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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

Gene Gnocchi

Biografia di Gene Gnocchi

• (Eugenio Ghiozzi) Fidenza (Parma) 1 marzo 1955. Attore. Comico. Scrittore. Cantante ecc. «Sono un teorico di questa filosofia: “Piuttosto che fare una cosa bene, meglio farne tante male”».
• La famiglia aveva un allevamento di tacchini americani. «Mio padre era una persona stranissima. Era stato sindacalista e funzionario comunista, ma votò contro la linea togliattiana nel 1960. Poi, a un certo punto, in mezzo a tante difficoltà economiche, si è messo a vendere vino, con sei figli non era certo facile tirare avanti la famiglia. Appeso alla parete c’era un calendario pieno di cifre, mio padre vi segnava le bottiglie che riusciva a vendere, i guadagni e le molte uscite, ma in mezzo a tutti quei segni aveva trovato lo spazio per segnare i nostri compleanni».
• Pur avendo sei figli, il babbo s’era comprato una Duetto bianca: «Per portarci in villeggiatura partiva dal più piccolo e poi faceva su e giù per prendere gli altri. Il primo arrivava al mare in agosto, io il giorno dei morti, a novembre» [Pan 7/10/2011].
• Laureato in Legge, esercitò a Fidenza la professione di avvocato. Nell’88 debutto come cabarettista allo Zelig di Milano (dove è tornato in alcune puntate televisive della stagione 2010). In televisione dall’89 con Emilio su Italiauno. Poi, tra l’altro, Striscia la notizia (con Tullio Solenghi), Dillo a Wally, Mai dire gol, Quelli che il calcio (lo lascia nel 2007: «Mi sentivo arrivato alla fine della corsa e dopo tanti anni mi sembrava giusto fare dell’altro»). Nel 2004 è a Sanremo con Simona Ventura. Da ultimo Artù (il giovedì in seconda serata su Raidue). Nel settembre 2010 torna a lavorare in Rai con L’almanacco del Gene Gnocco (Rai 3). Dalla stagione successiva presenza fissa a La Domenica Sportiva.
Scrive tutti i giorni sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport (Rompipallone) e il sabato su SportWeek, l’inserto settimanale del quotidiano sportivo.Ha raccolto una summa degli scritti per il settimanale ne Il Gene dello sport (Bompiani 2013).
• «Di tutti i comici televisivi, Gene Gnocchi è il più intellettuale e surreale, quello che ha la capacità più spiccata di sovvertire il senso o di indicare l’insensatezza del mondo. Non è un satirico, non fa imitazioni, non naviga nella rete fitta di citazioni reciproche di cui si nutre la televisione contemporanea. Non descrive tipi sociali più o meno buffi, non gioca con le parole. Racconta un mondo che all’inizio appare dimesso, quotidiano, privo di ogni interesse, vagamente autobiografico, e progressivamente ne approfondisce le miserie e le sciocchezze trasformando la piccola stupidità di ogni giorno in un monumento all’assurdo, in un abbagliante poema dell’incongruenza» (Ugo Volli).
• «Dà il suo meglio allorché riesce a mischiare il sacro e il profano, il crudo e il cotto, l’alto e il basso, come nella sua rubrica “culturale” sull’inserto domenicale del Sole 24 Ore: mentre per i palati fini risulta cheap la partecipazione a Quelli che il calcio. Gnocchi è un personaggio articolato: colto, informato, curioso di calcio e rock’n’roll, attento alla fenomenologia culturale, capace di fare satira su libri e premi letterari, insomma, non è solo l’autore immortale del “cul de Sac”, come in franco-padano si chiama il vicolo cieco tattico in cui ci ha cacciati nel 1994 la fortuna di Arrigo. Quando è al meglio, dietro quel volto serissimo, Gene incenerisce velleità politiche e demenze letterarie, trombonismi culturali e loffiaggini pubbliche» (Edmondo Berselli).
• «A me la televisione piace, la faccio volentieri, mi trovo bene, non ho la puzza sotto il naso. L’ideale è non restare fermo, non fare sempre le stesse cose, cercare stimoli nuovi. Certo è sempre più difficile, perché negli ultimi anni è cambiato il modo di far televisione, soprattutto con questa irruzione del personaggio della strada che diventa una star».
• «Scrivo libri, perché ho sempre scritto, perché scrivo continuamente, racconti, poesie, piccoli testi. Ogni tanto faccio vedere quello che scrivo a qualcuno e, se piace, si trasforma in un libro» (ad Ernesto Assante).
• È anche poeta: passione nata da un’amicizia, quella con il poeta Luciano Erba (1922-2010) «Non a caso sono sempre rimasto molto legato alla cosiddetta ‘linea lombarda’, della quale anche Erba faceva parte, poi col tempo ho ampliato le mie letture» (a Valerio Gagliardelli) [Rdc 23/9/2011].
«Leggendo la sua prima raccolta di poesie, Sistemazione provvisoria del buio (Einaudi 2001), ci si renderà facilmente conto della distanza che esiste non solo tra lui e tanti “autori di volumi” sfornati dal mondo dello spettacolo, ma anche tra Gnocchi e Gnocchi (quello da guardare e quello da leggere)» (Paolo Di Stefano).
• «La scrittura comica è molto, molto più difficile dell’altra perché i registri sono vari. Oggi si parla tanto di scrittori pulp, di cattivi, ma Campanile era centomila volte più cattivo di loro, però con una leggerezza e una grazia di tocco che questi scrittori pulp non sanno nemmeno cosa sia. Soltanto ridere ti mette davanti ai grandi interrogativi della vita» (a Raffaella Silipo).
• Un passato di calciatore. Giocava nell’Alessandria: «Era il 1972, avevo diciassette anni e mi avevano comprato dal Piacenza. A dire la verità avevo già passato le visite mediche al Milan e pensavo che sarei andato là, invece il Piacenza mi dirottò all’Alessandria che stava in C con l’ambizione di salire di nuovo in B. Io ero un trequartista, giocavo dietro alle punte, il mio numero nella squadra Primavera dove giocavo era il 10, qualche volta l’8. Erano i numeri che nell’Alessandria aveva avuto Rivera, soprattutto il 10. Io ero bravino ma il confronto finiva lì. Giocai un anno, mai in prima squadra dove c’erano Pozzani, Salvadori, Manueli. Avevano comprato Mammì, quello che segnò il famoso gol alla Juve sul campo allagato di Catanzaro. L’allenatore era Pippo Marchioro e sopra tutti c’era quel gran personaggio del presidente Sacco. Io studiavo: seconda liceo classico al Plana, era durissima riuscirci allenandomi tutti i giorni, infatti fu l’unica volta che conclusi l’anno con una materia a settembre, matematica. Insomma tra scuola e calcio faticai ad andare bene e a fine stagione mi mandarono al Guastalla, in quarta serie».
• Lanciato un appello per avere «cinque minuti di gloria», nel 2007 fu tesserato dal Parma, che però non ha mai trovato la tranquillità necessaria a permettergli l’agognato debutto in serie A. Continua a giocare, con classe, nella Nazionale attori.
• «Sono un trequartista che col passare del tempo ha dovuto arretrare il suo raggio d’azione. A 30 anni sono diventato regista, a 40 libero davanti alla difesa, a 50 libero dietro la difesa. Ora sto nella piazzola del salto in alto, dietro alla porta, con la pettorina dei fotografi».
• Libri: Una lieve imprecisione (Garzanti, 1991), Stati di Famiglia (Einaudi, 1993), Sistemazione provvisoria nel buio (Einaudi, 2001), L’invenzione del balcone (Bompiani, 2011). Come attore si è visto anche al cinema, in Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica (Lina Wertmüller, 1996) e Cuori al verde (Giuseppe Piccioni, 1996). È ancora attivo con i suoi spettacoli teatrali, gli ultimi sono The legend is back - Part 2 e Ragionamenti sulla poesia ma anche no.
• Fratello del dj radiofonico e inviato di Striscia la notizia Charlie Gnocchi. Sposato con Gianna (stanno insieme dalla IV ginnasio), consulente dell’Adiconsum, tre figli.
• È di sinistra, tendenza Bersani «Ho fatto serate per la sua campagna elettorale», ammette. Ma le sue simpatie politiche non hanno mai condizionato il lavoro di comico. Non ha mai gridato alla censura quando la Rai non gli ha confermato il programma, non è mai stato un artista schierato, tanto che Michele Serra, su Repubblica, scrive che Gnocchi «tra gli agitatori antiberlusconiani figura come Teresa di Calcutta tra le ballerine del Crazy Horse». «Mi fa piacere essere considerato dalla sinistra un cane sciolto, un “non organico”», replica lo showman di Fidenza (Alessandra Menzani) [Lib 4/11/2010].

