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 2017  dicembre 13 Mercoledì calendario

Mario Ghella

Chieri (Torino) 23 giugno 1929. Ciclista. Pistard. Specializzato nella velocità fin dall’età di 15 anni («Per raggiungere l’istituto tecnico industriale dove studiavo dovevo oltrepassare una collinetta, così ho imparato a concentrare forza e intelligenza in un tempo molto breve. Ho sviluppato lo “scatto” riuscendo a passare da zero a 60 km/h in 12-13 secondi»), vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra del 1948: «Piantato sull’uscio della casetta in via Giovanni Demaria, dove ha il suo laboratorio di calzolaio, il padre del nuovo campione olimpionico di ciclismo non si fa pregare per raccontare: “Quando Mario partì da Fiorenzuola, dove si era svolta la preparazione degli azzurri, un ladro antisportivo gli rubò la bicicletta. Fu un dramma. Noi non siamo ricchi e per la macchina di Mario avevamo fatto qualche sacrificio. Doveva essere una bicicletta specialissima, montata su misura da una casa torinese proprio per lui. Pensi che qualche pezzo era stato fatto arrivare appositamente dall’Inghilterra. Dopo il furto si parlò anche di un tiro mancino di un concorrente per impedire a mio figlio di partecipare alle Olimpiadi. (...) Ad ogni modo il fatto che Mario fosse rimasto senza la sua magnifica bicicletta mi addolorò non poco: ‘Questa volta non vince certo’ mi dissi e cercai di tenere il particolare nascosto a mia moglie (...) Il signor Ghelfi, che gli ha sempre fornito la macchina da tre anni or sono quando Mario esordiente divenne in una settimana campione italiano allievi, preparò per mio figlio una nuova Frejus, che anche senza pezzi inglesi, come si è visto, è andata benissimo...”». [Paolo Bertoldi, Sta. 10/8/1948]. Invitato dal collega Julio Cesar León, che a Londra aveva battuto nei quarti di finale per poi usarne le gomme nella finale vinta contro il baronetto Reginald Harris, nel 1958 andò a vivere a Caracas, in Venezuela, dove fondò una fabbrica di biciclette e un’impresa di decorazione di interni [vedi barbarameoevoli.wordpress.com].

Biografia di Mario Ghella

Chieri (Torino) 23 giugno 1929. Ciclista. Pistard. Specializzato nella velocità fin dall’età di 15 anni («Per raggiungere l’istituto tecnico industriale dove studiavo dovevo oltrepassare una collinetta, così ho imparato a concentrare forza e intelligenza in un tempo molto breve. Ho sviluppato lo “scatto” riuscendo a passare da zero a 60 km/h in 12-13 secondi»), vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra del 1948: «Piantato sull’uscio della casetta in via Giovanni Demaria, dove ha il suo laboratorio di calzolaio, il padre del nuovo campione olimpionico di ciclismo non si fa pregare per raccontare: “Quando Mario partì da Fiorenzuola, dove si era svolta la preparazione degli azzurri, un ladro antisportivo gli rubò la bicicletta. Fu un dramma. Noi non siamo ricchi e per la macchina di Mario avevamo fatto qualche sacrificio. Doveva essere una bicicletta specialissima, montata su misura da una casa torinese proprio per lui. Pensi che qualche pezzo era stato fatto arrivare appositamente dall’Inghilterra. Dopo il furto si parlò anche di un tiro mancino di un concorrente per impedire a mio figlio di partecipare alle Olimpiadi. (...) Ad ogni modo il fatto che Mario fosse rimasto senza la sua magnifica bicicletta mi addolorò non poco: ‘Questa volta non vince certo’ mi dissi e cercai di tenere il particolare nascosto a mia moglie (...) Il signor Ghelfi, che gli ha sempre fornito la macchina da tre anni or sono quando Mario esordiente divenne in una settimana campione italiano allievi, preparò per mio figlio una nuova Frejus, che anche senza pezzi inglesi, come si è visto, è andata benissimo...”». [Paolo Bertoldi, Sta. 10/8/1948]. Invitato dal collega Julio Cesar León, che a Londra aveva battuto nei quarti di finale per poi usarne le gomme nella finale vinta contro il baronetto Reginald Harris, nel 1958 andò a vivere a Caracas, in Venezuela, dove fondò una fabbrica di biciclette e un’impresa di decorazione di interni [vedi barbarameoevoli.wordpress.com].