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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Sant’Antonio di Treviso (Treviso) 28 ottobre 1923. Artista.
• «Laureato in medicina, a partire dal 1949 Guarienti si dedica esclusivamente alla pittura. Nel 1953 tiene la sua prima mostra personale, a Roma, presso la Galleria L’Obelisco. Partita da un’ispirazione metafisica, la sua ricerca pittorica si va successivamente incentrando sulla deformazione espressiva della figura umana, fino a pervenire, nel corso degli anni ’80, ad una nuova forma di “realismo visionario”, dove oggetti e figure sono erosi da un’atmosfera fatta di straordinari e inediti effetti di luce-colore» (Silvia Pegoraro).
• «Nel 1950 Giorgio de Chirico lo aveva invitato a partecipare all’“AntiBiennale”, cioè alla mostra che fu organizzata a Venezia in clamorosa polemica con la Biennale; nel 1954 Giovanni Comisso lo aveva condotto a Roma per render visita al pictor optimus, il quale gli aveva detto che dipingeva meglio degli altri, giungendo addirittura a chiedergli come facesse ad ottenere quei risultati. “Uso l’olio di lino crudo e lo metto a purificare col vecchio sistema dei frati del Perugino”, gli aveva risposto. De Chirico gli aveva chiesto in quale modo. “Metto l’olio in un imbuto separatore dopo averlo sbattuto con l’acqua, e lo espongo al sole per tre o quattro anni, togliendone l’acqua una volta al mese”, gli aveva risposto. Il maestro metafisico lo aveva incoraggiato a proseguire col metodo degli antichi maestri».
• Tecniche apprese anche grazie all’amicizia con Giovanni Urbani direttore dell’Istituto di restauro che gli permise di seguire le attività dell’Istituto e di avviare una lunga sperimentazione su tecniche e materiali alternativi. «Ha inventato una maniera di fare scultura per avere nuovi effetti pittorici. Come? Sostituendo alla cera la cartapesta. A sentire Guarienti, si tratta di un’operazione semplice: su una base di legno applica dei ferri, che fanno da scheletro all’amalgama di cartapesta (posta a macerare da un paio di mesi), colla e polvere di marmo con cui plasma le sue figure che paiono squamate come un pesce. Una volta che l’impasto è essiccato, l’artista interviene con la fiamma ossidrica, facendo una serie di operazioni impossibili diversamente» (Sebastiano Grasso).
• Amico di Ungaretti, Fellini, Sinisgalli, Balthus, quando quest’ultimo dirigeva l’Accademia di Francia a Villa Medici. «Avevamo le stesse idee su molte cose, anche sui Pittori, venivamo tutti e due dal Quattrocento, io da Carpaccio, lui da Piero della Francesca». Ha sposato Guja Anna Calvi di Bergolo (Torino 8 marzo 1930), figlia di Jolanda di Savoia (1901-1986), da cui ha avuto le figlie Maria Faldivia (1952-1971) e Delfinella Maria (Treviso 17 maggio 1954).
• Nel 2013, per i suoi 90 anni, al Palazzo Ducale di Venezia, un’antologica di dipinti e sculture (1956-2013). Fra i dipinti, La Crocifissione, 2011, di circa due metri per tre. «Viene in mente quanto, a suo tempo, scrisse Giorgio Soavi. “Ne avessi l’autorità, gli farei dipingere una chiesa. E sarebbe un pittore da via Crucis. Racconterebbe che, quando Gesù cadde la prima volta, era per via del fondo stradale dissestato. E quando cadde per la seconda volta fu colpa di chi, venendo di corsa da una stradina laterale, non aveva rispettato la precedenza. Quando, infine, Maddalena gli diede il foulard perché si asciugasse il sudore, glielo restituì subito con la propria immagine impressa perché, qualche anno più tardi, alcuni tecnici si decidessero a inventare la Polaroid”» (Sebastiano Grasso, Cds, 14/6/2013).