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Massimo Gramellini
In home
• Torino 2 ottobre 1960. Giornalista. Vicedirettore e editorialista della Stampa (cura tra l’altro la rubrica “Buongiorno”). «Primo giornale? Il Corriere dello Sport. Il mio primo caposervizio, Enzo D’Orsi. Appena mi vide disse: “Non ti pagheremo niente, non hai nessuna possibilità di essere assunto e comunque sappi che fare il giornalista è un lavoro di merda. Accetti?”».
• «Ero bravissimo in italiano. E solo in italiano. La maestra si chiamava Olga, come le donne della steppa. Era ipercomunista. Ci spiegava che gli americani erano cattivi perché uccidevano in Vietnam. Ma mio padre era filo-americano e mi diceva il contrario. Sono cresciuto in un clima bipartisan».
• «A 18 anni il mio mito non era Che Guevara, ma Montanelli. Avevo in casa un suo vecchio libro, Lettere a Longanesi, raccolta di tutti gli articoli scritti negli anni Cinquanta. Io leggevo uno di questi articoli, poi chiudevo il libro e provavo a riscriverlo. Con esiti disastrosi».
• Dopo il Corriere dello Sport, Il Giorno: «Il capo dello sport era Franco Grigoletti, un ex cestista alto due metri, stalinista pazzesco, personaggio meraviglioso. Fu lui che mi offrì il primo contratto regolare. Mi sono divertito tantissimo. Ho fatto esperienza e ho perso quasi tutti i capelli. Mi facevano fare il turno di notte anche per sette giorni di seguito. Poi andai alla Stampa. Nella redazione romana. All’inizio ancora sport, poi attualità, politica, televisione. Era l’epoca del mielismo. Io ero l’esperto del dice-dice. Il trucco era crearsi un giro di dichiaratori fissi».
• Scrive ogni giorno sulla Stampa un breve corsivo intitolato “Buongiorno”: «Da anni mi ritrovo nella condizione del ragionier Fantozzi, la cui consorte era a tal punto invaghita del panettiere Abatantuono da riempire ogni armadio e ripostiglio di casa con pani d’ogni tipo. A casa nostra l’equivalente delle baguettes fantozziane sono i ritagli dei “Buongiorno” di Massimo Gramellini: foglietti accumulati e appiccicati un po’ dappertutto, conservati nei portafogli, ospitati nei libri a segnare una pagina importante. Ogni tanto a sera se ne danno pubbliche letture. Gli exploit più memorabili vengono commentati come le punizioni di Del Piero (chiedo scusa all’autore, noto talebano torinista) o i sorpassi di Valentino Rossi all’ultima curva» (Ernesto Ferrero).
• È ospite fisso nella trasmissione televisiva Che tempo che fa di Rai Tre, condotta da Fabio Fazio.
• Tra i libri: Ci salveranno gli ingenui (Longanesi), raccolta dei suoi “Buongiorno”, Cuori allo Specchio (Longanesi, 2008) sull’esperienza dell’omonima rubrica di posta del cuore che Gramellini cura dal 1998 prima sul settimanale Specchio e adesso, ogni domenica, sulla stessa Stampa: «È stato come affrontare una lunga seduta di psicoterapia insieme ai miei nuovi amici di carta».
• Nel 2010 esce il suo primo romanzo, L’ultima riga delle favole, oltre 250 mila copie vendute. Nel 2012 Fai bei sogni: racconto autobiografico di un uomo che, dopo una vita spesa a combattere contro il dolore della precoce perdita della madre, riesce infine a fare pace con sé stesso e col destino, affrontando una verità nascosta da troppo tempo. Con oltre un milione di copie è risultato il libro più venduto dell’anno.
• All’età di nove anni perde tragicamente la madre Giuseppina che, malata di cancro, si suicida buttandosi dalla finestra di casa. Verrà a conoscenza dei dettagli dell’episodio solo nel 2010.
• È stato sposato con Maria Laura Rodotà.
• Grande tifoso del Toro, nel 2006 è uscito il suo Granata da legare (Priuli&Verlucca).
Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2016 (in preparazione)
scheda aggiornata al 10 marzo 2014
da Federico Mancini

Giovedì 19 gennaio 2017
DAI GIORNALI DI OGGI


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