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 2017  dicembre 11 Lunedì calendario

• Genova 13 maggio 1970. Avvocato. Vicepresidente del Movimento 5 stelle. Nipote di Beppe (vedi). «Ha collaborato spesso con lui: ha fornito consulenze su alcuni quesiti referendari e ha rappresentato Beppe come legale in alcune occasioni» (Alessandro Trocino) [Cds 13/3/2013].
• «Alto, elegante, capelli castani con gel e taglio modaiolo, l’avvocato Enrico, dei Grillo ha ereditato, racconta chi lo conosce bene, la verve e la simpatia istintiva. Così come i modi gentili e cordiali. (…) Vive a Genova, si è fatto le ossa a lungo in uno degli studi legali più prestigiosi della città, quello di Giovanni e Enrico Scopesi, penalisti di fama. Una volta imparate a fondo le regole del mestiere, ha aperto uno studio per conto suo, associando altri colleghi, in pieno centro, in via Ceccardi» (Wanda Valli) [Rep 14/3/2013].
• «L’avvocato Enrico Grillo, nipote di Beppe, è quanto di più diverso si possa immaginare dall’ex comico, a cominciare dall’aspetto, ma sono ormai dieci anni che lo rappresenta nei tribunali di mezza Italia. È figlio di Andrea, fratello maggiore di Beppe e titolare dell’azienda di famiglia che produceva cannelli per saldatura e oggi è specializzata nella riparazione di macchine da ufficio. “Me lo portò il papà, che si era laureato da poco, e così lo presi a bottega”. Giovanni Scopesi, decano dei penalisti genovesi, gli insegnò il mestiere. “Una buona persona. Molto elegante e molto simpatico. Certo, mai avrei immaginato di trovarlo impegnato in politica, alla guida del primo partito…”. L’ironia venata di affetto si spiega con il profilo basso tenuto dall’altro Grillo di M5S, avvocato di bella presenza e di grande riserbo. La prima dote, unita alla disponibilità, lo ha portato spesso a rappresentare legali famosi che non potevano essere presenti in aula. “Mi faceva fare bella figura” ricorda Scopesi. Nel gennaio del 2002 gli toccò una mattina da tregenda per interposta persona. Fu Enrico a fare le veci di Carlo Taormina, impossibilitato ad essere in aula, nella sentenza di appello contro Stefano Diamante, in quegli anni diventato celebre in quanto accusato di avere ucciso la madre per non farle scoprire una laurea mai conseguita. Assolto in primo grado, Diamante scelse Taormina per il proseguimento del processo. Fu condannato a trent’anni. Enrico Grillo si mise in proprio l’anno dopo, aprendo uno studio nel centro di Genova, dove tiene in bella vista anche una collezione di armi antiche, una delle sue passioni che non sembrano collimare con quelle dello zio, come le grisaglie e i gessati che indossa. Ama le auto veloci, gira su un Suv, ha l’aria di uno che si gode la vita. “Sempre disponibile e gentile. In un ambiente pettegolo come il nostro – dice un suo collega di Genova – non ha nemici e non troverai nessuno che ne parli male”. Non è un principe del foro, quello no. A spulciare le cronache locali non ci si imbatte spesso nel suo nome, sorte condivisa con il segretario di M5S, Enrico Maria Nadasi, commercialista di Beppe Grillo e genero del notaio Federico Solimena, che invece ebbe una certa notorietà ai tempi della vicenda della contessa Francesca Vacca Agusta. La difesa di un poliziotto accusato di spacciare droga, la moglie cameriera, poco altro, molto penale “bianco”, che fa meno notizia. E da qualche anno, cliente piuttosto monopolizzante. Lo zio. L’avvocato Enrico ha cominciato ben presto a seguire Beppe Grillo nelle sue scorribande. Nel 2005 è lui a costruire la cornice legale della campagna di Parlamento pulito, nel 2007 si occupa della stesura dei quesiti referendaria che verranno lanciati al V day. E intanto gira l’Italia, da Modena alla Val di Susa a querelare e denunciare, a difendere da denunce e querele. Diventa, nei fatti, il legale di M5S e dei suoi militanti. Non il classico attivista, non una toga di lusso, ma una persona di fiducia. (…)» (Marco Imarisio) [Cds 14/3/2013].