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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Mammola (Reggio Calabria) 1 marzo 1955. Politico. Del Pd. Farmacista. Già ministro per gli Affari Regionali nel governo Renzi, si dimise il 30 gennaio 2015 («Mi hanno scelta perché sono donna e meridionale, lo so benissimo», dirà una volta lasciato il ministero). Dal 2006 al 2013 sindaco di Monasterace, paese di 3.500 abitanti in provincia di Reggio Calabria.
• «Lei sotto scorta, la sua farmacia bruciata e la sua auto crivellata di colpi di lupara. Ma ha tenuto duro per anni, fino a diventare un’icona della lotta contro la mafia. Ha deciso di gettare la spugna a luglio 2013. Ma non sono state le cosche a convincerla a lasciare: “Sono stanca e delusa dalla politica, da chi potrebbe fare molto e pensa solo alle strategie anziché ai problemi della gente” ha spiegato dando le dimissioni irrevocabili» (Giusi Fasano) [Cds 22/2/2014].
• Democratica di area “civatiana”, la sua nomina a ministro non fu presa bene da Pippo Civati: «Non ne sapevo niente nessuno ci ha avvisato. Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro. Per il resto, non sapevo che dopo Gianni ed Enrico ci fosse anche un Matteo Letta. Bis. Il rimpasto mi fa venire le bolle».
• «Non si è mai seduta al tavolo della grande politica. Di lei è sempre stata apprezzata la concretezza e il coraggio, due qualità piuttosto rare che certo non esiterà a mettere al servizio del Paese. L’inesperienza è il suo ipotetico punto debole. Catapultata all’improvviso da una realtà difficile ma della quale conosceva a fondo problemi, limiti e possibili vie d’uscita, si ritrova di fronte a una nuova sfida che, non fosse altro che per la sua complessità, la costringerà a ricominciare tutto daccapo. E nel suo nuovo ruolo dovrà anche essere capace di accettare qualche compromesso, esercizio verso il quale non si è fin qui dimostrata molto incline» (Corriere della Sera) [Cds 22/2/2014].
• «La sua sfida alla ’ndrangheta le ha procurato numerosi guai: le hanno scritto lettere minatorie, le hanno dato fuoco alla farmacia, hanno bersagliato di proiettili la sua auto e alla fine è entrata nel pantheon personale di Pippo Civati. Era contraria al governo, ma ha poi repentinamente cambiato giudizio». (Mattia Feltri e Massimo Gramellini) [Sta 22/2/2014].
• Le sue dimissioni da ministro furono inizialmente motivate con la decisione di entrare a far parte della giunta regionale della Calabria di Mario Oliverio «per poter dare un contributo alla mia regione in un rilancio politico, civile e istituzionale». Poi però rifiutò l’incarico nella giunta perché tra gli altri assessori indicati da Oliverio c’era anche Nino De Gaetano, sfiorato da un’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso e la Lanzetta, nota per le sue battaglie anti-’ndrangheta, non voleva far parte di una squadra che includesse un assessore dalla posizione poco chiara nei rapporti con la criminalità organizzata. «Non ho firmato la mia nomina a assessore regionale appunto per la presenza di De Gaetano, va contro le mie scelte di vita e politiche. In totale accordo con il sottosegretario Graziano Delrio, giudico poco opportuna la nomina fatta e chiedo a Oliverio di rivedere la sua scelta: il procuratore di Reggio, Cafiero De Raho, nel dicembre scorso, ha affermato che sulla vicenda sono ancora in corso accertamenti» (a Goffredo Buccini) [Cds 28/1/2015].
• «Il ministro Lanzetta era il solo componente dell’esecutivo che faceva riferimento alla minoranza Pd guidata da Pippo Civati, e il suo siluramento era sembrato la risposta alle contestazioni radicali del premier da parte di questa componente del Pd. Oliverio ha smentito però questa ricostruzione: “È fuori luogo ogni dietrologia o interpretazione distorta: sono stato io a rivolgermi al presidente Renzi per sottoporgli la valutazione dell’opportunità di questa scelta. L’idea di questa proposta, quindi è stata mia”. Fatto sta che la Lanzetta ha appreso la notizia da fonti giornalistiche» (Franco Bechis) [Lib 27/1/2015].
• «Che l’ex sindaca avesse vestito i panni della ministra mantenendo un basso profilo, lontano anzi lontanissimo dai riflettori, non è certo una novità. L’aveva fatto notare il 2 novembre 2014 Fabrizio Roncone con una delle sue esilaranti interviste sul Corriere della Sera, titolata non a caso “Lanzetta, ministro invisibile”. ‘Ma non credo vi siate persi un granché’”.
Da lì emergeva la figura di una donna agli antipodi dell’idealtipo renziano, che come insegna ladylike Alessandra Moretti e come ben esemplifica il ministro Maria Elena Boschi richiede un certo fascino estetico oltre a un’ottima capacità nel districarsi con i media. La Lanzetta è donna di tutt’altra specie, una a cui apparire piace bene poco e men che meno stare sotto i riflettori mediatici. Una alla quale i cronisti non stanno poi molto simpatici. Era stata però lei a spiegare al quotidiano di via Solferino in quella famosa chiacchierata, una delle poche che si ricordi nei suoi 11 mesi di attività, come “siete voi giornalisti che non mi avete mai voluto intervistare” aggiungendo che “da sola capisco che magari per voi è più interessante una Boschi, che segue tutte le riforme, che cura tutti i rapporti col Parlamento...”» (Giovanni Bucchi) [Iog 27/1/2015].
• Dopo le dimissioni da ministro «è tornata giù, come dicono i suoi compaesani. ’A ministra. Ha rindossato il camice ed è tornata dietro il bancone della sua farmacia, affacciata sulla 106, la lunga vena di asfalto dove in Calabria si crepa ancora troppo, travolti dal forte odore dello Jonio. Sul petto ha di nuovo la spilla con la croce da farmacista, un mestiere ereditato dalla madre. Sul volto, un sorriso che pare di sollievo. L’amarezza, camuffata, affiora nello sconforto che le suscita sentirsi dire di essere stata impalpabile, come una cometa invisibile nella costellazione renziana: “Ho realizzato l’attuazione della riforma Delrio sulle Province. E sono stata in tanti Comuni italiani, tra amministratori e gente comune. Penso di aver vinto la mia scommessa” (...) A chi le chiede come si senta ad aver lasciato tutto così in fretta – dopotutto ieri era al governo, oggi consegna Aulin e Tachiflu – replica serafica: “Non si dovrebbe vivere di politica, ma principalmente del proprio lavoro. Solo così puoi sentirti veramente libero di fare le scelte che ho fatto io”» (Ilario Lombardo) [Sta 5/2/2015].
• Sposata con Giovanni Scarfò, ingegnere elettronico, insegnante, regista e direttore della Cineteca della Calabria. Due figli.
• «Usa indossare camicette anni ’70 con gonne e sandali bassi. Porta solo collane di pietre dure e non usa trucco. La sua passione è l’archeologia» (Avvenire) [Avv 22/2/2014].