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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

Giorgio Chinaglia

(Massa Carrara) 24 gennaio 1947 – Naples (Stati Uniti) 1 aprile 2012. Calciatore. Inizi in Galles con lo Swansea e poi in C con Massese e Internapoli, dal 1969/1970 alla Lazio, capocannoniere del campionato di B 1971/1972 (coi biancocelesti, secondi, promossi in A), vinse lo scudetto del 1974, anno in cui fu anche capocannoniere del campionato. Nello stesso anno partecipò ai Mondiali disputati in Germania, in cui l’Italia fu eliminata al 1° turno. Dal 1976 negli Stati Uniti con i New York Cosmos, al fianco di miti come Pelé e Franz Beckenbauer vinse nel 1977, 1978, 1980 e 1982 il campionato Nasl, fu cinque volte capocannoniere (1976, 1978, 1980, 1981, 1982) e contribuì a dare al calcio statunitense una popolarità che non aveva mai raggiunto prima e non avrebbe più raggiunto in seguito. In totale: 175 presenze e 77 gol in serie A, 9 presenze e 11 gol nelle coppe europee, 14 presenze e 4 gol in nazionale.

Biografia di Giorgio Chinaglia

(Massa Carrara) 24 gennaio 1947 – Naples (Stati Uniti) 1 aprile 2012. Calciatore. Inizi in Galles con lo Swansea e poi in C con Massese e Internapoli, dal 1969/1970 alla Lazio, capocannoniere del campionato di B 1971/1972 (coi biancocelesti, secondi, promossi in A), vinse lo scudetto del 1974, anno in cui fu anche capocannoniere del campionato. Nello stesso anno partecipò ai Mondiali disputati in Germania, in cui l’Italia fu eliminata al 1° turno. Dal 1976 negli Stati Uniti con i New York Cosmos, al fianco di miti come Pelé e Franz Beckenbauer vinse nel 1977, 1978, 1980 e 1982 il campionato Nasl, fu cinque volte capocannoniere (1976, 1978, 1980, 1981, 1982) e contribuì a dare al calcio statunitense una popolarità che non aveva mai raggiunto prima e non avrebbe più raggiunto in seguito. In totale: 175 presenze e 77 gol in serie A, 9 presenze e 11 gol nelle coppe europee, 14 presenze e 4 gol in nazionale.

Dall’infanzia in Galles al passaggio alla Lazio

Figlio di Mario, emigrato in Galles per lavorare nelle fonderie di ferro, fino all’età di sei anni visse a Pontecimato con la nonna Clelia, poi raggiunse genitori e sorella. Qualche esperienza col rugby, scelto il calcio debuttò non ancora sedicenne con lo Swansea nella Football League Cup (l’equivalente della nostra B). Ottenuto grazie al padre un contratto con la Massese, firmò per 250 mila lire al mese (più 35mila a punto). Concluso il campionato di C 1966/1967 con 32 presenze e 5 gol, passò all’Internapoli, con cui in due campionati collezionò 66 presenze e 24 reti. Nell’estate del 1969 passò alla Lazio e il 21 settembre fece l’esordio in serie A (sconfitta 1-0 a casa del Bologna). Sebbene privo di stile e mediocre nel gioco aereo (nonostante l’altezza) in A si confermò un «bisonte» dal «tiro potentissimo», «arduo da fermare» una volta partito alla carica (Sappino 2000).

Giorgio Chinaglia dalla gloria di Wembley a quella di Roma

Chiuso il primo campionato di A con 28 presenze e 12 gol, l’anno successivo (30/9) non riuscì ad evitare la retrocessione in B della Lazio. Detto “Long John”, ormai leader indiscusso, la riportò in A vincendo il titolo di capocannoniere (34/21) e dopo appena tre giorni (18-21 giugno 1972) esordì in nazionale, a Sofia contro la Bulgaria: subentrato all’inizio del secondo tempo a Pietro Anastasi, dopo appena 5’ minuti segnò l’1-1 con cui si concluse l’amichevole. La stagione successiva fu quella della consacrazione: il 14 novembre 1973, a Wembley, fu autore dell’assist che Fabio Capello trasformò nel gol dell’1-0 all’Inghilterra, prima vittoria azzurra in casa dei “maestri”. Il 9 dicembre trascinò i biancocelesti alla vittoria 2-1 nel derby con la Roma (celebre il dito medio mostrato alla curva giallorossa dopo l’1-1 di Franzoni), il 12 maggio 1974 trasformò contro il Foggia il rigore che valse lo scudetto.

Dal vaffa a Valcareggi al trasloco a New York

Chinaglia arrivò ai Mondiali disputati in Germania nel 1974 con grandi aspettative che svanirono già dopo la partita d’esordio contro l’Haiti (Monaco 15 giugno 1974): sostituito con Anastasi al 69’ sul 2-1 per gli azzurri, mandò a quel paese il ct Ferruccio Valcareggi. Saltata la sfida con l’Argentina (1-1 il 19 giugno a Stoccarda), tornò titolare con la Polonia (23 giugno 1974 a Stoccarda): sostituito alla fine del primo tempo con gli azzurri sotto 2-0, assistette dalla panchina all’eliminazione della nazionale (inutile il gol segnato da Capello all’85’). Dopo che nei due anni successivi era divenuto «oggetto di continue polemiche», ripretutamente «fischiato in ogni stadio» (Treccani 2000), decise di emigrare negli Stati Uniti.

Bisticci e trionfi di Giorgio Chinaglia al fianco di Pelé

A New York Chinaglia divenne una superstar in un periodo in cui il calcio (soccer) sembrava sul punto di raggiungere la popolarità di baseball e football. Oltre ai gol, restano nella storia i suoi rimbrotti al mitico Pelé («Stai sulla fascia, non venire sempre in mezzo all’area!»), al quale però concesse: «Ho imparato più da lui che dagli allenatori».Dal punto di vista umano, andò meglio con Franz Beckenbauer: «La cordialità del nostro rapporto è stata una delle chiavi dei nostri successi». Finita la carriera sul campo, nel 1983 comprò la Lazio, nel 1984 i Cosmos: le due avventure finirono disastrosamente nell’85 (biancocelesti lasciati dopo la retrocessione in B, campionato Usa chiuso per fallimento).

Un presente da latitante

Negli ultimi anni si è parlato di Chinaglia soprattutto per i problemi con la giustizia: «In Italia era rientrato sostenendo di parlare a nome di un fantomatico gruppo farmaceutico ungherese, interessato a sbarcare nel calcio e in particolar modo alle sorti della Lazio, dall’estate del 2004 di proprietà di Lotito. Conferenze stampa, dibattiti, dichiarazioni pubbliche e l’appoggio dei capi ultras della curva laziale in contrasto con Lotito dopo che il presidente gli aveva tolto ogni tipo di finanziamento» (Guglielmo Buccheri, Sta. 20/12/2008). Secondo l’accusa, «se la scalata fosse riuscita, la Lazio sarebbe finita nelle mani della camorra. Il clan dei Casalesi era pronto a investire 24 milioni di euro» (Lavinia Di Gianvito, CdS 23/7/2008). Residente negli Usa, colpito da un mandato di arresto per riciclaggio, nel 2006 divenne latitante. Morì pochi giorni dopo un intervento al cuore, in casa, mentre sembrava in via di guarigione.