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 2017  febbraio 24 calendario

• Padova 22 dicembre 1959. Avvocato. Penalista, è uno dei legali di Silvio Berlusconi. Nel 2001 e 2008 eletto alla Camera (Forza Italia, Pdl), nel 2006 e 2013 al Senato. Coordinatore regionale di Fi in Veneto. Dal 24 marzo 2014 membro del comitato di presidenza di Forza Italia. «Ringhioso» (Statera).
• «Ogni suo intervento sembra una metafora del vano scorrere del tempo. Lo fa senza apparente partecipazione. Si dice che con la stessa facilità abbia superato tutti gli esami di Giurisprudenza a Padova e, figlio d’arte, sia il socio e il cocco del penalista Piero Longo. Inchiodato alla sedia, lettore di atti che ad altri procurano la noia mortale, ha velocemente relegato nell’ombra la stella di altri avvocati berlusconiani» (Piero Colaprico).
• «Il presidente Silvio Berlusconi arriva nella vita di Niccolò sotto forma del processo “toghe sporche”. Era il 1998 il premier non aveva mai sentito parlare di questo giovane veneto dall’aria mite. Non se ne separerà mai più. Alla Camera Niccolò approderà con lui, nel 2001» (Alessandra Arachi).
• «La storia di Ghedini e Berlusconi è diventata oggetto di leggenda. Nei corridoi dei tribunali si racconta che quando l’ex premier si rivolse a Piero Longo per ottenere la sua difesa, il celebre avvocato declinò l’invito: “Sono molto onorato presidente, ma non ho abbastanza tempo”. Fu allora che i due ritennero di “coltivare il giovane Ghedini”. Il padre di Niccolò, Giuseppe, era un noto penalista del padovano: esponente di una famiglia dell’alta borghesia terriera veneta, conservatore e ricco al punto da fare la professione “per dare da mangiare ai cavalli”. Morì quando Niccolò aveva solo 13 anni. La primogenita Nicoletta e la sorella Ippolita – Nico e Ippi le chiamano gli amici – imboccarono la carriera del padre, scegliendo però il diritto civile. Ereditarono lo studio e aprirono le porte al collega penalista Longo. Niccolò dal canto suo non sembrava destinato a grandi imprese: unico fratello a finire all’istituto Barbarigo, la scuola privata destinata ai figli della Padova bene, si laureò in Giurisprudenza a Ferrara, considerata nella vulgata il rifugio di chi non vuole sottoporsi alla dura scuola padovana. E invece la determinazione, il carattere e una passione politica precoce hanno fatto di lui la migliore spalla dell’avvocato Longo. Adolescente nella Padova degli anni 70 divisa tra rossi e neri, tra fronti opposti valicabili solo dalla nascente mala del Brenta, il giovane Ghedini militò nel Fronte della gioventù e finì testimone nel processo alla strage alla stazione di Bologna per aver frequentato dirigenti nazionali dei neofascisti di Ordine nuovo. Chi lo conosce bene lo definisce “un anticomunista per corredo genetico” (…) Abbandonata l’attrazione fascista, Ghedini divenne un convinto esponente del Partito liberale: “Uno dei quattro rimasti”, scherza chi lo frequentava allora. Il futuro legale del Cavaliere si presentava con vesti eccentriche: un impermeabile bianco e guanti neri, a fianco del futuro manager di Publitalia e poi governatore del Veneto, Giancarlo Galan. Ma mentre l’ex ministro dei Beni culturali è noto per amare la bella vita, di Ghedini sembra si possa dire “tutto tranne che godereccio”. Secondo gli estimatori, il giovane avvocato che lavora con Longo è “un cultore della disciplina, dotato di istinto e uso a penetranti boutade”. Talvolta oltre il limite. Come quando definì il Cav “utilizzatore finale” delle donne che affollavano Arcore, nonostante avrebbe potuto disporne in “grandi quantitativi” anche “gratis”. Chi conosce lo studio Ghedini e Longo dice che alla fine l’incontro con Berlusconi ha portato ai legali più danni che vantaggi. E anche l’entrata in parlamento dei due avvocati è avvenuta per puro “spirito di servizio”. (..) Presente in media solo due volte su 10 in parlamento, Ghedini è stato – secondo molti – il cervello della legge ad personam: “La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”, disse nel 2009 nella memorabile discussione in aula sul Lodo Alfano. Nel 2011, poi, solo per portare da Milano a Padova i documenti del processo Ruby dovettero affittare un camion. Letteralmente. Ma nelle faccende personali del Cav sono finiti coinvolti primari e comprimari. Da una parte lo studio Longo-Ghedini (una squadra di 12 professionisti tra penalisti e civilisti), dall’altra la corte di Berlusconi. Nel 2011 alcuni documenti del processo Ruby furono inviati all’intero gruppo del Pdl. Mentre le due sorelle Ghedini gestirono il divorzio da 1,4 milioni di euro tra Silvio e Veronica. (…) Più recentemente, Paola Rubini, penalista, da 20 anni braccio operativo dello studio padovano, ha difeso Francesca Pascale dalle accuse di Michelle Bonev sulle sue abitudini sessuali. La politica, insomma, ha invaso le stanze e i faldoni di via Altinate. (…)» (Giovanna Faggionato) [L43 1/12/2013].
• Una volta raccontò di essere caduto da un’impalcatura, in prima media, mentre cercava di sputare in testa agli orchestrali di passaggio nella strada (Gigi Riva).
• Tratta lui, per conto di Silvio, con Veronica.
• Uomo chiave nell’emendamento al decreto sicurezza che rinviava di un anno i processi per i reati minori (quelli cioè con pene inferiori ai dieci anni). Quell’emendamento fu all’origine dello scontro tra Berlusconi e il Csm nel giugno-luglio 2008: la sua entrata in vigore, infatti, permetteva la sospensione del processo Mills in cui il presidente del Consiglio rischiava una condanna a sei anni.
• Celebri le sue litigate con Marco Travaglio ad Annozero: «Praticamente un format. Travaglio cita una sentenza per dire che Berlusconi è un criminale. Lui parte in una difesa appassionata scartabellando faldoni. Travaglio insiste. Lui si incaponisce. I toni si alzano. Santoro osserva felice. Le voci si sovrappongono. Finché lui, esasperato, urla “mavalà”» (Claudio Sabelli Fioretti) [Sta 2/8/2010].
• «Allure fassinesca, mento che sembra un cactus e una somiglianza con Christopher Lee, insuperato interprete del vampiro Dracula (...) È lui il falco dei falchi, l’uomo con il cerino in mano che ha dato fuoco al falò delle ostilità tra Palazzo Chigi e la magistratura» (Danise Pardo).
• «Il sarto di fiducia di Silvio Berlusconi, cliente in doppiopetto. Lui cuce. Tra leggi, disegni di legge, decreti e semplici bozze, ha ricamato una ventina di provvedimenti. Otto hanno visto la luce, e sono leggi dello Stato. La sua virtù è non stancarsi mai. Notte e giorno, a Natale e Ferragosto. C’è sempre» (Antonello Caporale).
• Indicato da molti come il vero ministro della Giustizia del Berlusconi IV: «Prendono un abbaglio. Il ministro della Giustizia c’è già, si chiama Angelino Alfano e sta facendo un ottimo lavoro».
• Sposato con Monica Merotto, un figlio, Giuseppe.