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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Salerno 16 giugno 1966. Ex giornalista. Faccendiere. Dal gennaio 2003 al settembre 2011 direttore dell’Avanti!. Divenne noto al grande pubblico nel settembre 2010, quando Italo Bocchino l’accusò di essere l’autore di un dossier del governo di Saint Lucia che indicava in Giancarlo Tulliani, “cognato” di Gianfranco Fini, il proprietario di un appartamento di Montecarlo ereditato da Alleanza nazionale e venduto a una società off-shore con sede nell’isola caraibica. Nel settembre del 2011 fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare insieme ai coniugi Tarantini, indagato dalla procura di Napoli per una presunta estorsione ai danni dell’allora premier Silvio Berlusconi (avrebbe chiesto 5 milioni di euro per mantenere il silenzio nell’inchiesta di Bari sul giro di escort), ma risultò irreperibile e quindi latitante. In conseguenza a tutto questo fu cancellato dall’Ordine dei giornalisti professionisti. Alcuni mesi dopo, il 16 aprile 2012, rientrò in Italia e si costituì. Detenuto nel carcere napoletano di Poggioreale, scattarono per lui altre due ordinanze di custodia cautelare: una per corruzione internazionale per presunte tangenti a politici panamensi per la realizzazione di carceri e l’acquisizione di appalti e l’altra per l’appropriazione indebita di 20 milioni di euro di finanziamenti al quotidiano Avanti! (Rep 16/4/2012). Il 9 novembre 2012 patteggiò la pena di 3 anni e 8 mesi per la questione dei fondi al quotidiano. Il 4 marzo 2013 arrivò la condanna a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, pena ridotta in appello a un anno e quattro mesi (il 16 novembre 2013, gli vennero riconosciute le attenuanti generiche). Il 20 dicembre 2013 fu nuovamente arrestato in merito a un’indagine sulla costruzione di un ospedale a Panama. L’accusa: tentata estorsione ai danni della società Impregilo. «Negli atti dell’indagine si fa riferimento anche all’ex premier Silvio Berlusconi. Lavitola avrebbe procurato prostitute al Cavaliere filmando poi di nascosto i video degli incontri. È quanto riferisce l’imprenditore Angelo Capriotti ai pm sostenendo di aver ricevuto la confidenza dallo stesso Lavitola. Il ruolo di Berlusconi nella vicenda, secondo quanto trapelato, sarebbe comunque quello di “vettore inconsapevole” del tentativo di corruzione attuato da Lavitola» (Mes 20/12/2013). È detenuto nel carcere di Poggioreale.
• «Era un giovedì sera del settembre 2010. In quelle settimane si andava arroventando la discussione intorno al presidente della Camera Gianfranco Fini e alla celeberrima “casa di Montecarlo” ed era appena apparso un documento proveniente dall’isola caraibica di Santa Lucia che avrebbe attestato la proprietà della casa da parte di Giancarlo Tulliani, “cognato” di Fini. Quella sera, nello studio del santoriano Annozero, Italo Bocchino affermò che dietro quel documento (che definiva “una patacca”) c’era, tra gli altri, Valter Lavitola. Benché quest’ultimo fosse già entrato di sguincio nelle cronache come presunto organizzatore di una festa in Brasile in occasione di un viaggio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel paese sudamericano, i più (e probabilmente anche i meno) davanti al teleschermo volsero uno sguardo interrogativo sui propri vicini di divano: Lavitola? E chi è? Qualche secondo dopo fu lo stesso Bocchino a chiarire chi fosse Lavitola: direttore ed editore dell’Avanti!. Che esistesse ancora un quotidiano con questo nome era un dato largamente ignoto. Infatti la gloriosa testata socialista, pur essendo sopravvissuta tra qualche stop and go proprio grazie a Lavitola, pur avendo ricevuto contributi pubblici per l’editoria e pur essendo citata con generosa frequenza nella rassegna stampa della Camera dei deputati, non ha mai provocato negli ultimi quindici anni fenomeni di ressa in edicola. Chiamato in causa riguardo alle carte provenienti da Santa Lucia, Lavitola tratteggia nelle sue interviste uno scenario in cui si assiste a una serrata competizione tra diverse inchieste giornalistiche in cui alcuni colleghi dominicani avrebbero prevalso sul direttore dell’Avanti!, a caccia di scoop capaci di rilanciare il suo giornale.
