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 2017  dicembre 19 Martedì calendario

• (Sofia Villani Scicolone) Roma 20 settembre 1934. Attrice. Tra i suoi film: Pane amore e... (Dino Risi, 1955), La ciociara (Vittorio De Sica, 1960, premio Oscar, Nastro d’argento e David di Donatello come miglior attrice protagonista), Ieri oggi domani (De Sica, 1963, David), Matrimonio all’italiana (De Sica, 1964, David e nomination all’Oscar), I girasoli (De Sica, 1970, David), Il viaggio (De Sica, 1974, David), Una giornata particolare (Ettore Scola, 1977, David e Nastro). Nel 1991 fu premiata con l’Oscar alla carriera, nel ’94 con l’Orso d’oro a Berlino e nel ’98 con il Leone d’oro a Venezia, sempre alla carriera. Mito del nostro cinema e donna italiana per eccellenza in tutto il mondo. «Io esisto solo perché dentro di me sono rimasta soprattutto e soltanto napoletana».
Vita «La madre, Romilda Villani, quasi una romantica sosia di Greta Garbo, aspirante attrice, aveva amato un uomo, Riccardo Scicolone, all’epoca impiegato in una società di costruzioni ferroviarie, che poi non la volle sposare, ma che riconobbe come proprie le due figlie naturali Sofia e Maria» (Marcello Garofalo).
• La sorella minore Maria il 3 marzo 1962 sposò a Predappio Romano Mussolini (1927-2006), figlio di Benito dal quale ha avuto due figlie, Alessandra (vedi) ed Elisabetta.
• In un’intervista di Alberto Moravia Sofia raccontò che la mamma scriveva al padre (ingegnere costruttore residente a Roma) telegrammi tipo «Sofia gravissima, vieni subito»: «Lui il più delle volte ci cascava. Ma appena arrivato scopriva che stavo bene e allora si arrabbiava. La sua famiglia l’aveva a Roma. Io ho due fratellastri. Era un estraneo, non vedeva l’ora di andar via, tanto più che i miei non gli perdonavano di non aver sposato mia madre. Era come un asino tra i suoni. Lo diciamo a Napoli. Vuol dire: come un intruso».
• La mamma faceva l’attrice con Tecla Scarano. Il papà? «Tanto bello anche lui. Alto, robusto, distinto, capelli brizzolati, volto un po’ tondo, naso adunco simile a un becco, mani e piedi grandi, ma caviglie e polsi sottili. Sempre vestito con eleganza sobria, da gran signore. Un bel sorriso, un’espressione sprezzante. Pieno di charme».
• «La mia infanzia è stata un’esperienza negativa, con la guerra, i marocchini, la povertà, la mancanza di un padre. Però tra noi c’era molto amore, così non sono diventata una persona amara: sono anzi ottimista, mi sveglio ogni mattina certa che dietro l’angolo mi aspetta una cosa bella. Solo così posso vivere, serena, tranquilla». Il 2 ottobre del 1949 «dovette accontentarsi del titolo di “Principessa del mare”, che le fu assegnato insieme ad altre cinque ragazze. Era il primo concorso di bellezza del dopoguerra e la futura diva, 15 anni, sorrideva mostrando il numero sette. Timida candidata più per volere della madre che per piacer suo. Acerba nei modi, ma promettentissima nel fisico, la giovane Sofia percorreva la passerella in un affollatissimo Metropolitan, il cine-teatro di via Chiaia insieme con 36 ragazze selezionate fra 400 candidate, al cospetto di una giuria di 60 commissari, giornalisti, artisti e gente del bel mondo napoletano, duemila persone nel cineteatro, altrettante fuori. Era la più alta, i lineamenti inconfondibili che le avrebbero regalato fama e notorietà, spiccava tra tutte ma il voto deluse la ragazza di Pozzuoli. La madre, determinata a farne una stella dello spettacolo, protestò energicamente per la mancata vittoria della figlia al Metropolitan. Entrò furente nella redazione del Corriere di Napoli trascinando Sofia al cospetto dei giornalisti del quotidiano e, ordinandole di mostrare le gambe e sollevandole la gonna, rimproverò tutti di avere negato il primo premio “a questo ben di Dio”. Tra i premi che toccarono a Sofia, ventimila lire, un paio di guanti, una giacca di lana bianca, un rossetto Winner, un lampadario di Murano, una valigia di cuoio e sei lenzuola di lino. Numerosi sponsor avevano sostenuto la manifestazione. Jole La Stella vinse mezzo milione di lire e destinò immediatamente 50 mila lire alle popolazioni campane sconvolte dal nubifragio che le colpì la stessa domenica del concorso di bellezza. Ebbe anche una camera matrimoniale, un ritratto che le fece il pittore Carignani, una macchina per cucire Singer, un fornello Fargas, due eleganti cappelli e una batteria Fiat per auto. L’insuccesso di Napoli perseguitò Sofia in due concorsi successivi, seconda ancora sulla passerella di Miss Roma a Colle Oppio, dove fu notata da Carlo Ponti, e quarta a Miss Italia 1950, giudicata dalla giuria “una spilungona troppo magra, troppo poco donna, male impostata”. Ne limitarono l’amarezza inventando per lei il titolo di Miss Eleganza. Volò nel mondo dei fotoromanzi» (Mimmo Carratelli).