• «Il paradosso, la gag, l’intenzione dissacratoria sono inseriti dentro situazioni continuamente mutevoli, che slittano sempre vertiginosamente una nell’altra, creando salti da ottovolante e concatenazioni impreviste, e restituendo il senso del nonsenso del mondo: un mondo allo sfascio, un bestiario psicotico di disperazione e solitudini narrato dai margini, da luoghi e pensieri al limite. (…) È questo il punto. Ciò che conta davvero è che il tutto si sedimenta in un paesaggio umano alla deriva che solo un uso filosofico dell’ironia sa restituire nelle sue tinte più surreali. Ai tanti che si chiedono come sia possibile narrare l’assurdo della realtà truce e irreale di questi tempi, Gnocchi dà, con questo suo libro, una risposta molto convincente. Molto più convincente dell’iperrealismo finto dei nuovi thriller all’italiana» (Paolo Di Stefano, a proposito de L’invenzione del balcone) [Cds 26/10/2011].
• Dichiara di non avere modelli letterari «Però mi piace rileggere Achille Campanile, Ennio Flaiano e i corsivi di Fortebraccio, quelli che faceva per l’Unità. Ci sono nato e sono cresciuto con quei corsivi, mio padre comprava solo l’Unità...» (a Andrea Scianchi) [Gds 23/4/2013].
La sua band preferita sono gli Hodoo Gurus, un gruppo australiano degli anni Ottanta.
A proposito dei talent show ha dichiarato «No. Non mi piacciono, non mi incuriosiscono. Sono prodotti che servono più al carrozzone televisivo che non a promuovere talenti. Chi esce da lì può avere anche una buona voce, ma sa quanti cantanti di piano bar con ottime voci conosco? Il talento è un’altra cosa, è fatto anche di studio, di composizione. I talent sono un veicolo mediatico che va bene per l’idea di successo in voga oggi, un successo non duraturo» (a Vania Rivalta) [www.ravenna24ore.it 26/9/2013].
• Il suo incubo più ricorrente: «Maria De Filippi e Costanzo che fanno l’amore».