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 2017  dicembre 15 Venerdì calendario

• Biella 5 luglio 1982. Calciatore. Attaccante. Del Genoa. Con la Nazionale ha vinto i Mondiali del 2006 (gol contro gli Stati Uniti, assist a Del Piero nella semifinale contro la Germania), l’europeo under 21 (2004), il bronzo alle Olimpiadi di Atene (2004). Ha preso parte alla disfatta sudafricana dei Mondiali 2010, non è stato convocato per gli Europei 2012. Esordio in maglia azzurra il 4 settembre 2004 (Italia-Norvegia 2-1), ha collezionato 57 presenze con 19 gol.
• Inizi nel Piacenza (esordio in A il 6 gennaio 2000, Piacenza-Milan 0-1), poi col Verona, affermatosi nel Parma, col Milan ha vinto nel 2007 Champions League, Mondiale per club e Supercoppa Europea. Nel 2008 è passato alla Fiorentina, poi al Genoa, al Bologna e di nuovo al Genoa. In serie A è il terzo bomber più prolifico tra quelli in attività, dietro Totti e Di Natale.
• Nacque la mattina del 5 luglio 1982. Papà Gianfranco: «Al pomeriggio si giocava Italia-Brasile. Mia suocera non riusciva a capire come potessi essere teso per il parto, ma anche per la partita».
• «A 13 anni mi prese il Piacenza. Fu un trauma. Sono figlio unico, i miei genitori venivano a trovarmi molto spesso nell’appartamento che dividevo con altri ragazzi ma se non fossi stato innamorato del calcio sarei scappato via. Avevo provato anche per il Toro e per la Juve. Quei provini non si capisce mai come funzionano: dissero che non ero adatto, forse non ero fisicamente all’altezza degli altri. In casa mia si è bianconeri da sempre, dormivo con la maglia della Juve. Ricordo che mio padre, Gianfranco, mi portò per la prima volta al Delle Alpi per vedere la finale di coppa Uefa contro il Borussia Dortmund: c’erano Baggio e Vialli, Vialli mi piaceva tanto perché era un attaccante di potenza, fortissimo. Di me dicono che assomiglio a Pippo Inzaghi ma non so se è vero».
• «Ho sempre pensato che per giudicare un attaccante siano sufficienti i gol. Io sono stato messo in discussione anche quando ci riuscivo. Ma, quando smetterò di giocare, la gente consulterà gli almanacchi e dirà “ah, però, quel Gilardino”».
• «Sa fare gol da artista (che festeggia mimando un violino), da acrobata (tanti, spettacolari, in rovesciata), da panzer e da scippatore» (Emilio Marrese).
• Sposato con Alice Bregoli, tre figlie, Ginevra, Gemma e Giulia.
• «Cross da sinistra, colpo di testa nell’angolo a destra, gol. Alberto Gilardino festeggia la rete con la nazionale contro la Bulgaria e alza le braccia. Da sotto la manica sinistra si intravede un tatuaggio, arancione scuro. Un cuore trafitto? Un altro classico del tatoo? Niente affatto, qualcosa di molto più sconvolgente, almeno per chi non abbia un figlio tra uno e sei anni: il ritratto di Peppa Pig. Per Gilardino è un omaggio alle tre figlie» (Fabrizio Patti) [Ink 8/9/2013].
• «Stare in casa con quattro donne è la gioia della mia vita: sono pazzo di mia moglie, anche dopo tanti anni di matrimonio; Alice è così semplice che mi sciolgo ancora ogni volta che la guardo. Quando partiamo con passeggini e valigie, mi sento vivo. Quando carichiamo la Jeep, mi sento bene».