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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Arona (Novara) 2 aprile 1929. Mitico direttore di Raitre (1987-1994) e forte innovatore del linguaggio televisivo italiano (Blob, Cinico tv, Chi l’ha visto?, Milano Italia e relative star tv, tutte lanciate da lui: Chiambretti, Santoro, Lerner, Riotta, Ferrara, Augias, la Spaak, Lubrano, la Leosini, Fazio, la Raffai e poi la Sciarelli ecc.). Critico letterario. Tra i fondatori del Gruppo 63. «Il nome ci venne per suggerimento dal Gruppo 47, nato in Germania dopo la guerra (…). Eravamo diversi ma avevamo le stesse impazienze: non ci piaceva il neorealismo piatto e predicatorio, di origine ottocentesco-naturalista; non ci piaceva il crepuscolarismo in poesia, dolente di umili lacrime; non ci piaceva il paese in cui eravamo diventati adulti (…) E tutto questo non perché soffrissimo di qualche esclusione, essendo già tutti ben sistemati nell’università, nelle case editrici, nei giornali, alla Rai. Dunque niente rivendicazioni personali. Né obbedienze fideistiche: votavamo tutti per i partiti di sinistra (il Pci in testa), ma avevamo in orrore le loro idee sull’arte, cioè la pretesa che l’arte dovesse servire alla politica o, in forma più composta, che l’arte servisse a cambiare il mondo. Il romanzo che più deridevamo era Metello di Pratolini» [Alfabeta2 numero 33, nov-dic 2013].
In Rai dal 1955. Dal 1995 al 2001 presidente dell’Istituto Luce. Candidato sindaco a Pomezia nel 2002. Poi assessore alla Cultura di Bologna, giunta Cofferati (ha raccontato questa esperienza nel libro Carte bolognesi, pubblicato da Aragno nel 2010). Per anni critico letterario dell’Espresso, continua a scrivere recensioni su l’Unità e su Tuttolibri, l’inserto settimanale del sabato de la Stampa «Non è sufficiente un solo mestiere per dare senso alla propria vita».
• «Decisi di raccontare il paese con tutti i linguaggi, da quello giornalistico a quello satirico, da quello sociale a quello politico e nacquero trasmissioni di successo come: Quelli che... il calcio, Avanzi, Samarcanda, Linea Rovente, Telefono, Giallo, Mi manda Lubrano, Chi l’ha visto, Harem, Blob, Un giorno in Pretura, il Portalettere. Lo share della rete passa dal 2% al 12%».
• Mise le annunciatrici in video tra virgolette.
• «Guglielmi era un eterodosso, infatti l’Ulivo così liberal la prima cosa che fece quando prese il potere fu di ammazzarlo, televisivamente parlando, e metterlo in pensione» (Giuliano Ferrara).
• Nel 2004 la Bompiani gli dedicò il numero di Panta Blob Guglielmi (volume di testimonianze curato dallo stesso Guglielmi ed Elisabetta Sgarbi).
• Nel 2010, quasi a consuntivo dei suoi molteplici interessi, ha pubblicato Il romanzo e la realtà: cronaca degli ultimi sessant’anni di narrativa italiana e ripubblicato Senza rete. Il mito di Rai Tre 1987-1994 (scritto con Stefano Balassone). Entrambi i testi sono usciti per Bompiani.
• «La critica non serve più al pubblico: è finito il tempo in cui era sufficiente un articolo di Emilio Cecchi sul Corriere per determinare la fortuna di un libro. Oggi sono altri i parametri che contano e tutti hanno a che fare con la televisione, che non sa nulla del libro di cui parla e tutto della possibile seduttività dell’autore. Ma se non serve più al pubblico a chi serve? Non scandalizzatevi: serve all’ autore. Gli dà la coscienza della situazione in cui sta operando, confortandolo nel suo progetto ma anche indicandogli gli inganni in cui può cadere, gli smarrimenti cui è esposto. E poi chi ha detto che, non potendo leggere tutti i romanzi che escono (nell’ anno appena passato sembra siano stati oltre cento), il critico non sia in grado di ipotizzare un abbozzo di canone o almeno di tratteggiare una indicazione di direzione e di indirizzo? (…) Il canone a posteriori è mestiere del professore, non del critico. A lui (al critico) si chiede di dirci non quel che siamo stati, ma quel che stiamo tentando di essere, senza ovviamente la certezza del buon esito o della giustezza della strada inforcata. Così io (critico) suppongo di sapere dove il romanzo sta andando e so anche perché l’ autofiction (come la definisce Gabiele Pedullà) è oggi (e lo sarà per qualche tempo) la dimensione (o la pratica) vincente: è che c’è un grande bisogno di caricare di materialità le parole (che ci sfuggono da tutte le parti) e l’ unico modo per fermarle, se pure provvisoriamente, è agganciarle a qualcosa di incontestabilmente accaduto o che sta accadendo, quale è una vita umana e gli accidenti in cui si sviluppa o, meglio, può svilupparsi» (Angelo Guglielmi) [Cds 23/8/2010].
• «Non vi sono quasi mai nomi di scrittori interessanti, a proposito dei quali valga la pena leggere ciò che Guglielmi, o chiunque altro, ne pensa. Anzi, a questo livello di setaccio e riepilogo di una lunga, battagliera vicenda di critico, sorge spontaneo l’ ultimo dubbio, che a furia di indicare la retta via si siano dimenticati i prerequisiti, ovvero l’ elementare senso comune, ciò che (nello spazio estetico) chiamiamo gusto. A Guglielmi, ahimè, manca il gusto. È la ragione per cui, alla fine, come accade a tanti scrittori d’avanguardia, risulta attraente, o coinvolgente, l’uomo; l’ uomo più che lo scrittore» (Franco Cordelli) [Cds 11/7/2010].
• «La realtà non è un fatto ma un concetto. Negli anni Cinquanta gli scrittori come Pratolini raccontavano la realtà sociale e politica, negli anni Sessanta Arbasino e Sanguineti sollecitati dal grande Gadda, guardavano alla realtà come invenzione linguistica, negli anni Ottanta, con Tondelli per esempio, si annuncia il ritorno alla realtà dell´esperienza» (ad Antonio Gnoli) [Rep 5/5/2010].
• «Guglielmi è quello che ha scritto (…), che, se avesse letto prima e in tempo Debenedetti, non avrebbe mai osato esercitare il mestiere di critico. Espressione che non l’induce a qualche atto di pubbliche scuse, mentre precipita tutti noi in uno stato d’imbarazzo, se non di vergogna: non è stato proprio Guglielmi quello che, con una sicumera stupefacente, nel nome di un’ideologia perennemente identica a se stessa come quella neoavanguardistica, incrollabile nelle sue certezze e nei suoi miti letterari, ha brandito contro gli scrittori la sua matita rossa e blue per più di quarant’anni? Tutta quest’arroganza e non aveva nemmeno letto Debenedetti» [Massimo Onofri, Sensi vietati, Gaffi editore 2006, p. 80].
• L’ultimo grande romanzo letto «Se parliamo di grandi romanzi e non dei brodini con i quali di regola ci nutriamo direi Fratelli d´Italia. Con quell´opera Arbasino inventa una lingua stracciata, flessibile e che si conforma al disordine, al non senso che ha invaso i comportamenti e le ideologie. Timbra così la modernità» (a Gnoli cit.).
• Fratello di Giuseppe Guglielmi (1923-1995), poeta e traduttore di Céline. Sposato con Alberta Montanari. Due figli: Annalisa e Carlo.