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 2017  febbraio 24 calendario

• Roma 3 luglio 1965. Attore. Conduttore. S’è fatto conoscere dal grande pubblico nella parte del capitano Anceschi della serie tv Don Matteo. In precedenza era stato don Bosco nell’omonimo film tv. Dal 2006 al 2008 e poi di nuovo dal 2013 alla conduzione di Affari tuoi, il gioco dei pacchi in onda alle 20.40 su Raiuno (premio regia televisiva 2014). Gliene è venuta una grande popolarità. Molto teatro, da ultimo in Senza Swing (regia di Giampiero Solari, prodotto da Bibi Ballandi). Tra le serie tv, è il poliziotto di Ho sposato uno sbirro 1 e 2 (regia di Carmine Elia) e il fotografo romano di Eroi per caso (di Alberto Sironi). Nel cast del film di Leonardo Pieraccioni Il professor Cenerentolo (2015).
• Nel 2011, dopo la morte del padre, si ritira dalle scene e scrive un libro autobiografico Neanche con un morso all’orecchio (Mondadori 2012). Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo, La macchina della felicità (Mondadori). Torna in tv nel 2012 presentando Il braccio e la mente (Canale 5). Poi nel 2014 lo show La pista (Raiuno) e Mi è sembrato di vedere un Blob, lo speciale dedicato ai 25 anni del programma di Raitre. Nel 2016 ha condotto con Marco Mazzocchi Il grande match, il programma della seconda serata di Raiuno dedicato agli Europei di calcio.
• Da ragazzo voleva fare il carabiniere, ma non supera i test di selezione. «Mio padre è siciliano, è stato medico della Marina, e mi ha trasmesso il senso del dovere, il sacrificio, la dignità. Per molti, oggi, parole astruse... Non per me, che, come tutti i ragazzini, chiedevo le scarpe di quella marca, i jeans di quell’altra, i libri di scuola nuovi e non quelli usati di mia sorella. “Bandiera vecchia, onor di capitano”, era la risposta di mio padre» (a Micaela Urbano).
• «Il sacro fuoco del teatro covava dentro, ma senza sfacciataggine, privo del coraggio sufficiente per manifestarsi. Dopo il servizio militare, l’avevo però riconosciuto. A mamma e papà ci ho messo un po’, a dirlo, forse a loro sarebbe sembrata una cosa poco seria. La prima ad aiutarmi è stata mia sorella Valentina. Mi iscrissi alla scuola di teatro di Alessandro Fersen, poi, quasi senza preavviso, mi trovai davanti al banchetto dove ci si metteva in nota per il laboratorio di Gigi Proietti, in fila con altri seicento aspiranti. Fui preso. L’avventura è cominciata così. Ho studiato, provato, soprattutto “osservato”» (a Rita Sala).
• «Ero lì pensieroso fuori da un bar di Viale Mazzini quando mi si è avvicinato un tizio altissimo. Era Pasquale Romano, l’autore di Affari Tuoi, napoletano doc che mi dice: “Ehi Flavio, vieni a fare un provino da noi, mi piaci perché non ti si vede mai in giro nei locali, non sei sui giornali. Uè ma comm’è?”. Vivo a casa con i miei, esco poco e mi faccio i fatti miei, gli ho risposto io. E lui: “Hai 41 anni, non sei fidanzato, non sei sposato, manco uno scandaletto, una foto, una velina. Uè, ca sì ricchione tu?”» (raccontò questo episodio sul palco dei Telegatti nel 2007, scatenando le ire di Vladimir Luxuria, allora deputato di Rifondazione comunista).
• Grandi polemiche con Striscia la notizia che ha sollevato molti dubbi sulla genuinità di Affari tuoi: «Quanti poliziotti, finanzieri, carabinieri hanno partecipato al gioco? Tanti. Come se non bastasse ci sono anche i notai. Forse quelli di Affari tuoi sono meno professionali di quelli di Striscia? Siamo tutti corrotti? Le porte sono aperte, non abbiamo nulla da nascondere».
• «Sono un attore disciplinato, sopporto la fatica, sto zitto quando gli altri provano, non mi verso il sugo di pasta sul costume da scena. Ma non sono un genio, Gian Maria Volonté. So che non è possibile e non mi lascio divorare dal desiderio di imitarlo. Però, quando posso, mi rivedo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto come potrebbe fare un calciatore di serie B guardando una videocassetta su Pelè» (a Simonetta Robiony).