• «Noi a 16 anni non sapevamo niente, eravamo bambine. Io sono andata a Miss Italia e tenevo per la mano mia madre perché avevo paura, non sapevo dire una parola, per timidezza mi mettevo dietro mammina. E lei: “Esce fuore, esce fuore, non ti vede nessuno”. Fino ai 18-20 era così, poi passavi dall’essere bambina all’essere donna, ti sposavi, senza essere pronta» (a Marina Cappa) [Vty 9/12/2009].
• Diciannovenne, apparve in un paginone centrale del settimanale Cronache, diretto da Gualtiero Jacopetti, «come in Italia non s’è mai vista coi capezzoli di fuori» (Giorgio Carbone) [Lib 9/4/2014].
• Primo cognome d’arte Lazzaro, idea di un regista di fotoromanzi convinto che resuscitasse i morti. Loren glielo trovò il produttore Goffredo Lombardo, il quale le mise anche il ph nel nome perché il ph faceva svedese e le svedesi allora andavano di moda, «e tra queste Marta Toren attrice bellissima che dopo Hollywood si era fatta conoscere anche in Italia. Da Toren a Loren e incominciò la grande storia di un’italiana verace, nata a Roma, cresciuta a Pozzuoli ma napoletana in tutto» (Tony Damascelli) [Grn 29/1/2014].
• Al cinema debuttò come generica nel kolossal Quo vadis?: «La madre al provino in inglese si raccomandò: rispondi sempre “yes”. Hai già lavorato nel cinema? “Yes». Quanti anni hai? “Yes”». «Il suo primo incontro con Totò. Lui le diede un’occhiata: Muori di fame? “No, ma qualcosa la mangerei volentieri”. Il Principe mandò un cameriere “a comprarmi qualcosa, poi mi regalò 100 mila lire”» (Valerio Cappelli).
• La trasfigurazione di Sophia in icona planetaria avvenne con La ciociara, nel 1960. Ma l’immaginario dei maschi italiani fu dominato dalla bellezza di Sophia, contrapposta a quella della Lollo, per tutti gli anni Cinquanta. La sequenza delle pellicole interpretate, col nome di Scicolone, Lazzaro o Loren, dice già del peso artistico e mediatico che la grande attrice aveva raggiunto. Nel 1953-1954: il Carosello napoletano di Mattòli, Un giorno in pretura di Steno, il Peccato che sia una canaglia di Blasetti, L’ oro di Napoli di De Sica. E poi, negli anni successivi il Pane, amore e... di Risi (nel 55), seguito dal forte interesse americano: Negulesco, Stanley Kramer, Hathaway, Mann, Carol Reed, Ritt, Shavelson, Sidney Lumet, Cukor, Asquith, Curtiz. Sarà però un regista italiano, cioè De Sica, a farne davvero una star mondiale, con La ciociara. «Il successo de La ciociara in tutto il mondo (in America fu titolato Two Women, due donne) consacrò la Loren. E le aprì un periodo di meritati trionfi, sempre diretta da De Sica, e in coppia con Marcello Mastroianni: Ieri oggi domani, Matrimonio all’italiana (da Filumena Marturano di Eduardo), I girasoli. Ma senza La ciociara tutto questo non ci sarebbe stato. Certo, il personaggio di Cesira, una donna di 45-50 anni, all’inizio non sembrava adatto a lei. Tant’è vero che in un primo momento era stata chiamata Anna Magnani; Sofia avrebbe dovuto interpretare la parte di Rosetta, la figlia, che nel romanzo ha diciotto anni. La Magnani, però, rifiutò...» (Ranieri Polese).
