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 2017  dicembre 14 Giovedì calendario

• Messina 18 maggio 1937. Poetessa. Dal 1968 vive a Roma. Ha tradotto poesie di Saffo, testi di Euripide e Plauto per il teatro. Ha pubblicato Sciarra amara, la sua prima raccolta di poesie, nel 1977 (Guanda). Ultime raccolte: La stortura (2002), La tagliola del disamore (2005), Tutte le poesie 1977-2006 (2007), tutte edite da Garzanti; nel 2009 Satura di cartuscelle (Perrone) e Frammenti di un oratorio per il centenario del terremoto di Messina (Viennepierre), nel 2012 Turbativa d’incanto con cui vince il premio Napoli. Nel 2008 è stata insignita del premio alla carriera dalla giuria del premio nazionale di poesia Bartolo Cattafi.
• «La poesia della Insana (...) è sgradevole; e non c’è niente di più sgradevole dello sgradevole in poesia. La Insana non ha parole inutili, né confuse, né disordinate. Ma ostili ai sovrani, sì. Su questo non c’è dubbio. È ostile anche se non dice niente. È ostile anche se parla d’amore. Anzi, lo è soprattutto in questo caso» (Franco Cordelli).
• Nella sua poesia c’è un continuo gioco di parole: «Non il gioco fatuo, vacuo. No, è che le parole tra loro si combinano oppure esplodono. Comunque la poesia deve partire come un gioco perché è l’unica forma espressiva libera. Libera anche dal mercato. I poeti mediocri ci sono sempre stati e ci saranno: sono i conformisti, che non vogliono rischiare nulla, ripetono il già detto. Di Petrarca c’è né uno e di petrarchischi ce n’erano migliaia» [a Roberta de Vito, Radio Coop Settantasei 19/2/2014].
• «Molte cose bisogna disimparare per imparare a non tradire» [ibidem].