, che suona pure bene, un po’ titolo d’una tragedia greca. No: di una commedia» (Stefano Pistolini).
• Oltre che della Lazio, dal 2011 è proprietario, insieme al cognato Marco Mezzaroma, della Salernitana che ha portato dalla Serie D alla Lega Pro) i cui tifosi l’hanno ribattezzato Lot-idolo.
• Consigliere federale della Lega Calcio, nonostante i dubbi legati alle traversie giudiziarie per la gestione della Lazio.
• Un figlio.
• Una villa di 1.600 metri quadrati a Cortina.
Processi Finito nell’inchiesta Calciopoli, fu in un primo tempo multato di 30 mila euro e inibito per due anni e mezzo con Lazio penalizzata di 30 punti sulla classifica 2005/06 e di 11 su quella 2006/07: dopo l’arbitrato del Coni l’inibizione fu ridotta a quattro mesi e i punti di penalizzazione sul 2006/07 a 3 (non impedirono alla squadra di chiudere il campionato al 3° posto qualificandosi per la Champions League 2007/2008). Per il reato di frode sportiva, dopo la condanna in primo grado, in appello gli è stata riconosciuta la prescrizione.
• Deferito alla Commissione Disciplinare della Figc in seguito all’indagine sul calcio scommesse del 2011. Testimonianza su di lui di Massimo Erodiani davanti ai magistrati di Cremona: «Mi risulta che abbia gestito direttamente la combine della partita di Coppa Italia Lazio-Albinoleffe».
• È stato condannato in appello a 18 mesi di reclusione e 40 mila euro di multa (contro i 2 anni e 65mila euro inflittigli in primo grado) per aggiotaggio manipolativo e informativo: secondo l’accusa avrebbe fatto un patto occulto con Roberto Mezzaroma (zio della moglie, pure condannato) grazie al quale avrebbe eluso l’obbligo di Opa (aveva il 29% di azioni della Lazio, con il 14,6% di Mezzaroma avrebbe superato la soglia del 30%, oltre la quale c’è l’obbligo di lanciare l’Offerta pubblica di acquisto sull’intero pacchetto azionario). Giudicando prescritto il reato di aggiotaggio, la Cassazione nel gennaio 2014 ha rinviato alla Corte d’appello di Milano la determinazione della pena per l’acquisizione di azioni oltre il 30% senza opa.
• Protagonista di un contenzioso legale col Coni, nel 2011, per l’affitto dello stadio Olimpico (2 milioni, una «estorsione» a suo dire, espressione per la quale fu querelato). Fu contestato anche dalla Lav per il rito portafortuna di liberare un aquila all’Olimpico prima delle partite.
• Portato in tribunale anche dall’allenatore Vladimir Petkovic, licenziato «per giusta causa» nel 2014, con l’accusa di essersi accordato sottobanco con la nazionale svizzera per la stagione successiva. Ha perso la causa invece con Galderisi esonerato dalla Salernitana nel 2013 e a cui ha dovuto pagare quando previsto dal contratto. Fra i giocatori portò in tribunale Ledesma, Pandev, Zarate.
Frasi «Ricordate ’na cosa Di Ma’: con Lotito risultato garantito. Poi c’è ’a versione co’ ’e donne che t’aa spiego dopo» (al giornalista Sky Gianluca Di Marzio).
• «Io non sono tecnologico, vede. Ammetto la mia ignoranza. Io sono amanuense».
• «Se i tifosi hanno mal di pancia, prendessero l’Alka Seltzer...».
• «Sto mondo va cambiato. Nel pallone ho trovato più prenditori che imprenditori, più magnager che manager».
• «Non sono scaramantico, sono cattolico cristiano e rispetto a Galliani ho un aspetto escatologico completamente diverso del disegno divino».
• «C’è uno spot che ammutuiamo: non vendiamo sogni, ma solide realtà».
• «Si tratta di una sparutissima rappresentanza di tifosi, che si contano sulla punta delle dita: si parla di non più di 12-13».
Critica «Fisiognomicamente prima ancora che finanziariamente appare inadatto per l’incarico. Ha accumulato molte colpe, la prima e non emendabile: essere se stesso. E’ riuscito nell’ovvio e nell’impossibile. Ha fatto scattare la trappola della nostalgia canaglia: aridatece Cragnotti, quello che faceva annunciare allo speaker colpi di mercato mai realizzati. Oppure datece chiunque altro» (Gabriele Romagnoli).
• «Non ama molto il contraddittorio: gli piace discutere, ma deve parlare quasi sempre lui. Parte e comincia: primo, secondo, terzo; latino, greco. Quando era ospite al Processo del Lunedì, si arrendeva persino Aldo Biscardi» (Beppe Di Corrado).
Politica Nel 2013 fu testato come possibile candidato del Pdl per la Regione Lazio. Nello stesso anno è stato tra i finanziatori della campagna per un secondo mandato di Gianni Alemanno sindaco a Roma.
Religione «Vengo da una famiglia molto religiosa: qui in tasca ho il vangelo e il rosario. Li porto sempre con me» (Il Foglio).
• «Se potessi incontrerei Francesco tutti i giorni, magari anche per chiedergli conferma di quella voce che mi è arrivata… Pare che il Santo Padre avrebbe una forte simpatia per la Lazio. Se fosse vero, per me e per il nostro club sarebbe un arricchimento spirituale incredibile» (a Massimiliano Castellani).
Vizi Accusato di essere tirchio. «Non lascio avanzi nel piatto. Nel lavoro applico dettami morali ed etici. Ma non sono tirchio, è una bufala giornalistica».
• Ha un «rapporto morboso» con i suoi quattro telefoni: «Li tengo sempre in tasca, due da una parte, due dall’altra. Uno è dedicato alla squadra, uno alle mie altre attività professionali, un altro ancora alla famiglia e uno è riservatissimo, il numero lo ha soltanto la mia segretaria. Li spengo soltanto durante le tre ore e mezzo di sonno che mi concedo ogni notte e quando vado in chiesa, la domenica» (Panorama).
• Ama la parola “avulso”.