• «De Sica mi raccontò che era andato a casa della Magnani per convincerla. Ma lei fu irremovibile. Forse si aspettava un altro tipo di figlia, un’attrice diversa da me. Poi, accompagnando il regista alla porta, gli disse: ma perché la madre non la fai fare a Sofia? E così andò. De Sica, con quel film, mi ha fatto entrare nelle cineteche, nella storia del cinema: in tutto il mondo dici La ciociara, e tutti rivedono la scena dello stupro, madre e figlia violentate nella chiesa, il mio pianto, gli occhi allucinati di mia figlia, la giovanissima Eleonora Brown. Ogni volta anch’io davanti a quelle immagini non riesco a trattenere il pianto».
• «Non ero andata a Hollywood perché ero certa che avrei perso e non sapevo come avrei reagito all’emozione, alla delusione. Eravamo Carlo ed io nel nostro appartamento all’Ara Coeli, e c’erano anche mia madre e mia sorella. Aspettavamo notizie ma verso le 4 del mattino decidemmo di andare a dormire, tanto non avevo alcuna speranza. Poi verso le 6 squillò il telefono, Carlo rispose ed era Cary Grant che gridava “Sophia ha vinto, ha vinto!”. Mia madre si mise a cantare, “Abbiamo vinto, abbiamo vinto!”. Era la prima volta che un attore italiano vinceva l’Oscar per un film italiano parlato in italiano» (a Natalia Aspesi) [Rep 15/10/2009].
• Non sposò Cary Grant perché era già legata a Carlo Ponti e perché non voleva trasferirsi negli Usa, ma ne fu innamorata: «Avevo 23 anni. Non ero pronta per lasciare l’Italia. Avevo paura di cambiare completamente la mia vita. Mia madre aveva paura di volare e io temevo che vivendo in California non l’avrei vista spesso».
• Quando finalmente Carlo Ponti riuscì a divorziare dalla prima moglie in Messico e ottenere una licenza per sposare Sophia, lei stava girando ad Hollywood il suo secondo film con Cary Grant, Un marito per Cinzia di Melville Shavelson, storia della figlia ribelle di un direttore d’orchestra che si prende cura dei tre figli di un affascinante vedovo. Il giorno dopo dovevano interpretare una scena in cui si sposavano: «Cary mi fece gli auguri per la mia nuova vita, ma fu doloroso per noi girare quella scena. Io indossavo un abito bianco e un velo e Cary mi aspettava all’altare. Quando ci baciammo mi venne da piangere».
• Il bigottismo dell’Italia democristiana era tale che dopo le pseudo nozze messicane i legali consigliarono a Sophia di non rientrare in patria per non correre il rischio di essere arrestata, come prevedeva (solo per le donne) l’accusa di adulterio. Per poterla sposare, e placare le ire dell’Osservatore Romano o della pessima stampa che giudicava la Loren una rovinafamiglie, e bollava la coppia innamorata come pubblici peccatori, come concubini, Carlo Ponti prese il passaporto francese per ottenere il divorzio dalla prima moglie Giuliana Fiastri. Nell’82 trascorse diciassette giorni nelle carceri di Caserta a causa di infrazioni valutarie (evasione fiscale di 112 milioni di lire riferita alla denuncia dei redditi del 1963-1964): «Anche quella fu un’occasione di applausi a scena aperta. Scese dall’aereo che la riportava da Ginevra a Roma, il 19 maggio 1982: in seta verde-scuro sotto gli occhialoni. Stringeva un fascio di margherite e poi a terra ne ricevette due di rose rosse, mentre a bordo erano già saliti i paparazzi. Nella sala transiti di Fiumicino trovò pure il conforto di Alberto Sordi, che andava a Cannes per In viaggio con papà. “Non è che non volevo pagare le tasse, è stato un errore del mio fiscalista”, disse Sophia, che avrebbe già preso un calmante prima di scoppiare in lacrime. “So che la signora Loren ha una cella con la Tv. Quando in galera c’ero io non ci davano nemmeno da mangiare”, avrebbe commentato l’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, al quale si proponeva la domanda di grazia. Ci fu un sondaggio fra i lettori di Sorrisi e canzoni, per sapere se la grazia andava concessa: 74 su cento risposero sì. Infine arrivò la libertà condizionata, “licenza straordinaria”. La Loren uscì dal carcere di Caserta alle 6,20 del mattino del 5 giugno 1982, diciassette giorni dopo l’arresto. Prima di tornare in America, le chiesero se ritenesse di avere altri “debiti” in Italia (la vicenda fiscale per la villa di Marino). Lei rispose: “Tutti, nel cinema, hanno qualche conto da pagare”» (Pietro M. Trivelli).