 Condotto sul proscenio da Bocchino, Lavitola è rimasto sotto i riflettori per alcune settimane per poi tornare a far capolino nelle cronache anche in seguito, ad esempio quando fu coinvolto nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. Benché il direttore dell’Avanti! (la testata ha il punto esclamativo ma non l’articolo), nonché editore del quotidiano attraverso la società International Press, sia ormai abbastanza celebre da essere inserito con il suo solo cognome nei titoli e nei sommari dei giornali, la sua biografia conosciuta rimane piuttosto succinta. Campano, nato a Salerno, (…) una laurea in Scienze politiche alla Sapienza di Roma, una moglie e un figlio, Lavitola è socialista, e craxiano, fin da ragazzo. Entra nel Psi nel 1984 e cerca di farsi strada nel partito nonostante la giovane età (qualcuno si ricorda che veniva usato al suo indirizzo il soprannome “Valterino”). Poi cerca di fare del suo redivivo Avanti! il motore cartaceo dell’area liberalsocialista di Forza Italia, con la collaborazione di quel Sergio De Gregorio che nella sua acrobatica vicenda politica sarà in seguito, per una breve stagione, anche senatore dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Nel frattempo Lavitola coltiva contatti transmediterranei con il Bettino hammamettiano, ma non incontra la simpatia dell’intera famiglia Craxi, visto che il figlio dell’ex premier socialista, Bobo, ha sostenuto qualche mese fa che “l’Avanti! di Lavitola è solo un foglio di spionaggio politico”. Beghe ereditarie intrasocialiste a parte, il direttore-editore campano in occasione delle elezioni europee del 2004 si è candidato nelle liste di Forza Italia nella circoscrizione Sud, ottenendo un consistente numero di preferenze, ma non abbastanza da trasferirsi a Strasburgo tra i rappresentanti in Europa del centrodestra italiano. Oltre a impegnarsi in politica e in campo editoriale, Lavitola è un imprenditore che si occupa soprattutto di import-export nel settore ittico e intreccia rapporti commerciali, e non soltanto, con il Centro e il Sud America, creando un tessuto di relazioni che lui stesso dipinge come una sorta di attività diplomatica non ufficiale. Per alcuni al movimentismo di Lavitola non è estraneo un coinvolgimento dei servizi segreti. (…) Al riguardo, intervistato circa un anno fa dal Secolo XIX, lo stesso editore dell’Avanti! ha affermato sibillino: “Sì. Ho avuto spesso rapporti con James Bond: mi piacciono da impazzire i suoi film”. A titolo di curiosità, si può ricordare come la vita di Valter Lavitola si sia indirettamente intrecciata in un’altra occasione con la vicenda di Sergio De Gregorio. Infatti quando Di Pietro volle lanciare un suo poco fortunato e poco longevo giornale di partito (la testata si chiamava, con poca fantasia, Italia dei Valori), ecco che nelle operazioni di start-up del nuovo quotidiano ricomparve Sergio De Gregorio, ex direttore dell’Avanti! lavitoliano. E, come editore del foglio dipietrista, figurava nientemeno che Antonio Lavitola, cugino di Valter. Questa mattina (1 settembre 2011, ndr) Lavitola è tornato sulle prime pagine, insieme ai coniugi Tarantini: all’indirizzo dei tre è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare, in seguito all’accusa di estorsione ai danni del premier. L’imprenditore barese e sua moglie Angela Delvenuto sono stati arrestati, mentre Lavitola si è rivelato irreperibile. Definito subito latitante da parte di giornali e siti internet, il direttore dell’Avanti! ha fatto in seguito sapere di essere pronto a collaborare e di essere semplicemente all’estero per lavoro. (…)» (Guido De Franceschi) [S24 1/9/2011].
• Nato a Salerno, ma residente in Basilicata, figlio di uno psicologo che fu anche il perito del boss Raffaele Cutolo (racconta che il padre definiva il camorrista «un vero e proprio pazzo») (Emiliano Fittipaldi) [Esp 20/12/2013].
