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 2018  settembre 21 Venerdì calendario

• Messina 16 maggio 1966. Giurista. Dal 18 settembre 2013 è membro del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa. Già capo di gabinetto del Ministro della Pubblica Amministrazione (Berlusconi IV), Presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali del 2009. Expresidente della Fuci (1987-1990).
• I tre referendum elettorali proposti nel 2007 dal Comitato presieduto da Guzzetta propongono la cancellazione di alcune parti dell’attuale legge elettorale (vedi Roberto Calderoli) in modo che: a) il premio di maggioranza non sia attribuito alla coalizione vincente, ma alla singola lista più votata; b) lo stesso candidato non possa presentarsi in più di un collegio; c) sia precluso l’accesso in Parlamenti ai partiti che non ricevano almeno il 4%, su scala nazionale, alla Camera, e l’8%, su scala regionale, al Senato. I referendum, indetti dalla Corte Costituzionale per maggio 2008, sono stati rinviati al 2009 dopo la caduta del Prodi II (per legge non si possono tenere lo stesso anno referendum ed elezioni politiche); il 21 e il 22 giugno 2009, tuttavia, i referendum non hanno raggiunto il quorum necessario: «È una vicenda su cui misurare la democrazia di un paese» (marco Cremonesi) [Cds 22/6/2009].
• «Alla fine degli anni Ottanta Guzzetta è ancora all’università ma respira già la politica un po’ perché nipote di Nuccio Fava, ma soprattutto perché presidente della Federazione universitaria cattolica (Fuci), il vivaio della Dc già guidato, tanto per fare due nomi, da Andreotti e Moro. Ed è proprio dal congresso della Fuci del 1989 che Guzzetta lancia la proposta di un referendum per il maggioritario e per abolire le preferenze. Quelle idee Segni le legge sul giornale. Gli piacciono e tra le ire di Guido Bodrato (“così distruggete la Dc”) decide di ricevere il ragazzo nel suo studio di Largo del Nazareno. Solo lo spunto, certo, ma è quello il primo passo per la transizione maggioritaria» (Lorenzo Salvia).
• «La semplificazione politica è una conquista che va difesa, perché è una condizione per una maggiore stabilità di governo e chiarezza della competizione politica. Ma essa è appunto una condizione. Accanto alla semplificazione del quadro è necessario che i soggetti politici maggioritari siano spinti ad aprirsi al controllo democratico, le leadership siano effettivamente contendibili (cioè sfidabili dal basso e non scelte dall’alto), che i cittadini abbiano un ruolo decisivo nella scelta non solo dei partiti e delle maggioranze, ma anche delle persone (ciò che, com’è noto, non è avvenuto affatto alle recenti elezioni politiche). Altrimenti la semplificazione è insufficiente e di essa resta solo la punizione verso i partiti più piccoli senza l’offerta di concreti vantaggi ai cittadini».
• Il 20 febbraio 2010 creò un’associazione con una trentina di soci, Scelgo l’Italia, definita come «un soggetto politico d’ispirazione liberale» [Italiaoggi.it 17/6/2010].
• Nel giugno 2011 divenne capo di gabinetto del Ministro della Pubblica Amministrazione nel corso del governo Berlusconi IV, scelto da Renato Brunetta.
• Nell’agosto 2013 si è espresso a sfavore della decadenza di Berlusconi, ritenendola incostituzionale, tanto da poter portare a una condanna dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Virginia Piccolillo) [Cds 19/8/2013].
• Professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, ha scritto tra l’altro: Costituzione e regolamenti comunitari (Giuffrè, 1994),Questioni costituzionali del governo europeo (Cedam, 2004),Diritto pubblico italiano ed europeo (con Saverio Marini, Giappichelli, 2006). Due figli.