Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Bou Akour (Tunisia) 12 maggio 1948. Ex terrorista. Uno dei tre Br che uccisero il sindacalista Guido Rossa (Genova 24 gennaio 1979), gli altri membri del commando erano Riccardo Dura (ucciso il 28 marzo 1980 in un conflitto a fuoco con la polizia), autore materiale del delitto, e Lorenzo Carpi. Arrestato nel dicembre 1980, condannato all’ergastolo, ottenne la condizionale nel 2011.
• Ha raccontato a Sabina Rossa, figlia della vittima: «Mi hanno avvisato quando stava arrivando tuo padre, che dev’essersi accorto di qualcosa. Probabilmente era sul chi va là ed è corso verso la sua auto. È salito ed era pronto a partire. Io l’ho raggiunto e ho sparato. I vetri del finestrino sono andati in frantumi. Ho infilato il braccio dentro la macchina e ho sparato ancora, a distanza ravvicinata, 15-20 centimetri circa. Ma lui ha avuto una reazione che non mi aspettavo, si è voltato verso di me e ha raccolto le gambe al petto, cominciando a scalciare. Io avevo la Beretta 81, calibro 7.65 con il silenziatore, ero sicuro di averlo preso perché l’ho sentito lamentarsi. Mi stavo ritirando quando è sopraggiunto Dura, che ha sparato ancora». Guagliardo non comunicò ai giudici il suo incontro con Sabina Rossa e gli fu quindi negata la liberazione (concessa invece agli altri ex brigatisti dopo che presero contatto con i parenti delle vittime). Nell’ottobre 2008 Sabina si rivolse al presidente del tribunale di sorveglianza per chiedere che fosse concessa a Guagliardo la libertà condizionale: «Io ho incontrato Guagliardo nella cooperativa dove lavora in semilibertà, credo nel suo ravvedimento e lo voglio testimoniare». Al terzo tentativo, i giudici gli concessero la libertà condizionale; il magistrato: l’ex-terrorista «ha aderito all’opzione di pieno recupero sociale, con piena e matura adesione ai modelli comportamentali di riferimento».
• Sposato con Nadia Ponti (Torino 26 ottobre 1949), anche lei ex terrorista, anche lei condannata all’ergastolo, anche lei liberata dopo 31 anni.