• «Quando Berlusconi sale di nuovo al potere nel 2008, Valter fa il salto di qualità, riuscendo a entrare nelle grazie di Silvio Berlusconi. “Nel cuore del premier”, raccontavano all’Espresso alcune fonti vicine a Palazzo Chigi, “Valter ha sostituito Giampaolo Tarantini in tutto e per tutto. Insieme hanno passato molte serate a Tor Crescenza”. Il luogo in periferia di Roma dove sorge il castello affittato dal presidente del Consiglio, un paradiso terrestre lontano dal caos del centro e da occhi troppo indiscreti (…). Valter è un ragazzo espansivo, e in giro non riesce a trattenersi, vantandosi dell’amicizia con l’uomo più potente d’Italia. Al tempo, prima che uscissero le pubblicazioni delle telefonate tra lui e “l’amico Silvio” qualcuno gli dava del mitomane. Si sbagliava di grosso: già allora il giornalista era talmente vicino al premier che all’inizio del 2010 alcuni imprenditori friulani, conoscendo la sua passione per la caccia, prima di invitarlo a una battuta si premunirono di comprare dei cervi dalla vicina Slovenia, in modo da far trovare prede facili al favorito del sultano. A partire dalla fine del 2008, Valter e Silvio diventano amici. Si vedono spesso nei week-end, parlano di lavoro. A Lavitola piacerebbe lavorare per Finmeccanica, e grazie al sostegno del premier il sogno diventa realtà. Il 1 luglio 2010 ottiene un contratto di consulenza di un anno dal colosso degli armamenti (per riscuotere i pagamenti il giornalista fonda una nuova società di consulenza, la VL Consulting) che per Finmeccanica, va sottolineato, si traduce in un affare: Lavitola, che sull’istmo è uno che conta parecchio, riesce a chiudere una commessa da 180 milioni, che Panama versa a Finmeccanica per l’acquisto di sei elicotteri e vari sistemi di sicurezza anti-narcotrafficanti. Se gli italiani non sapevano chi fosse, nel cerchio ristretto di Silvio il nome di Valter circolava da tempo, accompagnato spesso da smorfie che dissimulavano invidia e, soprattutto, preoccupazione. (…) Valter fa il suo debutto sui giornali a giugno 2010, quando il premier lo porta con sé durante una missione di Stato in Sud America. Durante la tappa in Brasile la coppia si fa notare dai giornali locali. (…) Dai reporter brasiliani Lavitola viene indicato innanzitutto come l’organizzatore di festini per il Cavaliere. Una ballerina spiega che è stato proprio Valter a chiamarla per esibirsi in una performance di lap dance, insieme ad altre sei colleghe, per divertire il premier italiano. Un festino simile, secondo la testimonianza dell’imprenditore sentito dai magistrati napoletani, sarebbe stata organizzata anche a Panama qualche giorno dopo. Stavolta, però, Valterino avrebbe filmato gli incontri dell’amico. Sia vero o meno la storia del video hard, dopo due mesi e mezzo dalla trasferta in Sud America il nome di Lavitola torna in prima pagina (stavolta in Italia) a causa delle accuse di Bocchino. (…) Difficile sapere chi ha fatto uscire i documenti dal ministero di Giustizia di Santa Lucia, né sapere come ha fatto un giornalista di un piccolo quotidiano a procurarsi la mail che incastrò Fini. Qualcuno, però, sostiene che per tirare il bando della connection bisogna andare a Panama. Nello staterello dell’istmo Berlusconi e Lavitola arrivano il 30 giugno 2010, il giorno dopo la festa nell’albergo di San Paolo animata dalle ballerine di lap dance: il premier doveva inaugurare i lavori d’ampliamento del Canale, un affare miliardario dove sono entrate anche le italiane Impregilo e Finmeccanica. “Sia Lavitola che Berlusconi conoscono bene il presidente di Panama Ricardo Martinelli”, raccontarono all’Espresso nel 2010 due fonti vicine al premier (…) In seguito si è scoperto che i rapporti tra Martinelli e Lavitola sono strettissimi, e che lo stesso Berlusconi aveva – con Martinelli – un rapporto più che privilegiato. Non solo. Nel settembre del 2012 i magistrati di Napoli hanno reso pubblica una lettera trovata nel computer di Valterino e destinata a Berlusconi, in cui il massone napoletano ricorda all’(ex) amico tutti i “debiti” contratti con lui (…) Poi Lavitola parla di Montecarlo: “Ho ricevuto 400-500 mila euro di rimborso per la casa di Montecarlo” e racconta di aver fatto arrivare in Italia “i documenti originali di Santa Lucia con un volo privato da Panama a Roma con un volo messo a disposizione dal presidente panamense Martinelli... Li portarono fuori (i documenti, ndr) i piloti”. Dopo la vicenda Montecarlo le cose a Lavitola non sono andate benissimo. Il giornalista è finito in carcere con l’accusa di aver estorto grosse cifre all’amico Berlusconi, ed è stato condannato in appello a un anno e 4 mesi per tentata estorsione: avrebbe chiesto 5 milioni di euro per mantenere il silenzio in merito all’inchiesta di Bari sul giro di escort organizzato da Gianpaolo Tarantini. Valterino è stato accusato anche di corruzione internazionale, per aver fatto da mediatore a Panama in un progetto per la costruzione di alcune strutture carcerarie. I beneficiari delle mazzette sarebbero stati alcuni ministri, in primis il presidente Martinelli. Altro procedimento in cui il faccendiere è stato coinvolto è quello per i finanziamenti (circa 20 milioni di euro) ottenuti illecitamente da Avanti! (…)» (Fittipaldi, cit.).
