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 2017  aprile 28 calendario

Tonino Guerra

Biografia di Tonino Guerra

• (Antonio) Sant’Arcangelo di Romagna (Cesena e Forlì) 16 marzo 1920 – 21 marzo 2012. Poeta. Da ultimo il poema Odiséa. Viaz de poeta sa Ulisse (2007) e i racconti di Arrivano le donne (2008), entrambi editi da Bracciali. Altre opere: I scarabòcc (Lega, 1946) scritti in campo di concentramento per «imbrogliare la dura vita», la raccolta di versi dialettali I bu (Rizzoli, 1972), Storie dell’Anno Mille (Bompiani, 1972) con Luigi Malerba, Il miele (Maggioli 1981). Ultimi, in ordine di tempo: Valle del Kamasutra (2010) e Polvere di sole (2012), entrambi da Bompiani.
• «L’Omero della civiltà contadina» (Elsa Morante), «il signore del cinema italiano. Lo sceneggiatore di cento e più film, il demiurgo di registi del calibro di Fellini, Antonioni, Petri, Angelopoulos, Tarkovskij e dei fratelli Taviani, ma è da sempre anche un narratore e un poeta squisito, un disegnatore raffinato, un originale ispiratore per artigiani talentosi e creativi. Nonché l’inventore di strepitosi luoghi dell’anima. Interprete ideale di quell’inno poetico alla romagnolità che è stato il felliniano Amarcord, vincitore dell’Oscar nel 1974» (Silvana Mazzocchi).
• A proposito di Amarcord, non è certo chi sia stato, fra lui e Fellini (1920-1993), a coniare il titolo del film. Lo stesso Guerra, in un’intervista, divise il merito con il regista: «Siamo stati due giorni io e Federico per capire che titolo poteva avere il film. Poi ci siamo ricordati che quando avevamo 17 anni entravamo in un bar. Arrivava sempre un signore ricco e ben vestito che chiedeva a voce alta un Amaro Cora. Così ci è venuto in mente Amarcord».
• «Mamma e papà erano quasi analfabeti. Facevano gli ortolani e tutte le mattine alle quattro partivano da Santarcangelo, prima a cavallo e poi su un vecchio camioncino, per vendere frutta e verdura. D’estate, mi portavano con loro, per farmi respirare l’aria salubre della valle. All’epoca la paura-madre di ogni famiglia era la tubercolosi e l’aria buona veniva considerata un’ottima cura preventiva».
• «Venni deportato in Germania. Dopo la guerra, quando sono tornato, mi resi conto che tutto era cambiato dalle sedie. Sì, proprio dalle sedie: la gente buttava via quelle di legno per quelle di ferro. Poco dopo arrivò la televisione e fu un disastro. Non ci si ritrovava più nella piazza del paese per scambiarsi occhiate e opinioni. La tv aveva chiuso le famiglie nelle case ed era tutto finito. Allora andai a Roma e ci sono rimasto trent’anni».
• Fu proprio durante il periodo di detenzione che cominciò a scrivere poesie dialettali «Il dialetto non va insegnato, va frequentato, va ascoltato. Il dialetto dei contadini era magico, tu gli chiedevi "Come sta sua madre oggi?" e uno magari rispondeva partendo dal fatto che era un periodo in cui nevicava spesso. Partivano da lontano, la risposta se la facevano fiorire in bocca. Oggi fermate chi volete e vi risponderà banalmente: “Mah, insomma, bene”. E poi c´erano i modi di dire, fantastici, una volta chiesi a mio fratello come stava un signore molto ammalato e mi rispose in dialetto: “Ce ne sono di più belli al cimitero”. Dobbiamo vergognarci di pensare che c´era un mare di gente che sapeva parlare a perfezione una lingua e non c´è più, perché anche i grattacieli di New York sono stati fatti in dialetto!» (a Carlo Petrini) [Rep 15/3/2011].
• «Ho cercato per tutta la vita di essere un poeta. Ho fatto altro ma è stato come travestirsi. Disegno fontane ma non sono un architetto, dipingo ma non raggiungerò mai le vette di Picasso» (a Malcom Pagani) [Unt 26/8/2009].
• «L´ultima lezione di sceneggiatura che ho tenuto a Mosca era sulla differenza tra guardare e vedere. Allora mi è venuto in mente un fatto che mi è successo. Faccio fermare la macchina su cui ero perché vedo una panchina, mi voglio avvicinare. Era una panchina di ferro diventata verde, piena di muschio. Ho cominciato a capire perché: la trattoria davanti era chiusa, nel giardinetto non andava più nessuno, la panchina soffriva di solitudine. E allora mi sono seduto e l´ho fatta lavorare. Ho voluto darle un po’ di valore: solo allora stavo vedendo, prima guardavo» (a Carlo Petrini cit.).
• Negli anni Ottanta ritorna in Romagna, dall’89 viveva e lavorava a Pennabili (Pesaro e Urbino), dove aveva creato, tra l’altro, il primo Orto dei frutti dimenticati.
• Si è opposto alla costruzione della centrale elettrica di Pennabili dando vita a un comitato. All’obiezione che la centrale non avrebbe avuto alcun impatto ambientale, ha risposto: «Non cancellate il mio torrente!».
• Volto a un tratto conosciuto per lo spot Unieuro (2004): era il signore con i baffi che esclamava «Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!».
• «Forse non è morto un gigante, ma di sicuro non è morto un nano. Ridurre Tonino Guerra alla dimensione di una macchietta pubblicitaria è un insulto alla poesia e alla Romagna. A parte che nei vecchi spot Unieuro, per i quali il poeta baffuto divenne noto al grande pubblico, non c’era nulla di cui vergognarsi: pubblicizzavano lavatrici, frigoriferi e cucine, non mine antiuomo. Sembra impossibile, ma l’Italia è ancora ingombra di platonici e di crociani che vorrebbero proibire alla letteratura di mescolarsi alla vita quotidiana, un atteggiamento polveroso che certo non contribuisce a restringere il fossato fra la poesia e i potenziali lettori. Coloro che ritengono intollerabile la prossimità fra un endecasillabo e un elettrodomestico dovrebbero andare a lezione non tanto dai futuristi quanto dal Cavalier Marino: “È del poeta il fin la meraviglia”. (…)Forse non era il più grande, Tonino Guerra, ma di sicuro era il più positivo: avercene» (Camillo Langone) [Lib 22/3/2012].
• «Un realismo sobrio, “crepuscolare e populista, tipicamente romagnolo”, l’ha definito Pier Vincenzo Mengaldo: è stato invece Gianfranco Contini, che tra i primi ha apprezzato la poesia di Guerra, a evidenziarne il colore intimista (evocando i conterranei Pascoli e Moretti) e insieme gli accenti più impegnati e la coscienza politica ben radicata nella regione “rossa”. In questa “materia esistenziale frantumata ed espressa per intermittenze” (sempre Mengaldo), compaiono vecchi, mendicanti (vècc e pori), mattoidi, bestie malate e distrutte dalla fatica, residui, relitti a margine del latifondo, delle proprietà dei ricchi. Un’umanità che può solo sognare un bagno di sangue come riscatto, e semmai dar sfogo a quel desiderio con il furore verbale» (Paolo Di Stefano) [Cds 22/3/2012].
• Sposato in seconde nozze nel 1977 con Eleonora Kreindlina (Lora).
• «Sono un comunista zen. Perché zen? Perché elimina le cattiverie ed è misterioso e poetico» (Tonino Guerra).
• «Una fonte meravigliosa a cui attingere, quella della sua memoria, della sua fantasia e della sua creatività» (Theo Angelopoulos).