• Ancora grane col fisco perché nel 1974 aveva presentato una dichiarazione «a reddito zero», cioè un 740 senza quantificazione dell’importo, dal punto di vista normativo non equivalente alla omessa dichiarazione. La finanza calcolò l’imponibile per 920 milioni. Con un condono fiscale l’attrice versò 552 milioni, pari al 60% dei guadagni. Una percentuale più leggera rispetto al 70% che si sarebbe potuto applicare. Di qui un lungo contenzioso col fisco che iniziò a chiedere il 10% mancante. Il 23 ottobre 2013 la sentenza: giusto applicare l’aliquota più leggera, perché quella al 70% sarebbe stata opportuna se l’attrice avesse omesso di dichiarare il reddito.
• Nel 1981 visse una storia d’amore tra Parigi e i Caraibi con l’endocrinologo francese Etienne-Emile Baulieu, lo scopritore della pillola Ru486: «Entrambi impellicciati e con i capelli tinti, vennero fotografati nel 1981 da Umberto Pizzi a Port Maillot, stretti dentro una Mini Minor, clandestini perché entrambi sposati. Furono anni fulgidi, lui era già potente e famoso, lei bellissima. Ai Caraibi fecero arrestare Umberto Pizzi pur di non essere fotografati insieme, in seguito ricomposero i loro matrimoni in nome della famiglia (…). Sophia negò come sempre, ma disse che in ogni caso non avrebbe mai lasciato suo marito. Infatti si trasferirono con i figli da Parigi a Ginevra» (Annalena Benini) [Fog 19/12/2008].
• Nel 2007 madrina dell’Italo-Australian Film Festival, del Tuscan Sun Festival e della Festa del Cinema di Roma, che le assegnò il premio Imaie Acting Award (a consegnarglielo Luca De Filippo e Manuel De Sica) e le dedicò una retrospettiva.
• Nel 2008 l’edizione americana del magazine di cinema Première la mise al 19° posto nella lista dei cento divi più sexy di tutti i tempi (tra gli italiani Rodolfo Valentino 4°, Monica Bellucci 48a, Gina Lollobrigida 54a, Claudia Cardinale 77a, sul podio Marilyn Monroe, Marlon Brando, Brigitte Bardot).
• Nel 2006 si vide in tv, testimonial d’eccezione nelle vesti di una suora per uno spot natalizio della Tim. È nel cast di Nine, il film di Rob Marshall tratto dall’omonimo musical di Broadway a sua volta ispirato a Otto ½ di Fellini: «Molto materna con Nicole Kidman, Penelope Cruz e Marion Cotillard: “Nessuna di loro mangia e le spronavo a farlo”» (a Lorenzo Soria) [Sta 17/11/2009].
• Nel giugno 2008, con un messaggio inviato a Repubblica, intervenne pubblicamente sull’emergenza rifiuti a Napoli: «Vi scongiuro di liberare la Campania, la provincia di Napoli, la mia Pozzuoli, la casa natale e i luoghi che ho amato, a cui sono così legata, da questa terribile sciagura dell’immondizia». I cumuli di spazzatura infatti erano anche «lì, sulla discesa di via Solfatara. Davanti alla palazzina rosso pompeiano (che oggi si chiama Villa d’Alicandro) dove la star del cinema trascorse l’infanzia, a pochi metri e dallo stesso lato dell’Anfiteatro Flavio» (Giuseppe Del Bello).
• Nel 2010 vincitrice del Praemium Imperiale della Japan Art Association, il cosiddetto «Nobel dell’arte», per la sezione dedicata al cinema-teatro (prima attrice in 22 edizioni).
