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 2017  dicembre 12 Martedì calendario

• Montecchio Emilia (Reggio Emilia) 30 ottobre 1954. Pittore. Docente di Pittura all’Accademia di Belle arti di Carrara e all’Università-Accademia di Jinan, in Cina. Esponente del Gruppo degli anacronisti (che si richiamano a una cultura umanistica tipicamente italiana, riformulando e contaminando iconografie e soggetti classici), sostenuto da Maurizio Calvesi e dal movimento Magico primario (sorto in seguito all’omonima mostra del 1982 e successivamente teorizzato dal critico Flavio Caroli), corrente di post modern, che propone la sostituzione del concetto di avanguardia con l’idea di un revival delle più varie esperienze figurative del ventesimo secolo.
• Esposizioni in tutto il mondo, opere di dimensioni titaniche e di fattura certosina, «è l’ultimo nostro grande disegnatore» (Roberto Gervaso).
• «Cresciuto fianco a fianco con il nascere della Transavanguardia e dei Nuovi Selvaggi, Omar Galliani ha scelto la via diametralmente opposta. Non l’Espressionismo e la disinvoltura stilistica sono stati i suoi riferimenti concettuali, bensì l’eredità alta di un Simbolismo che risale sino alle estenuazioni gotiche, e un valore attribuito alla tecnica e al primato del disegno che ne hanno fatto uno strenuo difensore della disciplina più distillata. Disegna, letteralmente, con la grafite, su vaste tavole, ragionando con sottigliezza sull’idea storica del ritratto e sull’anatomia, sulla posa e sul valore evocativo delle immagini. Gli interventi del colore - un colore dalle forti implicazioni a sua volta simboliche, dall’oro al rosso - sono minimi, ridotti ad accenti e controcanti luminosi rispetto al nero vellutato prevalente, al clima di apparizione straniata delle immagini» (Flaminio Gualdoni).
• «Pittore lezioso e finto quant’altri mai» (Francesca Bonazzoli).
• «Che cosa piace dell’opera di Omar Galliani? L’eleganza da cartoleria fiorentina, il disegno un po’ maledetto, kitsch ma tecnicamente accurato, e sempre di un estetismo da Pioggia nel pineto, da decadente dannunziano con guanti e bombetta. Il cocktail vecchiotto è ammodernato da vari aggiornamenti: primo fra tutti l’inquadratura. Un taglio ben fatto, un volto di cui si vedono solo occhi e parte del naso, o tutta una faccia romanticissimamente incorniciata da lunghi capelli o imbronciata come solo le modelle sanno fare nelle riviste di moda» (Ermanno Krumm).
• Nel 2006, ufficialmente «anno dell’Italia in Cina», oltre ai grandi classici venne esportata la sua mostra Disegno Italiano, con «graffi di mezzanotte», macchie, ventagli, libri del the, «neri d’avorio», «nuove anatomie», «nuovi santi».
• Nel 2007 una sua opera esposta al Museo Querini Stampalia di Venezia per un evento collaterale alla Biennale fu rimossa perché troppo licenziosa (il pene di Giovanni Battista fra le mani di Salomè) (Panorama).
• Nel 2012 sentendo «l’urgenza di ringraziare Roma» lo ha fatto con un’opera, Omar Roma Amor, «che lui stesso definisce esagerata: una tavola di pioppo di oltre tre metri per quattro, sulla quale ha disegnato una giovane donna vista di spalle che dall’ alto del Pincio ammira e quasi si perde in una notte romana piena di luci e bagliori, con un Colosseo spaccato a metà; un cielo frantumato che lascia cadere stelle, ossari e fiori; un pastorale a forma di spada che trafigge un cuore; un teschio; una lupa con Romolo e Remo tatuati con matita sanguigna sul collo della ragazza [...]» (Colonnelli, Cds).
• Nel 2013 a Pechino, al Cafa Art Museum, ha esposto un ciclo di disegni a inchiostro, realizzati su enormi fogli di carta di riso.
(a cura di Lauretta Colonnelli).