• «L’ultimo desiderio da uomo libero è una parmigiana di melanzane. Passata un’ora di volo, Lavitola la scarta da una vaschetta di alluminio e offre: “Provala, è fantastica, l’ha fatta un mio amico di Buenos Aires”. Alla napoletana, con pezzetti di mozzarella e pomodorini. Buona, sì. “Io in aereo non mangio mai, soprattutto in economica, chissà che ti danno. E poi l’ultimo pasto prima del rancio del carcere dev’essere come si deve, no?” (…) Lavitola sta tornando per consegnarsi ai giudici di Bari che lo vogliono per un reato non gravissimo, l’induzione a mentire nell’affare Tarantini-escort. Fosse solo questo, in carcere non resterebbe molto. “Magari, magari, ma non è così”. Già sa, insomma, che appena messo piede a Fiumicino arriveranno altre richieste di arresto. Come è successo: per i fondi spariti del suo ex giornale, l’Avanti, e sulla corruzione internazionale a Panama. Sa anche che finirà in carcere a Napoli. “Speriamo Secondigliano, dicono che è un po’ meglio di Poggioreale”. Non sarà esaudito. È vestito con jeans, maglioncino beige e scarpe da tennis. Ha una valigia pronta. “In galera si usa molto la tuta da ginnastica, ne ho portate un paio. E poi camicie, altri jeans, mocassini”. Trascrive numeri di telefono dall’iPhone, magari qualche bigliettino potrà portarselo dentro. La sua leggendaria collezione di schede sim, quella certamente no. (…) Lavitola avrebbe passato appena i primi mesi in Panama, dove non può più entrare perché lo scandalo legato alle commesse Finmeccanica ha provocato inchieste giudiziarie anche lì. Poi si è spostato in Brasile, dove non vanta altrettante e pesanti conoscenze, ma ha il vantaggio di avere in tasca un documento da residente. È con questo che è riuscito a muoversi avanti e indietro dall’Argentina, via terra, senza mai tirar fuori il passaporto italiano che avrebbe fatto scattare la segnalazione Interpol. “Il resto sono una marea di fesserie, viaggi in Medio Oriente, case lussuose, feste, memoriali in cassaforte e chissà che altro. Ho sempre detto che mi sarei consegnato in Italia, anche perché se fossi stato arrestato da queste parti avrei dovuto passare chissà quanti mesi in attesa di estradizione, e chissà in che carceri” (…) “Io credo che alla fine i giudici non si capacitano di perché io possa parlare facilmente con uno come Berlusconi. E da lì scatta l’accanimento, e chissà questo cosa sa e cosa ha visto. Possibile che i magistrati italiani non capiscano ancora che lui è fatto così, gli piace avere rapporti con gente come me, piuttosto che con una regina o un presidente? È talmente evidente, ormai” (…)» (Rocco Cotroneo) [Cds 17/4/2012].
• «Lavitola (…) era un uomo molto vicino all’ex presidente del Consiglio. Tanto da fargli una serie di favori: dall’aver comprato il senatore Sergio De Gregorio (Berlusconi è indagato per corruzione a Napoli, ndr) alla costruzione del dossier su Gianfranco Fini, di cui poi aveva chiesto conto in una lettera di venti pagine. Nel documento Lavitola elencava le tante promesse non mantenute dall’allora presidente del Consiglio: “Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010”; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica”. Nella lettera rintracciata dagli inquirenti sul computer di Carmelo Pintabona, l’uomo d’affari e politico di origine siciliana che con Lavitola era indagato per tentata estorsione all’ex premier e che (…) è stato assolto – c’era di tutto. Dai cinquecentomila euro per distruggere Gianfranco Fini, dall’incessante opera per comprare i senatori del centrosinistra ad epoca del governo Prodi alla distruzione di foto di Silvio Berlusconi con alcuni camorristi. Ma non solo: informazioni a Clemente Mastella sulle indagini della procura di Santa Maria Capua Vetere. “Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei, non sarà mai coinvolto! Dico mai e poi mai!”, garantiva l’ex direttore dell’Avanti! Nel testo, zeppo di refusi e strafalcioni, Lavitola elencava una serie di benefici che l’ex premier gli avrebbe concesso in cambio di favori vari. In particolare, un rimborso spese per il suo viaggio a Santa Lucia, in Centro America, per procurare atti che avrebbero dovuto dimostrare che proprietario effettivo dell’appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini» (Fat 4/3/2013).