• Nel 2010 nella fiction di Raiuno La mia casa è piena di specchi (storia della sua vita dagli inizi al successo, basata sul libro della sorella Maria) ha fatto la parte della madre Romilda, con Margareth Madè a interpretare la giovane Sophia. «Un’intera vita artistica per uscire dal neorealismo, una fiction Rai per rientrarci. Mah! Chi glielo avrà fatto fare a Sophia Loren di raccontarsi in maniera così retorica, stereotipata, convenzionale?» (Aldo Grasso) [Cds 16/3/2010].
• Nel 2011 piccola parte come doppiatrice nel cartone animato Cars 2: «Doppiare non è la mia professione. L’ho fatto per i miei nipotini e perché è un cartoon che mi ricorda una serata memorabile con Walt Disney, ero a Los Angeles e mi davano un premio alla carriera» (Valerio Cappelli) [Cds 16/6/2011].
• Nel 2014 a Cannes con Voce umana, cortometraggio ispirato al monologo di Cocteau diretto dal figlio Edoardo, in cui recita in napoletano.
• Nel 1997 il presidente Scalfaro la nominò Cavaliere della Repubblica. Nel 1991 fu insignita in Francia della Legion d’Onore.
• Tra i sette italiani a cui è dedicata una stella sulla Walk of fame di Los Angeles, il marciapiede più famoso del mondo. Unica altra donna dopo Anna Magnani.
• Il 10 gennaio 2007 morì a Ginevra il marito Carlo Ponti, 94 anni, produttore cinematografico sposato il 17 settembre 1957 in Messico e il 9 aprile 1966 in Italia. Ne aveva avuto i figli Carlo Jr. (29 dicembre 1968) ed Edoardo (6 giugno 1973). Da quest’ultimo (regista) e da Sasha Alexander (attrice americana) ebbe nel 2006 la prima nipote, Lucia, e nel 2011 Leonardo. Il figlio Carlo Jr (direttore d’orchestra) e l’ungherese Andrea Meszaros (violinista) le hanno dato il nipote Vittorio, «in onore di De Sica»; nel 2012 è nata Beatrice, seconda figlia della coppia, quarta nipote della nonna. «I miei nipoti mi riempiono di gioia e, ogni tanto, di malinconia: chissà se fra dieci anni saremo insieme» (a Paola Jacobbi) [Vty 14/11/2012].
Critica «L’unica vera diva del nostro cinema, la sola che all’estero possa rivaleggiare con il marchio della Ferrari o con il bel canto di Pavarotti» (Simonetta Robiony).
• «Ultima grande diva che continua ad emozionare le folle, a offrire loro una immagine mitica mai più eguagliata, come se il tempo per lei non passasse mai» (Natalia Aspesi).
• «Di tutto il sistema degli anni Cinquanta il fenomeno più rilevante è quello di Sophia Loren, l’unico che, nel giro di poco tempo, acquisti una vera risonanza internazionale. Se Blasetti per primo ne coglie il talento recitativo e lo libera da un’eccedente aggressività fisica in La fortuna di essere donna e Peccato che sia una canaglia, è Vittorio De Sica il suo autentico pigmalione, il regista che le insegna a esplorare e riconoscere la vastissima gamma delle sue possibilità, a partire dalla pizzaiola de L’Oro di Napoli, e che già con La Ciociara le consente di raggiungere livelli massimi di interpretazione. La metamorfosi che Sophia Loren compie tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta – grazie anche ad una serie di esperienze nel cinema americano – è straordinaria, superiore a quella di ogni altra interprete e diva nazionale. La carriera dell’attrice e la sua trasformazione diventano assai più importanti nel lungo periodo di quella della diva» (Giampiero Brunetta).