• «A viale Mazzini lo considerano l’erede di Paolo Bonolis» (Giovanna Cavalli).
• «Sono di carattere tendente al crepuscolo, segno del Cancro, ho le mie malinconie. Se accetto di andare a cena fuori poi devo cercare di offrire il meno peggio di me. Se no, non vado. L’intrattenimento ha la sua importanza: sempre nella consapevolezza che facciamo un mestiere da pagliacci, e non un’operazione a cuore aperto» (a Silvia Fumarola).
• Poiché viveva con i genitori (Salvatore detto Totò e Rossana) e dormiva ancora nella camera dei ragazzi, nell’ottobre 2007 fu preso a simbolo dei bamboccioni (vedi Tommaso Padoa-Schioppa): «Sono un privilegiato, anche senza fare il bagno nel deposito di Paperone, potevo andare a vivere da solo da mo’. Non è mai successo perché sto bene con loro e perché le mie ribellioni sono state di segno diverso: non ho voluto fare l’università, ho voluto fare l’attore ma non mi sono mai sentito giudicato in casa. Non ho trovato la donna giusta, oppure non ero giusto io. E poi non ho trovato la casa dei miei sogni e non ne prendo una a caso tanto per fare un piacere a Padoa-Schioppa» (a Michela Tamburrino).
• «La madre Rossana lo rincuora prima di ogni diretta (“Dai che sei bravo”) gli trova la camicia giusta quando scatta la crisi isterica “non so cosa mettermi”, nasconde le mozzarelle o l’avanzo di parmigiana perché lui soffrendo d’insonnia e di bulimia nervosa la notte svuota il frigo e tende a ingrassare». Adesso è andato a vivere da solo.
• Si definisce «Calimero».
• Quando le signore gli chiedono: «Perché non si sposa?», risponde: «Non sono un grande affare, sono complicato» (Silvia Fumarola) [Rep 9/5/2015]. Ad agosto 2016, sono spuntate sull’albo pretorio del comune di Milano le pubblicazioni del matrimonio con la giornalista Rai Graziamaria Dragani, ma non c’è ancora nessuna conferma ufficiale delle nozze.
• Dopo la morte del padre ha attraversato un periodo di depressione: «Non avevo più voglia di fare nulla. Non avevo più niente da dire. Sono la prova che “the show must go on” è una balla, lo spettacolo si può fermare, non deve per forza andare avanti. Sono un privilegiato, perché se lavori in fabbrica non puoi fermarti. Il dolore mi ha schiacciato, ho sentito il bisogno di riprendere fiato, di occuparmi di me. Scrivere mi aiuta, scrivo da quando ho 13 anni. Il mio primo libro, Neanche con un morso all’orecchio, spiega tutto l’amore per mio padre, il vuoto che ho sentito. Quando mi dicono: “Dove l’hai presa la maniacalità per il lavoro?”. Da papà. L’ho visto solo lavorare, a casa, in clinica, fiero di essere medico di famiglia. Viveva la professione totalmente e per noi c’era sempre. Mi ha insegnato l’etica. L’ho visto ascoltare, parlare e sorridere. Mi diceva che i pazienti tornano tutti bambini perché hanno paura, per questo sorrideva sempre. Se non avessi avuto il terrore degli aghi forse avrei fatto il medico anch’io, ma svengo anche se vedo un ago in un’altra città». Lo ha aiutato la fede (Silvia Fumarola, cit.).
• Non ha il computer («uso carta e penna») né il fax, né usa mai internet: non gli piace.
• Gli è capitato di denunciare due stalker che lo tormentavano: una si spacciava per sua fidanzata e telefonava ai giornali lamentando botte e violenze. «La mia trasgressione è la normalità» (Gabriella Montali) [Ogg 2/6/2010].
• Tifa per la Roma: «È dalla prima elementare che vado allo stadio con le stesse persone. Prima accompagnati dai genitori, poi nella Sud. Ma a una certa età non si può più stare in piedi novanta minuti. Nei distinti sto bene» (a Giancarla Ghisi).
• Ha una tartaruga, Lilli, di 50 anni e un gatto di tre.
• Ha smesso di fumare.
• Ha doppiato uno dei personaggi del cartone Disney Big Hero 6.
• Aveva una barca, Roxana, donata a Medici senza frontiere.