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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Milano 12 maggio 1962. Chirurgo (i colleghi di tutto il mondo lo chiamano “Maestro”). Consulente internazionale dell’Istituto italiano di chirurgia della mano a Monza, professore presso la University of Canberra (Australia). Il primo in Italia a eseguire, nel 2000, un trapianto di mano. Nel 1998 a Lione aveva partecipato al primo intervento al mondo di questo tipo (era uno dei quattro microchirurghi che affiancarono Michel Dubernard). Sempre nel 2000 fu il primo al mondo a effettuare un trapianto di entrambe le mani. È impegnato anche con i trapianti di faccia.
• Il padre, Albino, è stato direttore della Clinica ortopedica dell’Università di Milano. Appena laureato, andò in Africa per assistere alcuni bambini poliomielitici: «Durante quel viaggio ho preso coscienza di una situazione drammatica, e capito cosa avrei dovuto fare nella mia vita: il chirurgo» (Adn Kronos).
• Si è formato professionalmente anche in Francia, Canada e Australia. È presidente del Registro mondiale dei trapianti di mano e del Gruppo italiano chirurghi amici della mano (Gicam), una ong che effettua interventi in paesi in via di sviluppo o in caso di catastrofi naturali o conflitti.
• «Non effettuerei mai trapianti di organi o tessuti dove risiede l’identità della persona. Dunque, esclusi cervello e genitali. Nel primo c’è l’unicità di ognuno di noi, negli altri la nostra firma biologica».
• «Il primo trapiantato, Clint Hallam (si è poi scoperto che era un truffatore, condannato e ricercato dalla polizia), nel gennaio 2001 ha voluto farsi staccare la mano in un ospedale di Londra. Ricorda Lanzetta: “Due anni dopo mi ha contattato per posta supplicandomi di rifare il trapianto di mano perché si era pentito. Non gli ho risposto”» (Alessandra Margreth) [Rep 1/12/2009].
• Nell’autunno del 2002, iniziò un lungo iter giudiziario contro l’università Insubria, che lo aveva bocciato a un bando di concorso: «Tutto comincia quando il chirurgo, dopo essersi specializzato in Chirurgia della mano nel New South Wales e in Quebec, aver avuto giovanissimo la direzione della Microsearch Foundation di Sydney, aver partecipato nel 1998 a Lione al primo trapianto al mondo di una mano e avere già pubblicato molti dei suoi 190 libri, capitoli di opere collettive e articoli scientifici anche sulle maggiori riviste internazionali, decide di concorrere per una cattedra di professore di ruolo di prima fascia alla Insubria per “malattie dell’apparato locomotore”. La materia che già insegnava come “associato” alla Bicocca: “Pareva un bando studiato per me”. Errore: “Era destinato ad altri”. Come ricorda l’ultimo dei verdetti giudiziari, il tormentone comincia nell’autunno 2002. (…) Il nodo è questo: convinto che ci fosse una sproporzione abissale fra il curriculum e la mole di lavori scientifici che aveva presentato lui (soprattutto in inglese, tra i quali due saggi su Lancet) e quelli degli altri due concorrenti, Lanzetta fa ricorso al Tar e il Tar, sia pure con tempi biblici, nel 2006 gli dà ragione “giudicando irragionevole la valutazione negativa della commissione giudicatrice sulla particolare specializzazione del Prof. Lanzetta”. I due professori premiati dall’ateneo ma non dai giudici e la Insubria ricorrono al Consiglio di Stato, che di nuovo dà torto a loro e ragione a Lanzetta. A quel punto cosa fa il rettore? Rinnova la “procedura di valutazione”, accetta le dimissioni del presidente della commissione, lo sostituisce con un altro e conferma gli altri componenti della “giuria”. La quale, un anno dopo la sconfitta in appello (che fretta ci sarà mai...) torna nel novembre 2008 a dichiarare vincitori i professori Pilato e Tranquilli Leali e a bocciare Lanzetta che ha osato contestare il loro giudizio. (…) Cocciuto (“ormai ho chiuso con l’università italiana ma questo andazzo deve finire”), Marco Lanzetta torna a fare ricorso. E il Tar, nell’aprile 2009, torna a dargli ragione disponendo “l’annullamento degli atti impugnati”. E otto mesi dopo torna a fare lo stesso, stroncando il contro-ricorso della Insubria, anche il Consiglio di Stato. Che ordina all’università “di rinnovare la procedura di valutazione comparativa annullata e di innovare la composizione della Commissione giudicatrice” per “assicurare condizioni oggettive di imparzialità” dato che già due volte la stessa commissione non aveva rispettato ciò che la magistratura aveva stabilito. Avete perso il conto? Lanzetta batte Insubria quattro sentenze a zero. Ma non è finita. Nel 2010 l’università rifà nuovamente la selezione: sempre promossi i soliti due, sempre bocciato Lanzetta. Il quale, mai morto, torna in tribunale per l’ennesima puntata della telenovela. Questa volta, gli si schierano contro non solo l’Insubria e i docenti promossi ma anche il ministero. E siamo alla sentenza finale. (…) Risultato: Lanzetta batte Insubria 5-0» (Gian Antonio Stella) [Cds 24/11/2011].
• Sposato, tre figli «nati in continenti diversi». «Non sopporta la mediocrità e le vie di mezzo, ama il suo lavoro e i suoi pazienti, desidera costantemente stare con la sua famiglia» (dal suo profilo in www.iicm.it).
• Quattro lingue, passione per i viaggi purché non organizzati.
• Ex giocatore di basket, pratica il free-ride in mountain bike: «Appena posso salgo sulla mountain bike, in ogni periodo dell’anno. In genere sulle Prealpi intorno a Monza, ma spesso anche quando sono fuori, sia in vacanza che per lavoro».