• «Esiste davvero un momento tragicomico, o una giornata particolare, in cui l’amata diva diventa all’improvviso la vecchia babbiona. Per Sophia Loren il passaggio dall’altare alla polvere è avvenuto a 73 anni, quando la sua presenza doveva dare un tono vintage, da jet set o da dolce vita, alla Festa del cinema di Roma. Gli informati hanno diffuso la diceria maligna: “Basta pagare e la Loren viene a inaugurare anche il supermercato di quartiere”. Dino Risi, fuoriclasse della cattiveria, ha parlato di un look “alla Pampanini”. Qualcuno si è concentrato sulle parrucche della stella cadente. E un vero esteta, Franco Zeffirelli, si è rivolto alla Loren dicendo che alla sua età è sconveniente voler sembrare ancora “la bona ciociara”. Conclusione zeffirelliana: “Si lasci invecchiare e non si presti a fare il pupazzo, faccia la signora anziana e non la bambola”» (Edmondo Berselli). E Luca Barbareschi: «Abbiamo ancora per testimonial attrici, con tutto il rispetto, come Sophia Loren. Tra un po’ esporranno la salma di Mastroianni».
• «Io spero che non s’arrabbi, ma nel backstage dei miei film ho visto Sophia nuda, è un miracolo della natura, e non si è rifatta niente; un albero di Natale, la chiamava Sordi. La dovrebbero mettere sulla bandiera italiana» (Lina Wertmüller).
• «Gli uomini non vogliono più le donne vecchie. L’unica che è riuscita a rimanere sexy è stata Sophia Loren» (Meryl Streep).
Frasi «Fare l’attrice l’ho voluto fin da bambina con ostinazione, sacrifici, tenacia. Mi ricordo che alle elementari su un libro avevo scritto: “Questo è di Sofia che sarà una grande attrice”. Ci tenevo ad avere successo, ma mai avrei immaginato di averne tanto».
• «Star non si diventa, si nasce. Si nasce con qualcosa in più. Io, per la verità, non so se sono una grande star. E del resto non me ne importa niente. Quello che conta nella vita è ottenere più dei sogni. Così la vita diventa una favola. E a me è successo proprio così».
• «Io non so cosa voglia dire vivere da star: finito il lavoro, lontano dai riti del mestiere, Carlo e io abbiamo sempre vissuto semplicemente, non da produttore e attrice, ma da genitori qualsiasi, in modo ordinato, rispettoso degli orari, a tavola tutti insieme».
• «A parte lei, chi è la donna più bella del mondo?» «La Madonna». «Al cinema, sceglie Nanni Moretti o Gabriele Muccino?». «Muccino, Muccino!».
• «Una volta ho odiato carinamente Meryl Streep. Carinamente eh, però l’ho odiata. Volevo fare io, al posto suo, I ponti di Madison County con Clint Eastwood. Quel personaggio è un’italiana, e in quel film mi imita che sembra Alighiero Noschese» (al pubblico dell’Auditorium di Roma nel 2007).
Politica «Madonna mia, io non seguo la politica».
• «Io non voto. Sono francese, mi sono sposata in Francia, all’epoca non c’era il divorzio in Italia».
Religione Nel 2009 una sua lettera fu inserita tra le testimonianze raccolte da monsignor Slawomir Oder, il postulatore che stava istruendo la pratica di beatificazione di Giovanni Paolo II.
Tifo Napoli (nel 2007 scherzò promettendo uno striptease tipo Ferilli per festeggiare la promozione in Serie A).
Vizi «Non faccio nessuna cura di bellezza. Solo ginnastica al mattino e una dieta equilibrata».
• In pubblico indossa sempre la parrucca.
• A quasi 72 anni accettò di posare seminuda per il calendario Pirelli numero 33 dove apparve fotografata dagli olandesi Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin. Le altre attrici del calendario erano Hilary Swank, Penelope Cruz, Naomi Watts, Lou Doillon. La Loren fu fotografata per prima, in una località segreta della California. «Sono molto fotogenica. Come faccio a mantenermi così? È un miracolo. Sono di Napoli, e a Napoli abbiamo sempre tanta fame. (...) Sono come sono perché mia madre era una donna bellissima». Gianni Boncompagni: «Nessuno mi può costringere a guardare quelle foto».
• Tiene l’Oscar vinto con La ciociara nella libreria del salotto: «Ci ho messo un faretto sopra per illuminarlo bene e tutte le mattine gli tolgo la polvere. Perché l’Oscar deve brillare!». Gli altri premi, negli armadi: «È roba mia, che neanche i miei amatissimi nipoti possono toccare» [Valerio Cappelli, Cds 11/5/2014].
• Superstiziosa, si faceva cucire del sale negli orli dei vestiti [Daniela Uva, Grn 4/12/2011].