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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Lodi 21 novembre 1966. Politico. Ex presidente della Provincia di Lodi (1995-2004) ed ex sindaco della stessa città (2005-2012), dal 9 dicembre 2013 è portavoce della segreteria nazionale del Pd. Eletto deputato nel 2013.
• Padre impiegato in una vetreria e madre cuoca delle scuole comunali, si formò all’oratorio San Lorenzo di Lodi. Diplomato in ragioneria, si laureò in Scienze politiche alla Cattolica di Milano: tesi sul filosofo Alessandro Passerin D’Entreves, relatore Lorenzo Ornaghi. «Enfant prodige della Dc lodigiana», eletto nel 1990 nel consiglio comunale di Lodi, fu assessore ai Servizi sociali. «Da assessore si fece subito notare per le sue qualità di mediatore, riuscendo a catalizzare intorno alla sua figura le diverse correnti del partitone – andreottiani, basisti, forzanovisti, dorotei – e guadagnandosi così l’incarico di capogruppo. Nel 1994, a soli 28 anni, fu scelto come segretario territoriale del Partito popolare italiano che poco tempo prima Mino Martinazzoli aveva fondato con la speranza di salvare quel rimaneva della Dc dopo la fine delle ideologie. E l’anno dopo, nel 1995, divenne il primo presidente della Provincia di Lodi, istituita proprio per volontà della ex Dc locale e in particolare di Valerio Manfrini, figura storica del cattolicesimo lodigiano, proprietario di una farmacia e politico influente. Mai del tutto “intruppato” in una corrente, racconta chi lo conosce da tempo, l’ex sindaco transitato poi alla Margherita e infine al Pd, “guardava con stima alla Dc andreottiana ed è sempre stato affascinato dalla figura di Ciriaco De Mita, di cui ammirava la capacità di ragionamento. A Lodi cominciò con il mai troppo compianto Marco Magrini, facendosi subito strada”, dice un suo ex collega di partito. “Aveva indubbiamente qualità politiche eccezionali”» (Gabriella Colarusso) [L43 28/1/2014].
• «Da cattolico osservante, per dire, quando a 28 anni fu eletto presidente della Provincia, il più giovane d’Italia, riuscì a ottenere anche i voti del Pds e di Rifondazione. “Non hanno votato Guerini perché è cattolico, ma hanno votato la mia proposta politica, laicamente impostata, seppur fedele agli ideali in cui credo”, rispose orgoglioso al giornalista di una testata locale che gli chiedeva se avesse beneficiato più della benevolenza degli elettori o della Provvidenza. “La Provvidenza mi ha dato l’occasione di essere chiamato a questo prestigioso incarico. Gli elettori mi hanno consentito di rispondere positivamente alla chiamata”. Nel 2005, dopo due mandati, Guerini fu eletto sindaco in quota Margherita. Ma appena insediato a palazzo Brolotti dovette affrontare la prova più dura. Nel giro di pochi mesi la Banca popolare di Lodi, che fino ad allora era stata il centro e il motore dello sviluppo del territorio – una sorta di Mps in salsa lombarda – fu travolta dallo scandalo Fiorani. Con Gianpiero, Lorenzo aveva una conoscenza di vecchia data. “A Lodi ci si conosce tutti e Gianpiero lo conoscevamo in tanti”, ricorda oggi un piddino della città, “faceva il cronista a Il Cittadino, con Manfrini, ex sindaco di Lodi e amico di Cantamessi che poi si portò Fiorani in Bpl”. (…) Gli arresti del dicembre 2005 furono un fulmine a ciel sereno per molti, anche per il neoletto sindaco, che solo pochi mesi prima del crac, a maggio, diceva: “Per merito suo (di Fiorani), il nome di questa città gira per il mondo. Siamo su un palcoscenico internazionale”. Del resto nei primi mesi di quell’anno anche la Bibbia della finanza britannica, il Financial Times, celebrava in prima pagina (aprile 2005) il miracolo della piccola banca lanciata alla conquista del mondo. Quando arrivarono le manette per Fiorani, Guerini parlò di un “pugno nello stomaco”. La banca cresciuta con la città intorno non c’era più. “Gestì la vicenda in maniera molto razionale, cercando innanzitutto di difendere l’occupazione che la banca aveva generato”, ricorda un esponente locale della Lega nord, avversaria di Guerini. E poi sostenendo la fusione con il Banco popolare di Verona e Novara, che diede vita al Banco popolare, “preoccupandosi però che Lodi non fosse sottorappresentata nell’operazione”. Passata la tempesta – quando lasciò Lodi per candidarsi in parlamento, nel 2012, Guerini era tra i sindaci con più alto gradimento in Italia – la sua carriera politica è continuata a vele spiegate. Prima nell’Anci, l’Associazione dei comuni italiani, poi nel cerchio magico dei consiglieri renziani durante le primarie contro Pier Luigi Bersani, e ora nella segreteria del fiorentino» [Colarusso, cit.].
• «Di professione assicuratore, consigliere comunale della Dc nel ’90, con un curriculum da amministratore analogo a quello di Renzi (prima di fare il sindaco, è stato il primo presidente della neonata provincia di Lodi), ha avuto modo di dimostrare già nel 2011 le doti di diplomazia e pazienza che risultano ora preziose al segretario (non a caso ogni tanto lo chiama scherzando “Arnaldo”, da Forlani): quando lavorò alla candidatura di Delrio come presidente dell’Associazione dei comuni italiani. (…) E di nuovo si è mostrato capace di trattative infinite quando, membro renziano della Commissione per il congresso, ha dovuto negoziare le regole per le primarie di dicembre (2013). Visto come era andata con quelle del 2012, tra polemiche e recriminazioni, era un ruolo delicatissimo: le ha portate a casa come voleva il sindaco di Firenze, ed ha pure stretto amicizia con un “avversario” interno come il bersaniano di ferro Nico Stumpo. Ricoprendo ruoli sempre più importanti nella gerarchia renziana con grande understatement, e una massiccia dose di autoironia: a un’amica che si complimentava, “sei il Gianni Letta di Renzi”, sdrammatizzava con una battuta “ma no, sono solo un testimone per caso, come quelli dei matrimoni lampo a Las Vegas…”» (f. sch.) [Sta 20/1/2014].
• Appassionato di musica e lettura, va spesso al cinema e si sposta in bicicletta.
• Non ha la patente.
• Sposato, tre figli.